Sulle città e sulla prima linea, i russi hanno ripreso gli attacchi sul fronte ucraino. Non è ancora “l’offensiva di primavera” temuta dal quartier generale di Kiev, ma siamo davanti a un pesante aumento della pressione di Mosca. I bombardamenti sono in crescita: cominciano nel cuore della notte e proseguono fino alla tarda mattinata. Nelle prime ore di giovedì il Cremlino ne ha scagliato uno terribile: diciassette civili - tra cui una bambina - sono stati uccisi nel sonno e altri cento feriti nella capitale, a Dnipro e ad Odessa, dove i morti sono stati nove. Il volume di fuoco è micidiale: in poche ore sono arrivati 19 missili balistici, 25 cruise e 659 droni Geran degli ultimi modelli. Il numero di velivoli teleguidati derivati dagli Shahed iraniani è spaventoso: a marzo ne sono stati scagliati oltre seimila, tutti con cariche di esplosivo potenziate e prestazioni migliorate, inclusi sistemi di guida autonoma dotati di intelligenza artificiale.
Sos Patriot
I danni maggiori son…
Sulle città e sulla prima linea, i russi hanno ripreso gli attacchi sul fronte ucraino. Non è ancora “l’offensiva di primavera” temuta dal quartier generale di Kiev, ma siamo davanti a un pesante aumento della pressione di Mosca. I bombardamenti sono in crescita: cominciano nel cuore della notte e proseguono fino alla tarda mattinata. Nelle prime ore di giovedì il Cremlino ne ha scagliato uno terribile: diciassette civili - tra cui una bambina - sono stati uccisi nel sonno e altri cento feriti nella capitale, a Dnipro e ad Odessa, dove i morti sono stati nove. Il volume di fuoco è micidiale: in poche ore sono arrivati 19 missili balistici, 25 cruise e 659 droni Geran degli ultimi modelli. Il numero di velivoli teleguidati derivati dagli Shahed iraniani è spaventoso: a marzo ne sono stati scagliati oltre seimila, tutti con cariche di esplosivo potenziate e prestazioni migliorate, inclusi sistemi di guida autonoma dotati di intelligenza artificiale.
Sos Patriot
I danni maggiori sono stati causati però dai missili balistici, che possono essere fermati solo dalle batterie Patriot Pac3 di produzione americana: almeno dodici hanno raggiunto gli obiettivi. Le consegne di intercettori dagli Usa - pagati da un consorzio di Paesi europei - avvengono con il contagocce. “Abbiamo una carenza di Patriot che non potrebbe essere più grave”, ha dichiarato ieri il presidente Zelensky sottolineando come il conflitto del Golfo stia ulteriormente riducendo la possibilità di ricevere rifornimenti bellici.
Attualmente non ci sono alternative, perché la produzione non riesce neppure a sostituire i missili usati dalle forze Usa nella guerra con l’Iran: solo dal prossimo anno i numeri dovrebbero crescere significativamente, grazie anche alla nuova fabbrica in costruzione in Germania. Il comando russo conosce questo limite e cerca di sfruttarlo per colpire centrali elettriche e fabbriche con gli ordigni più potenti. Nei giorni scorsi ha preso di mira la diga di un impianto idroelettrico nella regione di Kharkiv: la paratia non è crollata ma resta il pericolo di un disastro perché il bacino è al massimo per il disgelo primaverile.
Ricominciano gli attacchi
I contrattacchi ucraini messi a segno a febbraio hanno rallentato la ripresa delle avanzate russe, cominciate solo a fine marzo: la crisi per l’interruzione del servizio sui terminali satellitari Starlink sta venendo superata, con l’introduzione di apparati cinesi o nazionali. Gli attacchi sono lenti e sanguinosi, con un livello di caduti molto alto. I protagonisti dei combattimenti continuano a essere i quadricotteri killer, onnipresenti sul campo di battaglia, anche se entrambi gli eserciti stanno muovendo pure veicoli corazzati, quasi sempre usati alla spicciolata.
C’è un elemento nuovo: i russi finora erano sempre avanzati contemporaneamente sull’intera linea, adesso concentrano la pressione su poche direttrici. Una caratteristica che fa temere un possibile massiccio affondo nelle prossime settimane, se le unità riceveranno rinforzi per ricostituire i ranghi. I raid di droni e missili ucraini contro le retrovie e le basi logistiche di Mosca sono stati intensificati proprio per ostacolare l’afflusso di uomini e mezzi.
I punti di crisi
Negli ultimi giorni il collettivo di analisti Deep State ha segnalato successi delle brigate del Cremlino nella sacca di Pokrovsk, la città-fantasma sotto assedio dal giugno 2025: ormai le avanguardie russe sono penetrate per molti chilometri alle spalle del centro abitato. Un’altra manovra incentrata sulla località di Rivne complica l’opera dei difensori e rende difficile inviare rifornimenti ai nuclei ucraini asserragliati nelle macerie. Intensi gli scontri anche Hulyapole, Lyman, Kostyantynivka, Slovyansk. La situazione in quest’ultima zona sembra la più problematica perché gli invasori si sono impadroniti delle alture che permettono di controllare ogni movimento.
La spinta dai confini
L’impressione è che queste azioni siano solo le premesse di un attacco di grande portata: l’obiettivo è sempre quello di conquistare l’intero Donetsk, la terra che Putin pretende a ogni costo. La resistenza ucraina però continua a essere dinamica e ostinata. Forse è anche per questo che i generali di Mosca hanno ripreso ad andare avanti dal confine in tutta la regione di Sumy e in alcuni punti di quella di Kharkiv: sembra un modo per minacciare le due metropoli ed esercitare una pressione sul governo di Kiev.