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Libano, agguato all’Unifil: ucciso peacekeeper francese. Macron: “È stata Hezbollah”

(afp)

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Feriti altri tre militari, due in modo grave, impegnati in un’opera di sminamento. Il governo di Beirut promette “un’inchiesta rapida” e di “punire i responsabili”. Il cordoglio di Mattarella: “Gesto inammissibile contro una missione fondamentale per la stabilità”
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GERUSALEMME – Sangue sulla tregua fra Israele e Libano, violata nel modo più vigliacco: uccidendo un casco blu dell’Unifil, la forza di pace dell’Onu che veglia sull’area fin dal 1978 e che dal 2000, sempre su mandato delle Nazioni Unite, cerca di mantenere il cessate il fuoco lungo la cosiddetta linea blu, i 130 chilometri di confine del Paese dei Cedri con lo Stato ebraico.

Florian Montorio era un sergente maggiore del 17º reggimento del genio paracadutisti di Montauban. Con altri commilitoni, stava bonificando da ordigni esplosivi una strada di Ghanduriyeh, nel Libano meridionale, villaggio prossimo a Bint Jbeil, la roccaforte di Hezbollah assediata dagli israeliani. «Era impegnato in una missione necessaria a riaprire il percorso verso una postazione dell’Unifil rimasta isolata per giorni a causa dei combattimenti», ha spiegato su X la ministra della Difesa francese Catherine Vautrin, parlando esplicitamente di «imboscata». La pattuglia è stata attaccata con armi leggere da q…

GERUSALEMME – Sangue sulla tregua fra Israele e Libano, violata nel modo più vigliacco: uccidendo un casco blu dell’Unifil, la forza di pace dell’Onu che veglia sull’area fin dal 1978 e che dal 2000, sempre su mandato delle Nazioni Unite, cerca di mantenere il cessate il fuoco lungo la cosiddetta linea blu, i 130 chilometri di confine del Paese dei Cedri con lo Stato ebraico.

Florian Montorio era un sergente maggiore del 17º reggimento del genio paracadutisti di Montauban. Con altri commilitoni, stava bonificando da ordigni esplosivi una strada di Ghanduriyeh, nel Libano meridionale, villaggio prossimo a Bint Jbeil, la roccaforte di Hezbollah assediata dagli israeliani. «Era impegnato in una missione necessaria a riaprire il percorso verso una postazione dell’Unifil rimasta isolata per giorni a causa dei combattimenti», ha spiegato su X la ministra della Difesa francese Catherine Vautrin, parlando esplicitamente di «imboscata». La pattuglia è stata attaccata con armi leggere da quelli che l’Unifil, nel suo comunicato ufficiale, ha definito «attori non statali: presumibilmente Hezbollah». Il peacekeeper è morto per le ferite riportate. Tre suoi colleghi sono feriti, due in modo grave.

L’attentato - di cui Hezbollah nega la paternità, con una smentita che però non persuade né Beirut né Parigi - è stato subito condannato dal premier libanese Nawaf Salam, che ha fatto sapere di aver «impartito rigorose istruzioni per condurre un’indagine che accerti le circostanze dell’aggressione e assicuri i responsabili alla giustizia». Notando che «questo comportamento irresponsabile arreca danno al Libano e alle sue relazioni con Stati amici che lo sostengono nel mondo». Parigi in queste settimane di guerra è stata particolarmente vicina al governo di Beirut e infatti il presidente francese Emmanuel Macron ha subito rilanciato: «Chiediamo che le autorità libanesi arrestino immediatamente i responsabili e si assumano le proprie responsabilità».

(afp)
Poco dopo, il leader francese ha ricevuto una telefonata dall’omologo libanese Joseph Aoun, che ha «condannato l’attacco» e promesso di «perseguire i responsabili». In serata anche il messaggio di Mattarella, che si è detto «vicino al lutto della Francia» e ha condannato il «gesto inammissibile contro una missione fondamentale per la stabilità dell'area e presidio di affermazione del diritto umanitario internazionale».

L’Unifil – finito nel mirino dell’esercito israeliano nelle scorse settimane – ha definito l’agguato «deliberato e rivolto contro personale impegnato in attività previste dal loro mandato». Sottolineando quanto il lavoro degli sminatori «sia essenziale nell’area operativa», richiamando tutti «al rispetto degli obblighi previsti dal diritto internazionale» e ricordando che gli attacchi ai peacekeeper «configurano crimini di guerra». Hezbollah aveva assassinato un casco blu irlandese, Seán Rooney, già nel dicembre del 2022. Lo scorso 30 marzo due peacekeeper indonesiani erano stati invece uccisi dall’esercito israeliano.

D’altronde, le armi non hanno taciuto nemmeno con la tregua: le Israeli Defence Forces hanno confermato di aver condotto, nelle ultime 24 ore, diversi raid contro miliziani sciiti che «stavano violando gli accordi», avvicinandosi troppo «alla Linea Gialla». Quella che l’Idf ha tracciato in territorio libanese replicando lo schema già applicato attorno alla Striscia di Gaza, e che stabilsce un confine interno che limita “de facto” il movimento delle persone nel territorio attualmente sotto il controllo diretto israeliano. Nell’area, profonda circa 10 chilometri, Israele vuol stabilire una zona cuscinetto che diventerà presto oggetto di trattativa.

L’Idf giustifica l’azione dicendo di aver agito secondo uno dei punti del cessate il fuoco, che «autorizza ad adottare misure di autodifesa contro minacce agli israeliani».

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