“Delegazione a Islamabad”, Trump rilancia il negoziato poi cattura una nave iraniana
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Che il negoziato tra Usa e Iran riprenda o no a Islamabad, il tira e molla di ieri conferma una dinamica in cambiamento, con Trump che ha sempre più fretta di chiudere ma sta perdendo la forza di imporre la sua volontà. Il capo della Casa Bianca annuncia che il negoziato in Pakistan riprenderà oggi - dopo il primo incontro interlocutorio della scorsa settimana - e che la delegazione Usa guidata dal vicepresidente J.D. Vance è in partenza, completata dal genero Kushner e da Steve Witkoff. Teheran però dimostra di avere le carte per resistergli, conservando la capacità militare di colpire le navi che attraversano Hormuz e bloccare lo stretto.
La giornata è cominciata con l’ormai usuale gioco delle parti. La ripresa dei colloqui è stata prima annunciata e poi smentita, quando i pasdaran hanno posto come condizione la fine del blocco al passaggio delle navi iraniane. La logica è che il cessate il fuoco si basava sull’impegno da parte dell’Iran di riaprire Hormuz, ma poi Tr…
NEW YORK – Che il negoziato tra Usa e Iran riprenda o no a Islamabad, il tira e molla di ieri conferma una dinamica in cambiamento, con Trump che ha sempre più fretta di chiudere ma sta perdendo la forza di imporre la sua volontà. Il capo della Casa Bianca annuncia che il negoziato in Pakistan riprenderà oggi - dopo il primo incontro interlocutorio della scorsa settimana - e che la delegazione Usa guidata dal vicepresidente J.D. Vance è in partenza, completata dal genero Kushner e da Steve Witkoff. Teheran però dimostra di avere le carte per resistergli, conservando la capacità militare di colpire le navi che attraversano Hormuz e bloccare lo stretto.
La giornata è cominciata con l’ormai usuale gioco delle parti. La ripresa dei colloqui è stata prima annunciata e poi smentita, quando i pasdaran hanno posto come condizione la fine del blocco al passaggio delle navi iraniane. La logica è che il cessate il fuoco si basava sull’impegno da parte dell’Iran di riaprire Hormuz, ma poi Trump ha ordinato come ritorsione il blocco navale dell’intero Golfo Persico, prendendo di mira le petroliere della Repubblica islamica. Teheran - sabato - è tornata allora a sparare contro le navi, colpendone due. Così ha dimostrato di aver preservato le sue capacità militari. Non solo le forze armate iraniane restano pericolose, ma la campagna di bombardamenti condotta dal Pentagono non è stata poi così efficace come vantato dal presidente.
Il capo della Casa Bianca si è spiegato così sui social: «Ieri l’Iran ha deciso di aprire il fuoco nello Stretto di Hormuz: una violazione totale del nostro accordo di cessate il fuoco. Molti colpi erano diretti contro una nave francese e un mercantile del Regno Unito. Non è stato un bel gesto, vero?». Quindi ha annunciato: «I miei rappresentanti sono in viaggio verso Islamabad, in Pakistan; arriveranno lì domani sera (oggi per chi legge, ndr) per avviare i negoziati. L’Iran ha recentemente annunciato l’intenzione di chiudere lo Stretto, il che è piuttosto singolare, dato che il nostro blocco lo ha già chiuso. Ci stanno dando una mano senza rendersene conto; e sono proprio loro a rimetterci a causa della chiusura del passaggio: 500 milioni di dollari al giorno.
Gli Usa non perdono nulla. Anzi, in questo istante, numerose navi sono dirette verso gli Stati Uniti - in Texas, Louisiana e Alaska - per effettuare i carichi; tutto ciò grazie ai Pasdaran, che vogliono sempre fare “i duri”. Stiamo offrendo un accordo estremamente equo e ragionevole, e spero vivamente che lo accettino; perché, in caso contrario, gli Stati Uniti raderanno al suolo ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran. Basta fare i buoni! Crolleranno in fretta, crolleranno facilmente e, se non accetteranno l’accordo, sarà per me un onore fare ciò che deve essere fatto. È giunto il momento di porre fine alla macchina di morte iraniana».
L’ambasciatore all’Onu Mike Waltz ha giustificato la minaccia, dicendo alla Nbc che non si tratterebbe di un crimine di guerra, perché queste infrastrutture «vengono usate per alimentare le forze armate e quindi sono obiettivi legittimi». Altri specialisti del diritto internazionale non sono così convinti e lo stesso Trump ha dimostrato di avere dubbi, visto che già in passato aveva lanciato questa minaccia senza darle seguito.
Si vedrà se stavolta fa sul serio, oppure è solo pressione negoziale generata dalla fretta di chiudere, perché la guerra non va come sperato e i costi per gli americani salgano, esponendo i repubblicani alla sconfitta nelle elezioni midterm. Gli iraniani non sembrano disposti ad abboccare e alzano il prezzo, come confermato dal tira e molla con la smentita del negoziato. I punti in sospeso riguardano il destino degli oltre 400 chili di uranio arricchito ancora nelle mani di Teheran, le compensazioni per i danni di guerra e lo scongelamento dei beni iraniani all’estero, e il controllo di Hormuz. Il problema però sta diventando la capacità di Trump di costringere gli ayatollah a cedere, minacce a parte.