WASHINGTON – Farsi trovare pronti per l’impeachment dal primo giorno in cui il nuovo Congresso entrerà in carica a gennaio prossimo, dopo le elezioni di midterm di martedì 3 novembre. Secondo il sito Axios, un gruppo di parlamentari democratici sta spingendo il Partito a scegliere questa strategia, anche se era fallita per due volte durante la precedente amministrazione Trump, nella convinzione che stavolta il risentimento fra gli stessi repubblicani potrebbe essere così forte da fargli ripetere il destino di Richard Nixon. Tutto sembra dipendere da come andranno le elezioni, ossia se la prevista sconfitta del Grand Old Party si realizzerà davvero, e avrà proporzioni così disastrose da convincere gli stessi sostenitori del presidente che è venuto il momento di voltare pagina, se non vogliono rischiare di perdere il controllo degli Stati Uniti per una generazione.
Axios ha parlato con diversi deputati dell’ala sinistra del Partito democratico, come Delia Ramirez dell’Illinois e Yassami…
WASHINGTON – Farsi trovare pronti per l’impeachment dal primo giorno in cui il nuovo Congresso entrerà in carica a gennaio prossimo, dopo le elezioni di midterm di martedì 3 novembre. Secondo il sito Axios, un gruppo di parlamentari democratici sta spingendo il Partito a scegliere questa strategia, anche se era fallita per due volte durante la precedente amministrazione Trump, nella convinzione che stavolta il risentimento fra gli stessi repubblicani potrebbe essere così forte da fargli ripetere il destino di Richard Nixon. Tutto sembra dipendere da come andranno le elezioni, ossia se la prevista sconfitta del Grand Old Party si realizzerà davvero, e avrà proporzioni così disastrose da convincere gli stessi sostenitori del presidente che è venuto il momento di voltare pagina, se non vogliono rischiare di perdere il controllo degli Stati Uniti per una generazione.
Axios ha parlato con diversi deputati dell’ala sinistra del Partito democratico, come Delia Ramirez dell’Illinois e Yassamin Ansari dell’Arizona, secondo cui «la spinta per l’impeachment sarà preponderante». Perciò, ha aggiunto Ramirez, «dobbiamo costruire il caso, in modo che quando a gennaio riprenderemo il potere, avremo creato le condizioni per procedere. Bisogna raccogliere i fatti, tenere le audizioni dei testimoni, e lavorare su tutto».
Secondo un sondaggio condotto da Verasight, il 55% degli americani è favorevole all’impeachment, soprattutto dopo la guerra in Iran, e il 38% contrario. Sono numeri simili a quelli che aveva Nixon nell’agosto del 1974, e che lo costrinsero alle dimissioni prima ancora di iniziare il procedimento, perché la leadership del Gop lo aveva avvertito che non lo avrebbe difeso.
Nel giugno scorso il deputato democratico del Texas Al Green aveva presentato una mozione per l’impeachment di Trump, ma aveva ottenuto solo 78 voti tra i suoi compagni di partito, mentre 128 si erano schierati con i repubblicani per bocciarla. A dicembre la situazione si è invertita, e quando Green ha ripresentato la mozione, 140 democratici l’hanno approvata e solo 27 hanno votato con i colleghi del Gop. Quando poi Robin Kelly ha avanzato gli articoli per l’impeachment della segretaria alla Homeland Security Kristi Noem, 187 parlamentari l’hanno co-sponsorizzata. E questo, prima della guerra in Iran.
Ciò non vuol dire che l’impeachment sia una scommessa sicura, perché per essere approvato serve una maggiornaza di due terzi al Senato che non esisteva nel primo mandato e non esisterebbe oggi. Se però alle midterm i repubblicani venissero travolti da una sconfitta a valanga, la dinamica potrebbe cambiare e molti di loro potrebbero convincersi ad abbandonare il presidente al proprio destino per evitare guai peggiori all’intero schieramento conservatore.