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Volenterosi, incontro tra i leader per la missione navale nello Stretto di Hormuz. Ma senza gli Usa

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L’appuntamento venerdì a Parigi con Macron e Starmer e circa 40 premier: “Spedizione a guerra finita”
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LONDRA – Ieri la ministra delle Finanze britannica Rachel Reeves ha definito la guerra di Trump e Netanyahu in Iran una «follia», ma pure alla follia ci deve essere un limite. Dunque, come per l’Ucraina, i Volenterosi si stanno coordinando per cooperare anche sullo Stretto di Hormuz e sbloccarlo prima che i danni diventino catastrofici. Ma, come per Kiev, solo quando le ostilità saranno definitivamente concluse. Per Downing Street, il cessate il fuoco in auge è «estremamente fragile», ergo non ci sono le condizioni di un intervento.

In ogni caso, tocca essere pronti. Perciò ieri i leader di Gran Bretagna e Francia, Keir Starmer e Emmanuel Macron oramai alla guida della Difesa e della sicurezza europea, hanno annunciato il terzo summit dei Volenterosi, per la prima volta alla presenza di leader, per riaprire il traffico marittimo di Hormuz. Stavolta si terrà venerdì a Parigi, dove andrà Starmer, mentre gli altri leader si collegheranno quasi tutti in videoconferenza. Invitati i so…

LONDRA – Ieri la ministra delle Finanze britannica Rachel Reeves ha definito la guerra di Trump e Netanyahu in Iran una «follia», ma pure alla follia ci deve essere un limite. Dunque, come per l’Ucraina, i Volenterosi si stanno coordinando per cooperare anche sullo Stretto di Hormuz e sbloccarlo prima che i danni diventino catastrofici. Ma, come per Kiev, solo quando le ostilità saranno definitivamente concluse. Per Downing Street, il cessate il fuoco in auge è «estremamente fragile», ergo non ci sono le condizioni di un intervento.

In ogni caso, tocca essere pronti. Perciò ieri i leader di Gran Bretagna e Francia, Keir Starmer e Emmanuel Macron oramai alla guida della Difesa e della sicurezza europea, hanno annunciato il terzo summit dei Volenterosi, per la prima volta alla presenza di leader, per riaprire il traffico marittimo di Hormuz. Stavolta si terrà venerdì a Parigi, dove andrà Starmer, mentre gli altri leader si collegheranno quasi tutti in videoconferenza. Invitati i soliti 40 Paesi, inclusi Italia, le principali nazioni Ue, Canada e Giappone.

Saranno tre i nodi cruciali del summit: un fronte diplomatico compatto non solo da contrapporre a Trump («questa guerra non ci appartiene») ma anche per «pesare» successivamente a livello negoziale.

Secondo: una azione logistica condivisa per liberare le tante navi ancora bloccate a Hormuz. Terzo: pianificare un sostegno militare per preservare i flussi nello stretto, quando sarà. Londra per ora può inviare solo dragamine e magari una nave, l’Italia idem. L’ideale, per tutti, sarebbe un bollino Onu, molto improbabile con Cina e Russia.

Assenti, ancora una volta, gli Stati Uniti. Per due motivi: Trump vuole che i Volenterosi siano immediatamente disponibili all’azione, cosa esclusa da Londra e Parigi che non vogliono mettere a rischio i propri militari. Secondo: un allineamento con gli Usa in questo momento è considerato tossico, anche in vista di potenziali trattative con Teheran. Dunque, come fanno capire Downing Street e l’Eliseo, per ora meglio «un piano coordinato, internazionale» e soprattutto «indipendente» (dagli Usa) e «puramente difensivo». Anche se Trump è sempre benvenuto a unirsi in un secondo momento - come già visto per l’Ucraina. Ma stavolta l’alleanza transatlantica è molto più lacerata.

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