“Il gala, James Bond e i cavalli, i miei tre incontri con la regina Elisabetta”
di Enrico FranceschiniLONDRA – Ho incontrato tre volte la regina Elisabetta. Non eravamo soli. Ma da un incontro ravvicinato con la sovrana più longeva ed amata della storia britannica si può imparare comunque qualcosa. La prima volta è stata a Buckingham Palace, nel 2005, in occasione della visita di stato del presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Fra i duecento ospiti vip, al banchetto di gala a palazzo reale la regina invitò anche tre corrispondenti italiani da Londra, tra cui quello di Repubblica.
Re Carlo, le parole d'affetto per mamma Elisabetta: "Non sarebbe felice nel mondo di oggi"
Nel tavolo a forma di ferro di cavallo ero seduto all’estremità di una delle due gambe, quasi in cucina con gli sguatteri, sebbene vicino a me ci fosse Frankie Dettori, il più grande campione di corse di galoppo in Inghilterra, e l’amore di Elisabetta per i quadrupedi è risaputo (ne riparleremo…
LONDRA – Ho incontrato tre volte la regina Elisabetta. Non eravamo soli. Ma da un incontro ravvicinato con la sovrana più longeva ed amata della storia britannica si può imparare comunque qualcosa. La prima volta è stata a Buckingham Palace, nel 2005, in occasione della visita di stato del presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Fra i duecento ospiti vip, al banchetto di gala a palazzo reale la regina invitò anche tre corrispondenti italiani da Londra, tra cui quello di Repubblica.
Re Carlo, le parole d'affetto per mamma Elisabetta: "Non sarebbe felice nel mondo di oggi"
Nel tavolo a forma di ferro di cavallo ero seduto all’estremità di una delle due gambe, quasi in cucina con gli sguatteri, sebbene vicino a me ci fosse Frankie Dettori, il più grande campione di corse di galoppo in Inghilterra, e l’amore di Elisabetta per i quadrupedi è risaputo (ne riparleremo tra poco). Prima di sedersi a tavola, feci un inchino al suo cospetto. Durante la cena, ascoltai il suo discorso. Ma il bello venne dopo mangiato, appena ci accomodammo nel “fumoir”, una sala in cui veniva servito un caffè in piedi.
Stavo rigirando lo zucchero nella tazzina, quando notai che gli invitati si giravano tutti verso un punto alle mie spalle. Voltandomi mi trovai a un passo da Elisabetta e dal marito Filippo. “Abbiamo messo a letto il presidente Ciampi”, disse il principe. Lei rivolse lo sguardo a me e domandò: “Did you enjoy the evening, sir?” Si è divertito stasera, signore? Stretto in un frac a noleggio avrei voluto rispondere che era stato come entrare in una favola. Riuscii solo a farfugliare “fantastico”, stando attento a non rovesciarle il caffè addosso.
Alla mia destra c’era Tony Blair, l’allora primo ministro britannico. Alla mia sinistra c’erano l’attore Colin Firth e l’ex-ballerina della Scala Carla Fracci. E la regina aveva scelto me, un perfetto sconosciuto, come suo primo interlocutore. La prova che per lei eravamo tutti uguali. Un segno di regalità, sicuramente. Ma trattare tutti allo stesso modo, indifferentemente dal ruolo che ricoprono, è una virtù.
Il secondo incontro fu alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi di Londra, nel 2012. Nella tribuna riservata alle autorità, accanto alla tribuna stampa, Elisabetta pronunciò la frase di rito: “Dichiaro aperti i Giochi”. Subito prima, tuttavia, si era gettata con il paracadute dentro lo stadio, abbracciata a James Bond, lasciandoci tutti a bocca aperta. Precisazione: sul grande schermo dell’arena vedemmo Daniel Craig, l’attore che interpretava 007 al cinema, fare visita alla regina a Buckingham Palace, da dove salivano entrambi su un elicottero, dal quale si apriva un paracadute e gli effetti speciali davano l’illusione che si lanciassero insieme sullo stadio.
Quando il regista della cerimonia ebbe l’idea di coinvolgere la sovrana, a palazzo reale risposero che non era possibile. Ma la proposta arrivò a Elisabetta in persona, che accettò con entusiasmo. Morale: il proverbiale sense of humour britannico non mancava nemmeno a lei. Un altro capo di Stato avrebbe potuto replicare: “Non partecipo a una simile pagliacciata”. Invece la regina ci aveva messo la firma. E la faccia.
La terza volta che ci siamo incontrati è stato alle corse dei cavalli di Ascot, qualche anno dopo. La vidi arrivare in carrozza, con il seguito. Poi, mentre ordinavo un Pimm’s a uno dei bar dell’ippodromo, la notai sul palco riservato alla royal family proprio nel momento in cui si concludeva una gara. Doveva averla vinta uno dei cavalli della sua scuderia, perché Elisabetta, in genere sempre composta e restia a mostrare emozioni, sollevò le braccia, strinse i pugni e si lasciò scappare (non serviva un esperto di labiale) uno “yeees” scatenato: rivelando che anche la regina era umana, capace di entusiasmarsi come una ragazzina. Forse riservava più entusiasmo per cagnolini ed equini, commenterebbero i maligni, che per gli esseri umani. Ma se amava gli animali, non doveva essere una cattiva persona.