NEW YORK – La guerra in Iran magari si avvia verso la soluzione, ma i danni alle relazioni transatlantiche minacciano di restare, incluso lo scontro fra il presidente Trump, la premier italiana Meloni e papa Leone. Lo confermano gli ultimi commenti del capo della Casa Bianca, che ha continuato ad attaccare.
Il presidente ha usato un articolo del Guardian sul rifiuto di concedere la base di Sigonella per bombardare l’Iran, commentando così: «L’Italia non è stata al nostro fianco. Noi non saremo al suo!». Un messaggio sui social era lo sbocco più temuto dai diplomatici, perché sigilla lo scontro, dimostrando che non è stato uno sfogo occasionale. La Casa Bianca ha meditato sulla questione e ha scelto di lanciare un’accusa scritta. Il messaggio non cita Meloni, forse per lasciare il margine necessario a ricomporre in futuro con la premier, ma il senso è cupo. Trump si è sentito tradito dal mancato appoggio in Iran e ora minaccia di non aiutare l’Italia quando ne avrà bisogno. Viene …
NEW YORK – La guerra in Iran magari si avvia verso la soluzione, ma i danni alle relazioni transatlantiche minacciano di restare, incluso lo scontro fra il presidente Trump, la premier italiana Meloni e papa Leone. Lo confermano gli ultimi commenti del capo della Casa Bianca, che ha continuato ad attaccare.
Il presidente ha usato un articolo del Guardian sul rifiuto di concedere la base di Sigonella per bombardare l’Iran, commentando così: «L’Italia non è stata al nostro fianco. Noi non saremo al suo!». Un messaggio sui social era lo sbocco più temuto dai diplomatici, perché sigilla lo scontro, dimostrando che non è stato uno sfogo occasionale. La Casa Bianca ha meditato sulla questione e ha scelto di lanciare un’accusa scritta. Il messaggio non cita Meloni, forse per lasciare il margine necessario a ricomporre in futuro con la premier, ma il senso è cupo. Trump si è sentito tradito dal mancato appoggio in Iran e ora minaccia di non aiutare l’Italia quando ne avrà bisogno. Viene in mente cosa accadrebbe se la Russia un giorno decidesse di attaccarci.
Il discorso riguarda tutti gli alleati europei e la Nato, che il capo della Casa Bianca è tornato a criticare ieri, mentre si riunivano a Parigi per discutere come aiutare nel Golfo Persico: «Ora che la situazione nello Stretto di Hormuz si è risolta, ho ricevuto una telefonata dalla Nato in cui mi chiedevano se avessimo bisogno di aiuto. Ho detto loro di starne fuori, a meno che non vogliano semplicemente riempire le loro navi di petrolio. Sono stati inutili nel momento del bisogno: una tigre di carta!». Non è la prima volta che il presidente lancia questo rimprovero, ma il fatto che lo abbia ripetuto dopo la potenziale soluzione del blocco di Hormuz dimostra come la ferita non sia rimarginabile, almeno per ora. Lui voleva l’aiuto della Nato all’inizio del conflitto; non l’ha ricevuto e non perdona, neanche quando gli viene offerto aiuto militare e logistico per sminare lo Stretto.
Trump poi è tornato ad attaccare Leone: «Non sto litigando con lui. Il Papa può dire ciò che vuole, ed è giusto che dica ciò che vuole, ma io posso non essere d’accordo. Deve comprendere che l’Iran non può possedere un’arma nucleare». Nel frattempo l’amministrazione ha bruscamente annullato un contratto da 11 milioni di dollari con la Catholic Charities della Florida, per fornire assistenza ai migranti minorenni che entrano negli Usa da soli. Il governo dice di averlo deciso perché sono diminuiti, ma è difficile non sospettare una ritorsione.