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L’Ue: “Per i viaggi cancellati rimborsato solo il biglietto”. Lufthansa taglia 20mila voli

Aerei di Lufthansa all'aeroporto di Berlino
Aerei di Lufthansa all'aeroporto di Berlino (reuters)

La mancanza di combustibile equiparata alle cause di forza maggiore: non darà diritto a risarcimenti per il danno subito. Il commissario ai Trasporti Tzitzikostas si rivolge ai turisti: “Siamo pronti ad accogliervi”. Ma si temono disdette dagli Usa

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ROMA – Ora i viaggiatori europei rischiano, con il danno, la beffa. Supponiamo che, nel pieno della guerra del Golfo Persico, il nostro volo non parta perché l’aeroporto manca del cherosene per il velivolo.

La compagnia deve “riproteggerci”, certo: dovrà trovarci un posto su un volo successivo. E se non c’è un decollo utile, dovrà restituirci il denaro del biglietto. Ma non sarà tenuta a risarcirci per il danno che subiamo a causa della mancata partenza (risarcimento che si chiama, meglio, “compensazione monetaria”).

A Bruxelles, Apostolos Tzitzikostas - commissario Ue al Trasporto sostenibile - spiega le ragioni di questo assist ai vettori aerei. In sostanza, la carenza di cherosene nello scalo è considerata una circostanza eccezionale, indipendente dalla volontà della compagnia. Come un uragano o un terremoto. Di qui l’orientamento della Commissione Ue, che esclude la compensazione in favore del viaggiatore quando il serbatoio è in rosso.

Il no dei consumatori

Le parole del commissario Ue non sfuggono alle associazioni dei consumatori di mezza Europa, che sono già in allarme. In Italia, si muove l’Unione Nazionale Consumatori che avverte: la mancanza di carburante non è sempre una circostanza eccezionale, dunque non assolve la condotta del vettore a prescindere.

Il risarcimento sarà dovuto nel caso la compagnia - informata per tempo della mancanza di cherosene - non abbia avvisato il passeggero con anticipo. Oppure quando la compagnia non ha ordinato tempestivamente il carburante. O ancora, se la compagnia, pur sapendo che non avrebbe ricevuto il rifornimento, ha comunque venduto i biglietti di quel volo.

Pronostico: se davvero l’Europa andrà incontro a una raffica di cancellazioni questa estate, le liti tra vettori e vacanzieri scaricati a terra saranno all’ordine del giorno.

Giocare d’anticipo

Le grandi compagnie aeree giocano d’anticipo. Piuttosto che avventurarsi domani in tagli improvvisi delle partenze, cominciano da subito a ridimensionarle. Ultimo della serie è il Gruppo Lufthansa che eliminerà 20.000 collegamenti a breve raggio entro ottobre.

La mossa - che investe soprattutto gli aeroporti di Monaco e Francoforte - punta a cancellare le rotte che il caro cherosene rende meno redditizie. La sforbiciata in terra tedesca sarà compensata da nuovi collegamenti con base Zurigo, Vienna e Bruxelles, ma solo in parte.

I primi tagli sono già operativi: passeggeri prenotati stanno ricevendo email e sms sui circa 120 voli giornalieri eliminati fino alla fine di maggio. Tra le rotte affondate, anche voli da Francoforte verso citttà in Polonia e Norvegia.

Il Gruppo Lufthansa - con un occhio ai soci in apprensione e alle Borse - fa sapere che le misure consentiranno un risparmio di oltre 40.000 tonnellate di carburante. Basterà tutto questo a superare la tempesta? Non è detto. Il Gruppo tedesco - che controlla anche Ita Airways per il 41% del capitale - si riserva di comunicare tra fine aprile e inizio maggio «ulteriori modifiche al programma dei voli estivi».

L’allarme dall’Italia

In questo scenario complesso, l’Europa sembra temere defezioni rilevanti di visitatori internazionali, soprattutto statunitensi. Anche per questo, davanti ai giornalisti di mezzo mondo, il commissario Ue Tzitzikostas si è trasformato ieri in un testimonial delle bellezze del Vecchio Continente. Per due volte, il commissario spiega che «l’Europa è pronta ad accogliere i visitatori di ogni provenienza».

Il rischio di defezioni dagli Usa è alto. Gli americani hanno manifestato una disaffezione verso i nostri Paesi ben prima della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il dollaro debole e l’euro forte hanno innescato una flessione delle presenze fin da ottobre del 2025 e di nuovo a febbraio del 2026.

Ora l’instabilità politica e la paura di problemi pesanti nei voli – tra ritardi e cancellazioni – stanno spingendo tanti statunitensi verso mete interne, o comunque più vicine ed economiche: soprattutto Messico e Caraibi. Anche l’Italia ha lanciato un allarme in questo senso, con Federalberghi. L’Ue, in ansia, manda segnali rassicuranti ai visitatori internazionali.

Ma la novità del mancato risarcimento, qualora l’aereo senza cherosene non parta, non sembra una brillante idea.

Nell’attesa di una schiarita, Bruxelles potrebbe proporre agli Stati nazionali, tra le altre decisioni, di creare riserve obbligatorie di carburante per velivoli, così da fronteggiare future gravi crisi.

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