DOHA – Buonasera signore, qui parla il capitano della Marina Sepah. Lo Stretto è bloccato ed è proibito passare. Non avete il permesso di usare lo Stretto e vi ordino di tornare al vostro punto di partenza immediatamente. Ha ricevuto il mio messaggio?». Eccola, la voce che ferma il mondo. La registra dalla radio di bordo il capitano di una nave respinta a Hormuz, la rilancia Al Jazeera. Ottimo inglese, toni cortesi anche se ultimativi, e soprattutto lo stesso messaggio che si ripete per tutte le navi in transito.
Così Teheran, nemmeno un giorno dopo l’annuncio della riapertura dello Stretto – era il primo pomeriggio di venerdì – fa macchina indietro tutta e costringe alla stessa manovra, non in senso metaforico, decine di imbarcazioni. Da stamattina, infatti, annuncia che riprende il controllo diretto del traffico, giustificando la scelta con le «violazioni della fiducia» da parte americana. Leggasi la decisione Usa di mantenere il suo blocco navale fuori dallo Stretto ai danni d…
DOHA – Buonasera signore, qui parla il capitano della Marina Sepah. Lo Stretto è bloccato ed è proibito passare. Non avete il permesso di usare lo Stretto e vi ordino di tornare al vostro punto di partenza immediatamente. Ha ricevuto il mio messaggio?». Eccola, la voce che ferma il mondo. La registra dalla radio di bordo il capitano di una nave respinta a Hormuz, la rilancia Al Jazeera. Ottimo inglese, toni cortesi anche se ultimativi, e soprattutto lo stesso messaggio che si ripete per tutte le navi in transito.
Così Teheran, nemmeno un giorno dopo l’annuncio della riapertura dello Stretto – era il primo pomeriggio di venerdì – fa macchina indietro tutta e costringe alla stessa manovra, non in senso metaforico, decine di imbarcazioni. Da stamattina, infatti, annuncia che riprende il controllo diretto del traffico, giustificando la scelta con le «violazioni della fiducia» da parte americana. Leggasi la decisione Usa di mantenere il suo blocco navale fuori dallo Stretto ai danni dei vascelli iraniani. Il risultato è un imbuto che si stringe e si allarga a intermittenza, ma che di fatto resta chiuso per la gran parte del traffico commerciale.
Alle parole della Marina iraniana seguono i fatti. Due motoscafi veloci dei Pasdaran si avvicinano alla Sanmar Herald, petroliera battente bandiera indiana, senza stabilire contatto radio; poi sparano e i proiettili sfondano i vetri della plancia di comando. Nessun ferito, ma il messaggio è chiaro. Un mercantile con bandiera maltese riceve invece via radio un avviso esplicito: «Stiamo conducendo un’operazione. Apriremo il fuoco e vi distruggeremo». Una portacontainer sempre con bandiera indiana che passa a 25 miglia dall’Oman viene colpita da un proiettile non identificato: danni al carico, nessun incendio, molta paura.
Chi riesce a passare dal nuovo blocco iraniano ce la fa per una questione di minuti e di miglia, magari perché è partito a notte fonda dai porti del Golfo contando su quella finestra di opportunità che poi si è subito chiusa. Sono una dozzina di navi — petroliere, mercantili non occidentali, qualche unità sotto sanzione, nonché la nave da crociera italiana Msc Euribia, ferma da un mese e mezzo nel Golfo — riescono a passare il Capo di Musandam e si ritrovano in acque sicure del Golfo dell’Oman. Molte altre no. Anche Washington mantiene il blocco navale: sarebbero 23 le navi iraniane già costrette a rientrare, e secondo il Wall Street Journal si preparano abbordaggi nelle acque internazionali nei prossimi giorni.
La linea iraniana resta dura nei toni e aperta nei margini. Da un lato il ministro degli Esteri Araghchi e i vertici militari parlano esplicitamente di «atti di pirateria» da parte americana. Dall’altro, da Teheran filtra la disponibilità a discutere nuove proposte arrivate da Washington, anche se non ha ancora dato il via libera al nuovo summit chiesto da Trump con la tregua che scade tra due giorni: sarebbero tre i punti sul tavolo, ancora in fase di valutazione, su cui la Repubblica islamica non esclude un confronto, pur ribadendo che «non accetterà compromessi» e manterrà il controllo dello Stretto fino a una soluzione stabile. Come sempre è anche una questione di soldi: secondo fonti iraniane, avranno priorità nel passaggio “controllato” le navi che accettano i nuovi protocolli e pagano per i servizi di sicurezza e protezione. Non è un pedaggio ufficiale, ma poco ci manca. A complicare il quadro si aggiunge la reazione di uno dei Paesi più esposti, l’India. New Delhi convoca l’ambasciatore iraniano perché tra le navi oggetto di attacchi due hanno la bandiera indiana. E, dunque, «profonda preoccupazione», chiedendo il ripristino immediato della sicurezza della navigazione. Per un’economia che dipende in larga misura dalle importazioni energetiche, il blocco di Hormuz si fa sempre meno sostenibile.