✕

L’analista Toossi: “I pasdaran vogliono lo Stretto, al più ci sarà un’intesa a tempo”

(reuters)

Ascolta l'audio

Lo studioso del Center for International Policy: “Washington troppo ottimista, quelle acque sono la vera leva degli ayatollah, non cederanno nemmeno sul diritto all’arricchimento”
1 minuti di lettura

Sina Toossi, analista del Center for International Policy, esperto di Iran, invita alla cautela di fronte all’ottimismo manifestato dal presidente Trump sul possibile risultato dei negoziati: «Siamo in una fase iniziale di de-escalation: entrambe le parti stanno testando cosa sia possibile fare dopo la guerra. L’esito più plausibile a breve termine è un accordo provvisorio piuttosto che una risoluzione completa».

L’Iran è intenzionato a mantenere il controllo di Hormuz a lungo termine?

«Sì. L’Iran lo aveva riaperto alle sue condizioni, imponendo una rotta precisa e l’autorizzazione al passaggio da parte della marina dei pasdaran. Il controllo su Hormuz rimane una delle principali leve dell’Iran, e qualcosa a cui difficilmente rinuncerà anche in caso di un futuro accordo».

Teheran potrebbe accettare davvero di consegnare tutto l’uranio già arricchito?

«Sarei cauto. È molto improbabile che l’Iran rinunci a una posizione di forza fondamentale in cambio di un allentamento delle san…

Sina Toossi, analista del Center for International Policy, esperto di Iran, invita alla cautela di fronte all’ottimismo manifestato dal presidente Trump sul possibile risultato dei negoziati: «Siamo in una fase iniziale di de-escalation: entrambe le parti stanno testando cosa sia possibile fare dopo la guerra. L’esito più plausibile a breve termine è un accordo provvisorio piuttosto che una risoluzione completa».

L’Iran è intenzionato a mantenere il controllo di Hormuz a lungo termine?

«Sì. L’Iran lo aveva riaperto alle sue condizioni, imponendo una rotta precisa e l’autorizzazione al passaggio da parte della marina dei pasdaran. Il controllo su Hormuz rimane una delle principali leve dell’Iran, e qualcosa a cui difficilmente rinuncerà anche in caso di un futuro accordo».

Teheran potrebbe accettare davvero di consegnare tutto l’uranio già arricchito?

«Sarei cauto. È molto improbabile che l’Iran rinunci a una posizione di forza fondamentale in cambio di un allentamento delle sanzioni che considera reversibile. Detto questo, passi parziali, come la riduzione dell’arricchimento o il trasferimento di parte del materiale, non sarebbero senza precedenti. La linea rossa dell’Iran è il diritto all’arricchimento e su questo un compromesso potrebbero essere i limiti, una maggiore trasparenza o una moratoria temporanea. Ma anche accordi più creativi, tra cui un consorzio regionale con sede in Iran che fornirebbe combustibile nucleare per i propri reattori e potenzialmente per quelli dei paesi vicini. Ma è improbabile che venga ceduto il principio del mantenimento di una capacità nucleare nazionale.

Il regime iraniano è cambiato, come ripete Trump?

«Ciò che è cambiato è l’equilibrio all’interno del sistema. La guerra ha rafforzato gli attori più intransigenti, consolidando ulteriormente il potere attorno a figure come Ahmad Vahidi, ora a capo delle Guardie Rivoluzionarie, e Mohammad Baqer Zolqadr del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. È un sistema più centralizzato e più focalizzato sulla deterrenza e sul controllo. Ma la prospettiva strategica di fondo non è cambiata. L’Iran continua a dare priorità al mantenimento della propria influenza, alla preservazione dell’autonomia e alla resistenza alle pressioni, piuttosto che a fare concessioni».

E il presidente del Parlamento Ghalibaf?

«Ghalibaf è influente, soprattutto nel contribuire a costruire un consenso interno sui negoziati. Il suo passato come comandante delle Guardie Rivoluzionarie gli conferisce credibilità e autorità presso le istituzioni di sicurezza in un modo che una figura come Pezeshkian non possiede, specialmente quando si tratta di coinvolgere gli attori più intransigenti. Ma non è lui a prendere le decisioni finali. Il potere in Iran rimane distribuito tra le istituzioni, con la Guida Suprema al vertice. Ciò a cui stiamo assistendo non è tanto un cambiamento in chi decide, quanto nel modo in cui il sistema si sta allineando a una posizione negoziale».

Leggi i commenti