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Tucker Carlson scarica Trump: “Mi dispiace averlo sostenuto, ne sarò tormentato a lungo”

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Alla lista dei Maga che si stanno ribellando al presidente americano si aggiunge l’ex conduttore. Nel suo podcast chiede scusa e a chi l’ha votato dice: “È come se, in modi molto piccoli ma reali, tu, io e milioni di persone come noi fossimo la ragione per cui adesso sta accadendo tutto questo”
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NEW YORK – Gli avversari che Donald Trump ammira di più sono quelli che fanno i bulli, usano un linguaggio diretto e violento come il suo. Ma sono anche quelli che teme di più, quando si rivoltano contro, perché sa che possono arrivare dritti al cuore della base. Alla lista degli ex amici si è aggiunto il giornalista più popolare dei Maga, il movimento trumpiano che ha fatto di Fox News il canale ufficiale. L’ex conduttore star della rete, Tucker Carlson, si è scusato pubblicamente con gli americani per aver appoggiato la candidatura di Trump. Lo ha fatto durante il suo podcast, “The Tucker Carlson Show” in cui ha ospitato il fratello, Buckley Carlson, spin doctor dei politici repubblicani e dello stesso Trump nel 2015. Il giornalista, in rotta con il tycoon da tempo, ha criticato il presidente e i repubblicani coinvolti nell’Operazione Epic Fury, come è stato chiamato l’attacco all’Iran, definendo l’operazione “assolutamente disgustosa e malvagia”.

“Tu e io e tutti gli altri che lo h…

NEW YORK – Gli avversari che Donald Trump ammira di più sono quelli che fanno i bulli, usano un linguaggio diretto e violento come il suo. Ma sono anche quelli che teme di più, quando si rivoltano contro, perché sa che possono arrivare dritti al cuore della base. Alla lista degli ex amici si è aggiunto il giornalista più popolare dei Maga, il movimento trumpiano che ha fatto di Fox News il canale ufficiale. L’ex conduttore star della rete, Tucker Carlson, si è scusato pubblicamente con gli americani per aver appoggiato la candidatura di Trump. Lo ha fatto durante il suo podcast, “The Tucker Carlson Show” in cui ha ospitato il fratello, Buckley Carlson, spin doctor dei politici repubblicani e dello stesso Trump nel 2015. Il giornalista, in rotta con il tycoon da tempo, ha criticato il presidente e i repubblicani coinvolti nell’Operazione Epic Fury, come è stato chiamato l’attacco all’Iran, definendo l’operazione “assolutamente disgustosa e malvagia”.

“Tu e io e tutti gli altri che lo hanno sostenuto - ha detto conversando con il fratello - tu gli hai scritto discorsi, io ho fatto campagna per lui, voglio dire che siamo sicuramente coinvolti in tutto questo, beh, non basta dire: ‘Ho cambiato idea’. O tipo, ‘oh, questo è sbagliato, io esco’. È come se, in modi molto piccoli ma reali, tu, io e milioni di persone come noi fossimo la ragione per cui adesso sta accadendo tutto questo”.

La Casa Bianca non ha voluto commentare questa affermazione, rimandando a un post di Trump pubblicato il 9 aprile su Truth, in cui criticava Carlson e altri commentatori conservatori che gli hanno voltato le spalle. Tra questi, Megyn Kelly, Candace Owens e Alex Jones, liquidati da Trump con insulti tipo “hanno il quoziente intellettivo basso” e sono “persone stupide”.

Carlson ha detto a suo fratello che la situazione attuale è “un momento per fare i conti con le nostre coscienze”. “Ne saremo tormentati a lungo”, ha ammesso. “Io lo sarò. E voglio dire che mi dispiace aver fuorviato le persone. Non è stato intenzionale. Questo è tutto ciò che dirò”. Gli utenti che hanno seguito il programma, che ha avuto più di mezzo milione di visualizzazioni, hanno espresso rimpianti simili, indicando i motivi della loro delusione: non solo la guerra, ma il rapporto troppo stretto con Israele, la gestione dell’omicidio dell’attivista di destra Charlie Kirk e l’aver coperto i file dello scandalo Epstein, il finanziere pedofilo morto in carcere nel 2019 e legato a Trump.

Carlson è un giornalista che fino a due anni fa era considerato un possibile candidato vicepresidente, poi era stato indicato come l’erede del tycoon, per il suo modo di attaccare i democratici e sostenere l’agenda trumpiana con toni diretti. Carlson aveva cominciato la carriera come giornalista simbolo della nuova destra, a cominciare da quel papillon “anti élite” usato nelle sue prime uscite televisive. A Msnbc, dove ha lavorato, veniva considerato “troppo conservatore”. A Fox, “troppo indipendente”. Adesso, da quando ha deciso di staccarsi da Trump, i media progressisti lo hanno preso a modello come simbolo del pentimento Maga, ma nessuno sa più davvero dove collocarlo.

In realtà nel 2023, quando Carlson era ancora il volto della Fox, emersero report secondo cui lui e altri conduttori avevano criticato privatamente le affermazioni di Trump sulle presunte frodi elettorali del 2020. Il 6 gennaio 2021, giorno dell’assalto al Campidoglio da parte dei sostenitori trumpiani, Carlson inviò un messaggio al cellulare del suo produttore, dicendo che Trump era “una forza demoniaca, un distruttore. Ma non ci distruggerà”. Poi si era rimangiato tutto, appoggiando la candidatura del tycoon nel 2024 e contribuendo alla sua vittoria. Potrebbe adesso pentirsi del suo clamoroso “pentimento”? Secondo qualcuno, dipenderà dalla parabola del presidente: se continuerà a scendere, Carlson lo colpirà con durezza. Seguire l’ex giornalista star dei Maga sarà come fare un sondaggio in diretta sulla popolarità del presidente nella sua base

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