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L’allarme del sindaco di Atene: “La città sta diventando un gigantesco albergo”

(afp)

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La capitale della Grecia vittima del sovraffollamento turistico: nel 2025 sono stati 8 milioni i viaggiatori ospitati in una città di appena 700mila abitanti. Doukas: “Rischiamo di fare la fine di Barcellona”
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LONDRA – “Atene sta diventando un gigantesco albergo. Così non si può andare avanti”. A lanciare l’allarme è Haris Doukas, sindaco socialista della capitale della Grecia, eletto due anni fa con la promessa di renderla più verde e vivibile. Un impegno che ha mantenuto, facendo piantare quasi 4 mila alberi, creando parchi, giardini, playground per bambini e piste ciclabili. Ma nel frattempo la città, un tempo poco più di una breve tappa negli itinerari per raggiungere le isole dell’Egeo, ha attirato sempre più visitatori, diventando l’ennesimo caso di “overtourism”, il discusso fenomeno del sovraffollamento turistico.

L’anno scorso Atene ha accolto 8 milioni di turisti, troppi, afferma il sindaco, per una città di appena 700 mila abitanti. In particolare, Plaka, il popolare quartiere sotto l’Acropoli, ha visto raddoppiare le presenze. Il moltiplicarsi degli affitti brevi, attraverso app come Airbnb, l’apertura di un gran numero di ristoranti, caffè e locali notturni, talvolta senza i ne…

LONDRA – “Atene sta diventando un gigantesco albergo. Così non si può andare avanti”. A lanciare l’allarme è Haris Doukas, sindaco socialista della capitale della Grecia, eletto due anni fa con la promessa di renderla più verde e vivibile. Un impegno che ha mantenuto, facendo piantare quasi 4 mila alberi, creando parchi, giardini, playground per bambini e piste ciclabili. Ma nel frattempo la città, un tempo poco più di una breve tappa negli itinerari per raggiungere le isole dell’Egeo, ha attirato sempre più visitatori, diventando l’ennesimo caso di “overtourism”, il discusso fenomeno del sovraffollamento turistico.

L’anno scorso Atene ha accolto 8 milioni di turisti, troppi, afferma il sindaco, per una città di appena 700 mila abitanti. In particolare, Plaka, il popolare quartiere sotto l’Acropoli, ha visto raddoppiare le presenze. Il moltiplicarsi degli affitti brevi, attraverso app come Airbnb, l’apertura di un gran numero di ristoranti, caffè e locali notturni, talvolta senza i necessari permessi, come i cocktail bar sul tetto di palazzine residenziali, hanno reso la capitale greca una meta desiderata non solo per visitare l’antico tempio che domina l’orizzonte ma anche per divertimenti scatenati e dolce vita. La conseguenza non sono soltanto ingorghi di auto e pedoni, ma il costo degli alloggi salito alle stelle per la popolazione locale, oltre a rumore, confusione e svuotamento di residenti dai quartieri invasi dai turisti.

“Rischiamo di fare la fine di Barcellona”, dice Doukas, un ex-docente di energia alternativa al Guardian di Londra. E come nella città catalana, dove sono state prese misure per contenere l’eccesso di turismo, tra cui nel 2027 un bando alla concessione di nuove licenze agli hotel e dal 2028 un completo divieto di affitti a breve termine, ora anche Atene corre ai ripari. Il sindaco ha presentato di recente un piano per proibire la costruzione di edifici troppo alti con vista sull’Acropoli, contenere il proliferare di bar e ristoranti, limitare le attività commerciali nel centro della città. Con sua sorpresa, ha ricevuto il sostegno dell’associazione albergatori, anch’essa convinta che occorre mettere un tetto al numero di nuovi hotel, b&b e simili nella capitale.

Atene e Barcellona fanno parte di un gruppo di 15 città i cui sindaci hanno proposto all’Unione Europea un programma congiunto di iniziative radicali per affrontare la crisi del sovraffollamento turistico. “Abbiamo formato presso l’amministrazione comunale un apposito ufficio per edifici da restaurare con fondi della Ue”, racconta Doukas. “Vogliamo incentivare le giovani famiglie a rimanere a vivere in centro. Non possiamo lasciarci soffocare da cemento, grattacieli e speculazioni edilizie. Atene è per i suoi abitanti, non soltanto per chi vuole sfruttarla a fini commerciali. Non può diventare un gigantesco albergo.”

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