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Gaza, elezioni municipali a Deir al-Balah: è la prima volta in 20 anni. Test per Hamas

(afp)
L’unica città rimasta in piedi nella Striscia partecipa al voto indetto dall’Autorità palestinese nelle maggiori città della Cisgiordania sotto il suo controllo
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GERUSALEMME – Grandi striscioni con su i faccioni dei candidati e i loghi delle quattro liste elettorali in gara – per lo più a carattere familiare o tribale – che portano nomi semplici come “Futuro”, “Unità, “Rinascita” – ricoprono da giorni i muri di quel che resta di Deir al-Balah: un tempo “capitale dei datteri” di Gaza, situata nel centro della Striscia e per questo diventata durante la guerra città rifugio e hub degli aiuti umanitari. Qui, in dodici diverse location, comprese tende e ruderi di edifici rimasti senza tetto, sono allestiti i seggi dove 70mila palestinesi residenti oggi potranno scegliere, per la prima volta in vent’anni, i loro rappresentanti: esprimendo fino a cinque preferenze. I quindici candidati più votati entreranno in consiglio comunale e poi sceglieranno il sindaco tra loro.

A indire le elezioni municipali in tutto il territorio che governa è l'Autorità nazionale palestinese. Si vota infatti anche nelle principali città della Cisgiordania: e, finalmente, p…

GERUSALEMME – Grandi striscioni con su i faccioni dei candidati e i loghi delle quattro liste elettorali in gara – per lo più a carattere familiare o tribale – che portano nomi semplici come “Futuro”, “Unità, “Rinascita” – ricoprono da giorni i muri di quel che resta di Deir al-Balah: un tempo “capitale dei datteri” di Gaza, situata nel centro della Striscia e per questo diventata durante la guerra città rifugio e hub degli aiuti umanitari. Qui, in dodici diverse location, comprese tende e ruderi di edifici rimasti senza tetto, sono allestiti i seggi dove 70mila palestinesi residenti oggi potranno scegliere, per la prima volta in vent’anni, i loro rappresentanti: esprimendo fino a cinque preferenze. I quindici candidati più votati entreranno in consiglio comunale e poi sceglieranno il sindaco tra loro.

A indire le elezioni municipali in tutto il territorio che governa è l'Autorità nazionale palestinese. Si vota infatti anche nelle principali città della Cisgiordania: e, finalmente, pure nell’unica città della Striscia ancora parzialmente in piedi, quella che non è mai stata occupata dagli israeliani e conserva ancora un suo nucleo di residenti, perché non sono stati costretti a scappare. Chiaro che si tratta dunque di un voto altamente simbolico, e per almeno due motivi. Intanto, è una dimostrazione di unità nazionale tesa a sottolineare che Gaza è parte integrante del sistema politico palestinese. Una risposta al piano statunitense, che invece è volto a consolidarne la separazione dalla Cisgiordania occupata. Ma, soprattutto, è la prima che qui si vota dal 2006. Ovvero, da quando Hamas vinse le legislative e, dopo una breve guerra civile con Fatah, il partito del presidente Mahmoud Abbas, prese il controllo della Striscia, e non permise mai più le elezioni. Per molti giovani, è la prima occasione di esprimere la propria preferenza politica. E dunque gli analisti considerano questa minuscola elezione locale alla stregua di un test.

I miliziani di Hamas che hanno governato Gaza vent’anni e condotto gli attacchi del 7 ottobre, ufficialmente non partecipano alla competizione. Hanno infatti rifiutato di sottoscrivere la dichiarazione obbligatoria all’iscrizione, in cui si accettano i "programmi statali e politici e le risoluzioni internazionali" dell’Autorità, che implicitamente includo anche il riconoscimento dello Stato di Israele. Ciò nonostante, almeno una delle quattro liste in corsa è composta da candidati filo-Hamas. I risultati serviranno dunque ad avere il polso degli umori della gente. Test cruciale, dopo che un sondaggio realizzato dal “Palestinian Center for Policy and Survey Research” lo scorso ottobre – ovvero dopo l’accettazione della prima fase dell’accordo di cessate il fuoco che ha lasciato a Israele il controllo del 53 per cento del territorio della Striscia - ha rilevato che il 41 per cento dei residenti è ancora pro Hamas. E solo il 29 per cento sostiene, invece, Fatah. Un sondaggio realizzato in un momento particolare: dopo due anni della sanguinosissima guerra che ha provocato oltre 75mila morti. Il piano fortemente voluto dagli americani, entrato in vigore allora, prevede che la seconda fase dell’accordo comporti il disarmo di Hamas, il ritiro degli israeliani e la formazione di un nuovo governo palestinese apolitico e tecnico. Dopo il cessate il fuoco, Hamas ha però ripreso il controllo di Deir al-Balah e della zona costiera. Tanto che ora l’intelligence israeliana lancia un nuovo l’allarme. I miliziani, dicono, si sono ripresi, rafforzati, e hanno condotti nuovi arruolamenti: Israele ritiene che possano tornare a rappresentare un pericolo e non esclude un nuovo ricorso alle armi. Eppure, ai negoziati del Cairo Hamas ha segnalto per la prima volta l’intenzione di lasciare le armi.

Nell’attesa, gli elettori oggi trovano ai seggi scrutinatori reclutati fra le i lavoratori delle ong. Ed è stata ingaggiata “pure una società di sicurezza privata per proteggere le urne", come ha detto all’Afp il portavoce del comitato elettorale, Fareed Taamallah. Intanto, però, è proprio la polizia di Hamas a vegliare sul andamento delle elezioni. Sperando che non nascano alterchi. Il sindaco di Deir al-Balah, Nizar Ayyash – scelto, come tutti gli altri amministratori pubblici, dai miliziani, dopo che Israele aveva ucciso il precedente sindaco, Imad Jarou, ritenuto un membro attivo dell'ala militare del gruppo – si è detto già pronta a passare le redini dell’amminisrtazione comunale a chi vincerà le elezioni.

Nel resto della Cisgiordania, l’entusiasmo per le municipali è decisamente minore. Al voto sono chiamati 1,5 milioni di palestinesi, ma l’affluenza è tutt’altro che scontata. Molti non hanno apprezzato la legge che impone di aderire allo statuto dell’Autorità palestinese per potersi registrare. E poi, il dibattito politico è praticamente nullo e solo in poche città le liste di Fatah si confrontano con altre indipendenti: giacché si è cercato di evitare il più possibile di trasformare le urne in una sorta di referendum contro il vecchio Abbas, il cui governo è impopolare (con buona pace del fatto che buona parte dell’opposizione è interna al suo stesso movimento Fatah). Sulle schede della maggior parte delle 42 città che votano oggi, è presenta una sola lista: il che significa che si vince senza bisogno dei voti. Sappiamo già che il prossimo sindaco di Nablus sarà una donna, Anan Al-Attir. Mentre l'imprenditore Yacoub Sa'adeh sarà il sindaco di Ramallah, sede dell'Autorità Palestinese. Non si vota, invece a Gerusalemme Est: dove le autorità israeliane hanno vietato qualsiasi attività politica palestinese nella città.

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