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Cina, la diplomazia dei panda: due esemplari agli Usa in vista del viaggio di Trump a Pechino

Andranno allo zoo di Atlanta in prestito per dieci anni: il gesto per migliorare rapporti tesi da anni e favorire un buon clima al vertice di maggio con Xi. “La nuova fase della cooperazione tra i due Paesi favorirà il raggiungimento di ulteriori risultati in materia di prevenzione e cura delle malattie, e gli scambi scientifici e tecnologici”
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PECHINO - Ping Ping e Fu Shuang sono pronti a partire per l’America. Destinazione: lo zoo di Atlanta. La Cina ha deciso di prestare i due panda agli Stati Uniti: a poche settimane dalla visita qui a Pechino di Donald Trump, prevista a metà maggio. Un annuncio che segnala la volontà di stabilizzare i legami tra i due Paesi, nonostante le molte tensioni tra le due superpotenze.L'Associazione cinese per la conservazione della fauna selvatica ha dichiarato che i due panda, il maschio Ping Ping e la femmina Fu Shuang, provenienti dalla base di ricerca di Chengdu, resteranno in America per dieci anni. Una data di partenza non c’è ancora, ma poco importa.

La mano tesa di Pechino

La Cina presta questi animali da decenni - la diplomazia dei panda - a Paesi con i quali ha buone relazioni o con i quali vuole ricominciare ad averle. Nonostante gli alti e bassi di tutti questi anni, la cooperazione tra Cina e Stati Uniti in questo ambito è sempre andata avanti: la “panda diplomacy” con gli Usa ini…

PECHINO - Ping Ping e Fu Shuang sono pronti a partire per l’America. Destinazione: lo zoo di Atlanta. La Cina ha deciso di prestare i due panda agli Stati Uniti: a poche settimane dalla visita qui a Pechino di Donald Trump, prevista a metà maggio. Un annuncio che segnala la volontà di stabilizzare i legami tra i due Paesi, nonostante le molte tensioni tra le due superpotenze.L'Associazione cinese per la conservazione della fauna selvatica ha dichiarato che i due panda, il maschio Ping Ping e la femmina Fu Shuang, provenienti dalla base di ricerca di Chengdu, resteranno in America per dieci anni. Una data di partenza non c’è ancora, ma poco importa.

La mano tesa di Pechino

La Cina presta questi animali da decenni - la diplomazia dei panda - a Paesi con i quali ha buone relazioni o con i quali vuole ricominciare ad averle. Nonostante gli alti e bassi di tutti questi anni, la cooperazione tra Cina e Stati Uniti in questo ambito è sempre andata avanti: la “panda diplomacy” con gli Usa iniziò nel 1972, dopo il grande disgelo tra Mao e Nixon (nel 2024 anche gli zoo di Washington e San Diego hanno ricevuto panda dalla Cina).“Non vediamo l’ora di conoscere Ping Ping e Fu Shuang”, ha affermato il presidente dello zoo, Raymond B. King. Curiosità: Ping è lo stesso carattere che c’è nel nome del leader cinese Xi Jinping. Lo zoo di Atlanta aveva già ospitato dei panda: Yang Yang e Lun Lun, arrivati nel 1999. Il nuovo accordo arriva dopo che quello precedente era scaduto nel 2024: nell'ottobre di quell’anno, Lun Lun, Yang Yang e i loro due cuccioli più piccoli erano ritornati infatti in Cina. “La nuova fase della cooperazione tra Cina e Stati Uniti per la conservazione del panda gigante favorirà il raggiungimento di ulteriori risultati in materia di prevenzione e cura delle malattie, negli scambi scientifici e tecnologici. Inoltre, apporterà un nuovo contributo alla conservazione della biodiversità globale e all’amicizia tra i popoli dei due Paesi”, spiega l’Associazione cinese per la conservazione della fauna selvatica.

Il soft power di Pechino

Il prestito dei panda è da decenni un indicatore non ufficiale delle buone relazioni tra la Cina e il resto del mondo, e strumento di soft power che Pechino tenta di esportare all’estero. Prestiti che coincidono spesso con la firma di importanti accordi commerciali, con l’apertura di buone relazioni diplomatiche o di un nuovo capitolo nei rapporti tra nazioni. Quello che Cina e Usa, pur con molte difficoltà, tentano ora di fare.“Non sono carini? Li adoro”, disse l’allora First Lady americana Pat Nixon in visita a Pechino nel 1972 ammirando l’immagine di due panda sul logo di un pacchetto di sigarette durante un banchetto di benvenuto per la coppia presidenziale. Zhou Enlai, l’abile premier di Mao, che le era seduto accanto, le rispose “te ne darò un po’”. "Sigarette?", chiese lei. “No”, rispose Zhou. “Panda”. Due mesi dopo Ling Ling e Hsing Hsing arrivarono allo zoo di Washington. Ma le radici di questa particolare diplomazia sono ben più antiche e gli storici la fanno risalire al 685 quando l’imperatrice Wu Zetian regalò una coppia di panda al Giappone. Il primo esempio come dono politico nell’era moderna risale invece al 1941: la moglie del Generalissimo Chiang Kai-shek ne diede due in dono allo zoo del Bronx per ringraziare gli Stati Uniti nella lotta contro i giapponesi occupanti. Anche con l’arrivo al potere dei comunisti la pratica è continuata: Mao li regalava agli alleati socialisti (Corea del Nord e Urss), poi i doni si sono allargati anche all’Occidente. Dalla metà degli Anni ’80 i panda non si regalano più, si affittano (circa un milione di euro all’anno): denaro che Pechino destina alla conservazione della specie. Prestiti aumentati durante gli anni al potere di Xi che, pare, firmi personalmente ogni autorizzazione.

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