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La “flotta delle zanzare di Teheran”: l’arma segreta ispirata ai persiani che minaccia Hormuz

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Nugoli di barchini di assalto dei pasdaran sono stati visti agire nei giorni scorsi nel Golfo. Era successo già nel 2019
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C’è una foto scattata da un satellite che anticipa l’incubo. Risale al 4 dicembre 2019, durante la prima presidenza di Donald Trump. La portaerei Lincoln, la stessa che ha condotto il mese scorso gli attacchi sull’Iran, sta attraversando Hormuz. E un nugolo di barchini d’assalto dei pasdaran corre per affiancarla a soli trecento metri di distanza: le scie sono tante, almeno diciotto, e il fatto che siano visibili dallo spazio indica un’altissima velocità.

L’ammiraglia dell’Us Navy è scortata da vicino da un incrociatore e da un cacciatorpediniere. Ma la domanda di allora resta anche oggi l’interrogativo chiave: le navi sarebbero in grado di distruggere tutti i motoscafi prima che qualcuno esploda contro la portaerei?

Quell’immagine testimonia la minaccia della “mosquito fleet” di Teheran, la “flotta delle zanzare” che resta in agguato nel Golfo. Sono ancora centinaia, piccole e come gli insetti con una capacità limitata di infliggere danni, ma allo stesso tempo difficili da …

C’è una foto scattata da un satellite che anticipa l’incubo. Risale al 4 dicembre 2019, durante la prima presidenza di Donald Trump. La portaerei Lincoln, la stessa che ha condotto il mese scorso gli attacchi sull’Iran, sta attraversando Hormuz. E un nugolo di barchini d’assalto dei pasdaran corre per affiancarla a soli trecento metri di distanza: le scie sono tante, almeno diciotto, e il fatto che siano visibili dallo spazio indica un’altissima velocità.

L’ammiraglia dell’Us Navy è scortata da vicino da un incrociatore e da un cacciatorpediniere. Ma la domanda di allora resta anche oggi l’interrogativo chiave: le navi sarebbero in grado di distruggere tutti i motoscafi prima che qualcuno esploda contro la portaerei?

Quell’immagine testimonia la minaccia della “mosquito fleet” di Teheran, la “flotta delle zanzare” che resta in agguato nel Golfo. Sono ancora centinaia, piccole e come gli insetti con una capacità limitata di infliggere danni, ma allo stesso tempo difficili da neutralizzare. Tre giorni fa una formazione simile è uscita in mare, dimostrando come siano pronti a colpire.

La loro tattica si ispira agli antichi eserciti persiani: gli arcieri a cavallo dei Parti, veloci nello scagliare i dardi e poi fuggire. Le legioni del console Crasso vennero fatte a pezzi dalle loro frecce e dopo quella batosta i romani arruolarono cavalieri sarmati con la stessa abilità. Sono il modello degli sciami creati dai Guardiani della Rivoluzione a partire dal 1988 per sbarrare l’accesso a Hormuz, allestendo centinaia di scafi da combattimento.

Si sono procurati imbarcazioni e progetti ovunque, dalla Svezia a Hong Kong, prodotti poi in patria. Le Seraj-1 sono copiate dal Bladerunner51 della Bradstone Challenger, titolari del record di circumnavigazione della Gran Bretagna. Le più veloci di tutte sono nate dall’accordo con l’azienda di Fabio Buzzi, il genio delle gare offshore che ha concepito i vincitori di cinquanta campionati mondiali. Tra il 1998 e il 2005 l’Iran ha importato dall’Italia battelli completi e disegni, oltre a uno stock di motori Isotta Fraschini. Sono bolidi costruiti in kevlar, leggeri e rapidissimi: i Mil 40 toccano i 115 chilometri orari; i Mil 55 arrivano addirittura a 133 l’ora. In più si sono procacciati almeno 32 gommoni a scafo rigido con prestazioni simili. Le vendite sono cessate solo dopo le pressioni dell’amministrazione Bush sul governo Berlusconi. Poi Teheran si è rivolta a Cina e Nord Corea – da cui hanno preso pure un modello che rimane sommerso lasciando in superficie solo il posto di guida -, fino a diventare autonoma con catamarani di concezione nazionale.

Alcuni sono minuscoli: trasportano mitragliatrici e razzi. Altri hanno missili antinave e siluri. Altri ancora sono dotati di radar e armi contraeree. Contro obiettivi militari agiscono sempre in gruppo, con unità che danno copertura a quelle destinate a infliggere le stoccate. C’è la convinzione che una parte della flotta disponga di potenti cariche esplosive nella chiglia e sia affidata a piloti votati al martirio. Ma ne esistono pure di telecomandati, veri e propri droni naviganti già usati dagli Houthi yemeniti durante i raid contro i mercantili nel Mar Rosso.

Dopo avere affondato quasi tutte le navi militari iraniane, da metà marzo gli americani hanno scatenato la caccia alle “zanzare”. Caccia F18 Hornet e i velivoli blindati A10 Warthog sono rimasti in volo sulle coste, aprendo il fuoco contro i natanti in movimento o i nascondigli individuati dalla ricognizione dei droni. Queste missioni a bassa quota sono state ostacolate dalla presenza di missili terra-aria, che hanno sfiorato un Hornet e - secondo notizie non confermate – danneggiato un A10. Gran parte dei barchini però sono stati nascosti con cura: chiusi in capannoni, mimetizzati tra gli scogli o portati lontano dal litorale. La marina dei pasdaran – che conta cinquantamila uomini – si prepara da quasi quarant’anni alla sfida con gli americani.

Il 18 aprile 1988, dopo che un cacciatorpediniere Usa venne squarciato da una mina iraniana, il Pentagono ordinò una rappresaglia. In ventiquattr’ore di battaglia furono distrutte due piattaforme petrolifere trasformate in basi avanzate, due fregate, una motovedetta, due jet e diverse barche armate. In quella operazione – chiamata “Mantide Religiosa” – hanno avuto un ruolo fondamentale gli elicotteri d’attacco. Ora il Pentagono ha accumulato nel Golfo una quarantina di Apache e Super Cobra a cui, in caso di ripresa delle ostilità, potrebbe essere affidato il compito di eliminare i motoscafi: i loro missili Hellfire sono ritenuti i migliori per affrontare bersagli ad alta velocità.

Sorprende che i comandi statunitensi non ci abbiano pensato prima. Negli scorsi anni gli sciami marittimi dei Guardiani della Rivoluzione sono stati protagonisti di parecchi abbordaggi di petroliere e mercantili di armatori occidentali, usando poi gli equipaggi come strumento di pressione diplomatica. Di fronte a un’escalation di incursioni, nel 2020 è stata schierata pure una missione europea – EMASoH – con la presenza di una fregata italiana. E, oltre all’episodio della portaerei Lincoln, in almeno altre tre occasioni i pasdaran hanno mosso i loro bolidi verso la flotta Usa. Precedenti ignorati da generali e ammiragli nel momento di scatenare la guerra all’Iran.

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