PARIGI – Emmanuel Macron per una volta abbandona l’abituale prudenza lessicale. Nell’annunciare la morte del casco blu francese ucciso nel sud del Libano, il leader francese è netto: «Tutto lascia pensare che la responsabilità di questo attacco ricada su Hezbollah». Il presidente francese vede la mano del movimento sciita filoiraniano e lo dice apertamente al telefono con il presidente libanese Joseph Aoun e con il premier Nawaf Salam. A Beirut promettono un’inchiesta rapida sull’attacco, ma all’Eliseo, sulla base della ricostruzione di quello che appare come un vero e proprio agguato, ritengono di avere già elementi sufficienti per trarre le prime conclusioni. Nella lettura dell’Eliseo, l’attacco rappresenta un doppio segnale. Serve a intimidire la Francia e a dissuaderla dal sostenere un rafforzamento del mandato o del profilo operativo della missione Onu. E mira a sabotare sul nascere i negoziati tra Libano e Israele.
La Francia occupa da anni una posizione singolare in Libano…
PARIGI – Emmanuel Macron per una volta abbandona l’abituale prudenza lessicale. Nell’annunciare la morte del casco blu francese ucciso nel sud del Libano, il leader francese è netto: «Tutto lascia pensare che la responsabilità di questo attacco ricada su Hezbollah». Il presidente francese vede la mano del movimento sciita filoiraniano e lo dice apertamente al telefono con il presidente libanese Joseph Aoun e con il premier Nawaf Salam. A Beirut promettono un’inchiesta rapida sull’attacco, ma all’Eliseo, sulla base della ricostruzione di quello che appare come un vero e proprio agguato, ritengono di avere già elementi sufficienti per trarre le prime conclusioni. Nella lettura dell’Eliseo, l’attacco rappresenta un doppio segnale. Serve a intimidire la Francia e a dissuaderla dal sostenere un rafforzamento del mandato o del profilo operativo della missione Onu. E mira a sabotare sul nascere i negoziati tra Libano e Israele.
La Francia occupa da anni una posizione singolare in Libano, in sostegno della sovranità dello Stato libanese, dell’esercito e del rafforzamento delle istituzioni. Parigi mantiene anche un ruolo centrale nell’Unifil, schierando oltre seicento soldati in una missione che tenta di impedire che il sud del Paese scivoli definitivamente sotto il controllo delle milizie. Nei mesi scorsi, l’organo di stampa vicino a Hezbollah aveva intensificato le accuse contro la Francia, presentata come una potenza troppo influente nell’Unifil e impegnata nel sostegno allo Stato libanese. Parigi ha inoltre un peso su vari dossier altamente sensibili per il futuro del sud del Libano, dalla revisione delle regole d’ingaggio della missione Onu all’eventuale apertura di un processo di contenimento o disarmo di Hezbollah.
All’Eliseo ci si interroga anche sulla possibilità che dietro all’agguato in cui è morto il sergente capo Florian Montorio e sono rimasti gravemente feriti altri tre caschi blu francesi esista una più ampia regia iraniana, o almeno un incoraggiamento proveniente da ambienti vicini alla Repubblica islamica. Non è un mistero che l’Iran veda con ostilità l’apertura dei negoziati tra Libano e Israele, temendo di perdere una pedina fondamentale nella regione.
In poco più di un mese, due militari francesi sono stati colpiti da attori appartenenti alla stessa galassia strategica che ruota attorno a Teheran. La morte del soldato in Libano si aggiunge a quella dell’aiutante capo Arnaud Frion, ucciso il 12 marzo nel Kurdistan iracheno in un attacco attribuito a una milizia filoiraniana. Il precedente evocato a Parigi in queste ore è quello dell’attentato del 1983 contro il palazzo Drakkar, a Beirut, che costò la vita a 58 parà francesi. Anche allora, dietro l’azione c’era una galassia di milizie filoiraniane.