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Solovyev non si scusa: “Meloni con i nazi”. La solidarietà di Zelensky

L’ambasciatore russo a Tajani: “Sono valutazioni personali”. La solidarietà di Zelensky: “Rispetto per Giorgia e per l’Italia”
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ROMA – Bis. Vladimir Solovyev, giornalista e conduttore star della tv pubblica russa molto vicino al Cremlino, torna ad attaccare la premier italiana Giorgia Meloni. Ieri l’aveva sommersa di insulti politici e sessisti; oggi, di fronte alla “indignazione per le parole volgari” espressa dal presidente Mattarella in solidarietà alla premier, e alle proteste bipartisan di tutto l’arco costituzionale, Solovyev non arretra di un millimetro: raddoppia le accuse, con un nuovo video sul suo canale social. “Non capisco – dice - cosa non piaccia a Meloni del fatto che l’abbiamo chiamata fascista. Qual è il problema? Lei è fascista”.

Anche il nuovo capitolo dello scontro vola sul registro dell’insulto e della propaganda, rispecchiando il solco sempre più ampio tra i due Paesi. “Per sua natura - aveva replicato Meloni sui social, rispondendo agli insulti a base di “puttana” e “fascista” arrivati da Solovyev - un solerte propagandista di regime non può impartire lezioni né di coerenza né di l…

ROMA – Bis. Vladimir Solovyev, giornalista e conduttore star della tv pubblica russa molto vicino al Cremlino, torna ad attaccare la premier italiana Giorgia Meloni. Ieri l’aveva sommersa di insulti politici e sessisti; oggi, di fronte alla “indignazione per le parole volgari” espressa dal presidente Mattarella in solidarietà alla premier, e alle proteste bipartisan di tutto l’arco costituzionale, Solovyev non arretra di un millimetro: raddoppia le accuse, con un nuovo video sul suo canale social. “Non capisco – dice - cosa non piaccia a Meloni del fatto che l’abbiamo chiamata fascista. Qual è il problema? Lei è fascista”.

Anche il nuovo capitolo dello scontro vola sul registro dell’insulto e della propaganda, rispecchiando il solco sempre più ampio tra i due Paesi. “Per sua natura - aveva replicato Meloni sui social, rispondendo agli insulti a base di “puttana” e “fascista” arrivati da Solovyev - un solerte propagandista di regime non può impartire lezioni né di coerenza né di libertà. La nostra bussola resta l’interesse dell’Italia, con buona pace dei propagandisti di ogni latitudine”.

Solovyev di nuovo contro Meloni: "Voi sostenitori dei crimini fascisti"

E Solovyev torna alla carica. Scimmiotta chi lo ha accusato rivendicando insulti e accuse: “Solovyev insulta Meloni: ‘Fascista’. Beh, hanno avuto paura di usare la parola puttana. Questi bastardi insultano Putin con i paragoni peggiori del mondo incluso Hitler... a voi mentire e insultare il nostro leader è concesso, e quando io dico cose corrette basate sulla carriera politica di Meloni e sulle sue visioni fasciste vi provoca isteria. Ma guarda un po’. E cosa è successo alla libertà di parola? Per cosa si è offesa Meloni? Per la verità? Perché ha tradito Trump?”. Rivendica il diritto di insulto citando Calenda, che qualche giorno fa lo ha definito “criminale complice del dittatore assassino”; e citando la vicepresidente dell’Europarlamento, Pina Picierno, che lo ha bollato come “alleato e complice di un criminale di guerra”.

Poi prova a ribaltare le accuse, lamentandosi delle sanzioni a cui è sottoposto: “Chi sono io, un propagandista? No. Vede signora Meloni, a differenza sua io ho studiato molto e conosco il cambio di posizione politica di Mussolini che dalla vicinanza alla socialdemocrazia russa è arrivato all’adozione alle visioni nazionalistiche, razziali, disgustose, vili di Hitler, quando consegnò gli ebrei italiani allo sterminio nazista. Pertanto Meloni, parlando con me ricordi che sta parlando con un ebreo e un antifascista” che “per le sue opinioni l’Italia ha privato del diritto di utilizzo della proprietà comprata con denaro guadagnato legalmente e controllato da tutte le autorità finanziarie italiane”.

E gioca il ruolo della vittima: “Con lei parla un ebreo russo che per l’ennesima volta le autorità italiane hanno sottoposto a persecuzioni, come più volte accaduto nella storia italiana. Non un propagandista ma un ebreo antifascista parla a voi fascisti seguaci di Mussolini”. Infine chiude con un tentativo di stoccata a Kiev: “Lei sottoscrive i crimini dell’Italia fascista. In teoria dovrebbe condividerne la responsabilità, sicuramente ne condivide le simpatie appoggiando lo stato nazista ucraino che non ha nascosto la preparazione di omicidi tra gli obiettivi dichiarati, me compreso”. Ma proprio dal presidente ucraino Zelensky arrivano parole di solidarietà alla premier: «Pieno rispetto a te, Giorgia, e a tutta l’Italia. I miserabili propagandisti russi non riusciranno a deviare le persone la cui bussola è la difesa degli interessi nazionali».

Per il primo capitolo degli insulti di Solovyev, stamattina il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva fatto convocare l’ambasciatore russo Alexey Paramonov alla Farnesina per esprimergli la “profonda indignazione per le inaccettabili offese” alla premier. La replica dell’Ambasciata era arrivata su Facebook a stretto giro di post: “È improbabile che si possa considerare conforme alla prassi diplomatica il motivo per la convocazione: le parole di un noto giornalista russo pronunciate sul suo canale privato. A nessuna persona ragionevole verrebbe in mente d'interpretare valutazioni personali di chicchessia come dichiarazioni ufficiali del governo di uno Stato. Tanto meno si dovrebbero attribuire alla leadership russa e all’intero popolo russo le parole utilizzate da un giornalista. La Russia non ha mai sfruttato le dichiarazioni di conduttori televisivi, blogger, giornalisti e artisti italiani come pretesto per azioni diplomatiche o campagne diffamatorie”. E nemmeno dal Cremlino era arrivata una presa di distanza dagli insulti del giornalista, considerato come molto vicino: la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zacharova, contrattaccava anzi definendo l’Italia “confusa da anni della sua stessa propaganda”.

E’ in questo clima di tempeste primaverili che fiorisce la polemica sulla presenza della delegazione russa alla Biennale di Venezia, dove è stata riammessa a partecipare nonostante la guerra in Ucraina. Una dichiarazione firmata da oltre 60 membri dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha chiesto ieri alla Biennale di revocare l’invito: la lettera scritta dal presidente della commissione cultura, il socialista olandese Morgens Jensen, definisce “scandalosa” la decisione di ammettere la Russia “mentre continua l’aggressione incompatibile con i valori democratici che le istituzioni culturali di importanza internazionale sono obbligate a rispettare”.

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