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Ipotesi forfait Usa al G7 in Francia, i timori degli europei

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Il tycoon potrebbe collegarsi in video. Rischio defezione anche per il vertice dell’Alleanza ad Ankara
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NICOSIA – Un G7 francese senza Donald Trump. O comunque, con un presidente degli Stati Uniti che si collega solo in videoconferenza, distante a sufficienza da svuotare di senso il summit previsto tra cinquanta giorni a Evian. Un colpo ai partner occidentali, assestato nel pieno di una crisi internazionale che ha scavato un solco tra alleati. Se ne discute a Cipro, a margine della cena del Consiglio europeo. Uno scenario che alimenta i timori degli sherpa dei Ventisette e tiene in allerta le principali diplomazie europee. Anche perché si accompagna a un altro rischio, per adesso più remoto: una seconda defezione trumpiana al vertice Nato di Ankara del prossimo 7-8 luglio.

Un passo indietro, necessario. Alcuni mesi fa, quando ancora la guerra in Iran era soltanto un timore, Emmanuel Macron provò a blindare il “s…

NICOSIA – Un G7 francese senza Donald Trump. O comunque, con un presidente degli Stati Uniti che si collega solo in videoconferenza, distante a sufficienza da svuotare di senso il summit previsto tra cinquanta giorni a Evian. Un colpo ai partner occidentali, assestato nel pieno di una crisi internazionale che ha scavato un solco tra alleati. Se ne discute a Cipro, a margine della cena del Consiglio europeo. Uno scenario che alimenta i timori degli sherpa dei Ventisette e tiene in allerta le principali diplomazie europee. Anche perché si accompagna a un altro rischio, per adesso più remoto: una seconda defezione trumpiana al vertice Nato di Ankara del prossimo 7-8 luglio.

Un passo indietro, necessario. Alcuni mesi fa, quando ancora la guerra in Iran era soltanto un timore, Emmanuel Macron provò a blindare il “suo” G7 con una mossa a sorpresa: spostare l’inizio del summit dal 14 giugno — giorno in cui il presidente degli Stati Uniti compie gli anni — al 15 giugno. Un gesto di cortesia verso l’alleato, ma anche un indizio sui timori dell’Eliseo per un possibile forfait del tycoon.

Da allora molto è cambiato. In peggio. Innanzitutto il rapporto tra Trump e Macron, segnato da aspri scontri pubblici. Agli europei la Casa Bianca imputa di tutto, da settimane. Accusando gli alleati di essersi sfilati dal conflitto contro Teheran nel momento più difficile. Una tensione che ha portato ieri l’amministrazione Usa a invitare Vladimir Putin al G20 di Miami, a dicembre. Un nuovo sgarbo verso i big Ue che ha spinto il suo segretario alla Difesa Pete Hegsett a liquidare le discussioni tra Francia e Gran Bretagna su una possibile spedizione per lo Stretto di Hormuz come «chiacchiere inutili». Anche da questo sentimento anti-europeo nascerebbe la minaccia trumpiana di disertare il G7.

Il Dipartimento di Stato, contattato ieri da Repubblica sulla possibilità che una delegazione Usa partecipi in presenza al summit, non ha al momento risposto alla sollecitazione. Si tratterebbe di un salto di qualità nella strategia di disarticolazione degli attuali equilibri, dopo il colpo assestato già durante il G7 del 2025 in Canada. In quell’occasione, Trump lasciò a sorpresa il vertice senza spiegazioni per la prima offensiva in Iran.

Una scelta analoga, è il timore circolato nei giorni scorsi tra i partner continentali, potrebbe riguardare il vertice Nato. La questione è, se possibile, ancora più delicata. Se è vero che il presidente Usa ha più volte accusato i membri dell’Alleanza di mancanza di coraggio nella crisi iraniana, è altrettanto vero che difficilmente intende privarsi della sponda garantita dalla Turchia di Recep Tayyip Erdogan. Fonti di Ankara hanno garantito agli alleati la presenza di Trump, si apprende. Ma nuovi segnali di dissenso americano minacciano comunque il formato.

In questo senso, un dettaglio sembra decisivo: qualche giorno fa, il Pentagono ha spedito una lettera motivata alla Nato con la quale sollecita una cadenza biennale — e non più annuale — dei summit dell’Alleanza. Con un primo effetto: il vertice del 2027, ospitato dall’Albania, non dovrebbe tenersi in estate (come tradizionalmente accade), ma a novembre.

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