✕

Beirut, bombe sulla trattativa: Netanyahu non si ferma

(reuters)

Ascolta l'audio

Mentre in America continuano gli incontri per un cessate il fuoco di una settimana, Israele annuncia nuovi raid nel sud
2 minuti di lettura

GERUSALEMME – Il videomessaggio postato su X dal premier israeliano Benjamin Netanyahu poco dopo le nove di sera, mentre era ancora rinchiuso col suo gabinetto a discutere dell’eventualità di un cessate il fuoco con Beirut, ha deluso chi si aspettava parole più caute. «Ho dato istruzioni all’esercito di continuare a rafforzare la zona cuscinetto in Libano» ha invece detto. «Le nostre forze continueranno a colpire Hezbollah. Siamo sul punto di conquistarne la roccaforte di Bint Jbeil».

Ennesima parafrasi di quello che sembra essere il mantra israeliano di queste ore: negoziare col Libano come se Hezbollah non esistesse. Proseguire la guerra contro Hezbollah come se non ci fossero negoziati di pace. «Disarmarli resta il nostro principale obiettivo», dice infatti nel messaggio. Aggiungendo di essere pronto a riprendere i bombardamenti sull’Iran: «I nostri alleati americani ci tengono costantemente informati e i nostri obiettivi sono comuni e allineati».

Non esattamente l’annuncio di…

GERUSALEMME – Il videomessaggio postato su X dal premier israeliano Benjamin Netanyahu poco dopo le nove di sera, mentre era ancora rinchiuso col suo gabinetto a discutere dell’eventualità di un cessate il fuoco con Beirut, ha deluso chi si aspettava parole più caute. «Ho dato istruzioni all’esercito di continuare a rafforzare la zona cuscinetto in Libano» ha invece detto. «Le nostre forze continueranno a colpire Hezbollah. Siamo sul punto di conquistarne la roccaforte di Bint Jbeil».

Ennesima parafrasi di quello che sembra essere il mantra israeliano di queste ore: negoziare col Libano come se Hezbollah non esistesse. Proseguire la guerra contro Hezbollah come se non ci fossero negoziati di pace. «Disarmarli resta il nostro principale obiettivo», dice infatti nel messaggio. Aggiungendo di essere pronto a riprendere i bombardamenti sull’Iran: «I nostri alleati americani ci tengono costantemente informati e i nostri obiettivi sono comuni e allineati».

Non esattamente l’annuncio di cessate il fuoco temporaneo, come gesto positivo a sostegno dei negoziati con il Libano, iniziati martedì a Washington, che molti si aspettavano fin dal pomeriggio. Dopo che la notizia di una possibile tregua era stata anticipata dalla tv libanese Al Mayadeen, megafono di Hezbollah, riportando fonti iraniane. La dichiarazione di un funzionario secondo cui ci sarebbe stato entro poche ore uno stop di una settimana — ovvero fino al prossimo 22 aprile — per adeguare il conflitto israelo-libanese alla deadline che si sono dati Stati Uniti e Iran per trovare la “loro” soluzione. Secondo quella fonte, un accordo ottenuto per esplicita richiesta di Teheran, come condizione per riprendere le trattative con gli americani.

Di fatto un’imposizione statunitense allo Stato ebraico, che chiaramente il governo israeliano non vedeva di buon occhio. Tant’è che la fonte iraniana aveva aggiunto che il premier Netanyahu «potrebbe tentare di sabotare la tregua». Aggiungendo che l’Iran aveva detto a brutto muso che avrebbe considerato la Casa Bianca responsabile del contenimento degli israeliani. Una ricostruzione confermata pure dal parlamentare libanese Ibrahim Moussaoui, sempre del partito di Hezbollah, al giornale libanese L’Orient du Jour: «Gli iraniani hanno posto come condizione che gli Stati Uniti includano il Libano nel cessate il fuoco. Si sono rivolti a diverse parti regionali e internazionali per assicurarsi di raggiungerla». Ma Netanyahu non sembra voler cedere, tanto più a un passo dalla conquista di Bint Jbeil, la strategica cittadina nel sud del Libano, poco distante dal confine israeliano, che per lo Stato ebraico ha anche una forte valenza psicologica. Perché dopo il ritiro dell’Idf del 2000, dopo 18 anni di occupazione, l’allora leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, pronunciò proprio da lì un celebre discorso della vittoria, dove descrisse Israele come «più debole di una ragnatela».

Non stupisce dunque che ieri gli attacchi dell’Idf, che in 45 giorni hanno provocato già 2167 morti, sono proseguiti. Col capo di Stato Maggiore Eyal Zamir, a dichiarare di aver ordinato che «l’intera area del Libano meridionale fino al fiume Litani diventi zona off-limits per gli affiliati di Hezbollah». Facendo sapere di aver approvato — con l’ammiraglio Brad Cooper, capo del Comando centrale Usa che era in Israele martedì — nuovi piani operativi: per il fronte del Libano, appunto, e per quello iraniano. La tregua, dunque, sembra per ora svanita. Sempre che Donald Trump non alzi nuovamente il telefono nelle prossime ore.

Leggi i commenti