Regno Unito, tutti contro Trump: “Nessuno tocchi le Falkland”
di Enrico FranceschiniLONDRA – Dopo la Groenlandia, che ha minacciato di strappare alla Danimarca, se necessario con la forza, ora Donald Trump mette nel mirino anche le Falkland, per toglierle eventualmente al Regno Unito e darle all’Argentina. Per il momento sembra solo una provocazione, una “opzione” da mettere sul tavolo del presidente americano su come punire gli alleati della Nato, colpevoli secondo lui di non essere entrati in guerra in Iran al fianco degli Stati Uniti. Ma la notizia che il Pentagono sta “riesaminando” la questione della sovranità delle isole dell’Atlantico meridionale, per riconquistare le quali il Regno Unito ha combattuto nel 1982 una guerra contro l’Argentina, che le aveva invase, ha scatenato immediate e unanimi reazioni di sdegno a Londra.
“La sovranità delle Falkland appartiene al Regno Unito e niente cambierà in proposito”, ha dichiarato senza mezzi termini un portavoce di Downing Street, ricordando che gli abitanti dell’arcipelago votarono a stragrande maggioranza in un ref…
LONDRA – Dopo la Groenlandia, che ha minacciato di strappare alla Danimarca, se necessario con la forza, ora Donald Trump mette nel mirino anche le Falkland, per toglierle eventualmente al Regno Unito e darle all’Argentina. Per il momento sembra solo una provocazione, una “opzione” da mettere sul tavolo del presidente americano su come punire gli alleati della Nato, colpevoli secondo lui di non essere entrati in guerra in Iran al fianco degli Stati Uniti. Ma la notizia che il Pentagono sta “riesaminando” la questione della sovranità delle isole dell’Atlantico meridionale, per riconquistare le quali il Regno Unito ha combattuto nel 1982 una guerra contro l’Argentina, che le aveva invase, ha scatenato immediate e unanimi reazioni di sdegno a Londra.
“La sovranità delle Falkland appartiene al Regno Unito e niente cambierà in proposito”, ha dichiarato senza mezzi termini un portavoce di Downing Street, ricordando che gli abitanti dell’arcipelago votarono a stragrande maggioranza in un referendum del 2013 per rimanere un territorio d’oltremare britannico (soltanto 3 dei 1672 elettori votarono contro). Un concetto ribadito dalle autorità locali delle isole, che in un comunicato affermano di avere “piena fiducia nell’impegno del governo britannico a mantenere e difendere il nostro diritto all’autodeterminazione”, ovvero a rimanere parte del Regno Unito.
Sull’argomento, a Londra sono tutti d’accordo. Kemi Badenoch, leader dell’opposizione conservatrice: “La posizione espressa da Washington è assolutamente insensata. Appoggiamo le Falkland ed esse resteranno territorio britannico”. Nigel Farage, leader di Reform, il partito populista generalmente filo trumpiano, ma non in questo caso: “La questione è completamente non negoziabile. Non è possibile nemmeno cominciare un dibattito sulla sovranità delle Falkland”. Farage ha aggiunto che lo farà presente anche al presidente argentino Javier Milei, quando lo incontrerà fra qualche mese. Quanto a Ed Davey, leader del partito liberaldemocratico, commenta che la nuova minaccia americana a Londra offre nuove ragioni per cancellare la visita negli Usa di re Carlo, che deve cominciare lunedì: “Il presidente Trump”, dice Davey, “continua a insultare il nostro Paese”.
Nel complesso, la reazione britannica è stata meno diplomatica di quella della Spagna, anch’essa minacciata nell’email del Pentagono rivelata dall’agenzia Reuters che citava un “riesame” della sovranità delle Falkland: secondo cui Washington potrebbe considerare la possibilità di espellere Madrid dalla Nato, anche in questo caso come ritorsione per il mancato sostegno alla guerra in Iran. “Non basiamo i nostri rapporti sulle email, bensì su documenti e posizioni ufficiali di governo, in questa circostanza del governo americano”, ha osservato un portavoce del premier spagnolo Pedro Sánchez. Più tardi una fonte della Nato ha fatto notare che il patto atlantico “non prevede la sospensione o espulsione” di Paesi membri.
Le Falkland sono diventate una colonia britannica nel 1833. L’Argentina le ha sempre rivendicate come proprie, affermando di averle ereditate dalla corona spagnola e citando la loro prossimità con il continente sudamericano. Nel 1982, dopo che il generale Leopoldo Galtieri, che guidava la dittatura militare argentina dell’epoca, aveva invaso le isole con un attacco a sorpresa, la premier britannica Margaret Thatcher ordinò a una flotta navale di liberarle: ne risultò una guerra di due mesi e mezzo, vinta dal Regno Unito, in cui morirono 649 soldati argentini e 255 militari britannici. Nel 2024, il presidente argentino Milei, discepolo politico di Trump, ha detto di volere preparare una “tabella di marcia” per riprendere le Falkland, ma solo, ha specificato, attraverso metodi diplomatici. Non sembra intenzionato a una nuova guerra contro Londra, a dispetto delle “opzioni” messe dal Pentagono sul tavolo di Trump.