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“I Paesi del Golfo hanno retto, ma pretendono garanzie sulla libertà di navigazione”

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Intervista all’analista Manal Al Baraiki: “C’è un timore diffuso che le dinamiche negoziali non tengano conto degli equilibri regionali”
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DUBAI – Manal Al Baraiki è direttrice di “Strategie Future” della Accademia diplomatica Anwar Garasch, un think tank vicino al governo, e da Abu Dhabi osserva con preoccupazione il tavolo bilaterale di Islamabad: «Temiamo che dinamiche bilaterali possano trascurare le esigenze regionali».

Per la prima volta da febbraio i bambini sono tornati a scuola in presenza. Gli Emirati sperano ora di tornare alla vita prebellica o serve una “nuova normalità”?

«L’idea di un ritorno alla vita prebellica non riflette pienamente la realtà degli Emirati, dove la quotidianità non si è mai fermata. Piuttosto, è proseguita in modo stabile. Misure come la didattica a distanza rientrano in politiche flessibili per garantire continuità e qualità dell’istruzione anche in situazioni impreviste. L’impatto economico e sociale è stato limitato rispetto ad altri Paesi: servizi essenziali, attività e produzione sono rimasti operativi, rafforzando il senso di sicurezza e stabilità».

DUBAI – Manal Al Baraiki è direttrice di “Strategie Future” della Accademia diplomatica Anwar Garasch, un think tank vicino al governo, e da Abu Dhabi osserva con preoccupazione il tavolo bilaterale di Islamabad: «Temiamo che dinamiche bilaterali possano trascurare le esigenze regionali».

Per la prima volta da febbraio i bambini sono tornati a scuola in presenza. Gli Emirati sperano ora di tornare alla vita prebellica o serve una “nuova normalità”?

«L’idea di un ritorno alla vita prebellica non riflette pienamente la realtà degli Emirati, dove la quotidianità non si è mai fermata. Piuttosto, è proseguita in modo stabile. Misure come la didattica a distanza rientrano in politiche flessibili per garantire continuità e qualità dell’istruzione anche in situazioni impreviste. L’impatto economico e sociale è stato limitato rispetto ad altri Paesi: servizi essenziali, attività e produzione sono rimasti operativi, rafforzando il senso di sicurezza e stabilità».

Quali garanzie di sicurezza si aspettano gli Emirati che siano incluse in un accordo sostenibile con l’Iran?

«La garanzia principale è il ritorno al rispetto dei quadri internazionali. Per l’Iran significa aderire agli obblighi globali, inclusi i meccanismi di controllo nucleare. È inoltre essenziale assicurare la sicurezza dello Stretto di Hormuz e gestire missili, droni e presenza militare secondo il diritto internazionale. Queste sono condizioni fondamentali per una stabilità duratura e per il reinserimento pieno nel sistema internazionale».

Quanto è cruciale la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz nei negoziati attuali?

«È una questione centrale. Lo Stretto deve rimanere aperto e sicuro senza condizioni, non legato a tensioni regionali o decisioni unilaterali».

La crisi attuale sta ridefinendo la strategia geopolitica di Abu Dhabi?

«La strategia geopolitica si è certamente evoluta, non solo negli Emirati. Ma negli Emirati il cambiamento è meno evidente, poiché il Paese è da tempo preparato a gestire shock. Resilienza, apertura e visione futura restano pilastri fondamentali. Non si prevede quindi una svolta radicale».

In che misura Emirati e partner del Golfo coordinano le loro posizioni nei negoziati?

«Il coordinamento è attivo e visibile, con un focus su de-escalation, sicurezza e libertà di navigazione. I Paesi del Golfo vogliono contribuire attivamente agli esiti dei negoziati, evitando di esserne solo influenzati. Permane tuttavia la preoccupazione che dinamiche bilaterali possano trascurare le esigenze regionali».

Cosa hanno imparato gli Emirati dagli attacchi con missili e droni?

«Più che apprendere, gli Emirati hanno dimostrato una preparazione già consolidata. La capacità di intercettare le minacce riflette investimenti continui in difesa e strategia. L’attenzione è ora rivolta oltre il conflitto, verso la stabilità futura e la fase successiva»

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