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Droga, la svolta Usa: Trump allenta i vincoli alla marijuana medica

(reuters)

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Dopo l’apertura alle sostanze sintetiche, arriva quella alla cannabis terapeutica. Ma la base repubblicana si spacca
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NEW YORK – Il 2025 è stato l’anno in cui il presidente degli Stati Uniti Trump ha dichiarato guerra ai trafficanti di fentanyl, l’oppioide definito «arma di distruzione di massa». Il 2026, invece, sarà quello in cui ha cambiato linea: dopo aver firmato, la settimana scorsa, un ordine esecutivo per accelerare la ricerca scientifica e favorire l’uso di psichedelici e funghi allucinogeni a uso terapeutico, ieri ha dato via libera all’allentamento delle restrizioni sulla marijuana medica, per consentire ricerca e maggiori opzioni terapeutiche.

Il nuovo procuratore generale Todd Blanche ha annunciato l’avvio di una procedura, che coinvolgerà il dipartimento della Salute, per arrivare a una nuova classificazione della cannabis anche dal punto di vista penale: dovrà passare dalla “Tabella I”, la stessa categoria dell’eroina, alla “Schedule III”, in cui rientrano comuni antidolorifici da prescrizione. Era ciò che aveva provato a fare l’ex presidente Biden, ma la procedura era stata rallentata…

NEW YORK – Il 2025 è stato l’anno in cui il presidente degli Stati Uniti Trump ha dichiarato guerra ai trafficanti di fentanyl, l’oppioide definito «arma di distruzione di massa». Il 2026, invece, sarà quello in cui ha cambiato linea: dopo aver firmato, la settimana scorsa, un ordine esecutivo per accelerare la ricerca scientifica e favorire l’uso di psichedelici e funghi allucinogeni a uso terapeutico, ieri ha dato via libera all’allentamento delle restrizioni sulla marijuana medica, per consentire ricerca e maggiori opzioni terapeutiche.

Il nuovo procuratore generale Todd Blanche ha annunciato l’avvio di una procedura, che coinvolgerà il dipartimento della Salute, per arrivare a una nuova classificazione della cannabis anche dal punto di vista penale: dovrà passare dalla “Tabella I”, la stessa categoria dell’eroina, alla “Schedule III”, in cui rientrano comuni antidolorifici da prescrizione. Era ciò che aveva provato a fare l’ex presidente Biden, ma la procedura era stata rallentata da ritardi interni all’agenzia federale del farmaco. Da anni medici e ricercatori avevano chiesto maggiore accesso alla marijuana come possibile trattamento, spiegando che le restrizioni stavano rallentando la ricerca.

Il provvedimento, però, ha spaccato la base Maga. «È una correzione attesa da tempo che finalmente tratta la cannabis come medicina», ha detto Howard Kessler, sostenitore di Trump e fondatore del Commonwealth Project, gruppo a sostegno dell’uso terapeutico della marijuana. «Con questa decisione - ha invece commentato Kevin Sabet, presidente di Smart Approaches to Marijuana, contraria alla legalizzazione - ci troviamo di fronte all’amministrazione americana più pro-droga della storia». Alcuni parlano di «vittoria dei pazienti», altri di «vittoria dei Ceo della marijuana».

Mike Tyson in testa, sono molti gli amici del presidente che hanno fatto della cannabis un business in espansione. Mentre il podcaster conservatore Joe Rogan porta avanti da anni una campagna per favorire l’uso medico di Lsd e funghi allucinogeni. I conservatori tradizionali, però, sono sconvolti: la liberalizzazione della marijuana negli Stati democratici, sostengono, «ha favorito la crisi psichiatrica delle giovani generazioni». Trump, però, non li ha ascoltati: dopo aver firmato a dicembre un ordine esecutivo che chiedeva al dipartimento di Giustizia di accelerare le procedure per cambiare la classificazione della marijuana, ha deciso di sacrificare i vecchi repubblicani per riconquistare i più giovani, delusi dalle sue politiche. Inoltre, il maggior numero di arresti per reati legati al consumo di marijuana si registra in due Stati a guida repubblicana: Texas e Tennessee.

Il provvedimento non significa che la cannabis verrà legalizzata a livello nazionale, ma indica agli amministratori repubblicani una nuova strada da seguire, per non perdere la base giovanile. Perché l’erba, negli Stati Uniti, non è di destra o di sinistra: un sondaggio condotto questo mese da Economist/YouGov ha rilevato che il 53% degli adulti è favorevole alla legalizzazione della sostanza. E tra questi c’è il 35% di elettori repubblicani.

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