La chiamata tra Netanyahu e Mbz, poi la decisione. Così Israele ha mandato l’iron dome negli Emirati
dalla nostra inviata Laura LucchiniDUBAI – E’ un inedito militare assoluto ed è destinato a ridisegnare l’architettura della sicurezza regionale così come gli Accordi di Abramo come conosciuti fino ad ora. Durante le settimane di intensi bombardamenti iraniani sugli Emirati Arabi, Israele ha schierato per la prima volta fuori dal suo territorio l’Iron dome – insieme a decine di soldati dell’Idf. E la notizia ridisegna gli equilibri dell’area.
Cos'è l'Iron Dome e come funziona il sistema di difesa aerea che protegge Israele
Secondo uno scoop di Axios che non è stato smentito, Israele avrebbe trasferito nelle prime settimane di marzo 2026, un’intera batteria di Iron dome completa di intercettori Tamir in territorio emiratino, insieme a decine di soldati dell’Idf. Facendolo ha trasformato la normalizzazione delle relazioni in una vera e propria integrazione militare.
Ci sarebbe stata una chiamata diretta t…
DUBAI – E’ un inedito militare assoluto ed è destinato a ridisegnare l’architettura della sicurezza regionale così come gli Accordi di Abramo come conosciuti fino ad ora. Durante le settimane di intensi bombardamenti iraniani sugli Emirati Arabi, Israele ha schierato per la prima volta fuori dal suo territorio l’Iron dome – insieme a decine di soldati dell’Idf. E la notizia ridisegna gli equilibri dell’area.
Cos'è l'Iron Dome e come funziona il sistema di difesa aerea che protegge Israele
Secondo uno scoop di Axios che non è stato smentito, Israele avrebbe trasferito nelle prime settimane di marzo 2026, un’intera batteria di Iron dome completa di intercettori Tamir in territorio emiratino, insieme a decine di soldati dell’Idf. Facendolo ha trasformato la normalizzazione delle relazioni in una vera e propria integrazione militare.
Ci sarebbe stata una chiamata diretta tra Benjamin Nethanyahu e il presidente emiratino Mohammed bin Zayed Al Nahyan, dopo la quale Bibi avrebbe personalmente ordinato il dispiegamento. In seguito ai bombardamenti americani e israeliani sull’Iran iniziati lo scorso 28 febbraio, la reazione di Teheran si è sfogata ferocemente contro il vicino emiratino. Circa 550 missili balistici e oltre 2200 droni dei pasdaran sono stati diretti principalmente a infrastrutture civili, con un accanimento su Dubai e Abu Dhabi, e solo in parte minore su basi che ospitavano i soldati americani.
Lo “shock” degli emirati
Gli analisti emiratini descrivono la situazione come “uno shock”: nessuno si aspettava che Teheran, con cui Abu Dhabi manteneva comunque rapporti diplomatici solidi, avrebbe sfogato la sua retaliation sul Paese. Più che su chiunque altro, più che su Israele.
Ed è in questo contesto di shock che la decisione è stata presa, si scopre ora. Una fonte ufficiale emiratina ha successivamente descritto la situazione come “un momento rivelatore”. Ufficiali israeliani hanno detto ad Axios che l’Iron dome avrebbe intercettato decine di missili diretti verso il Paese. Allo stesso tempi, i soldati dispiegati sul terreno, hanno avrebbero preso di mira e neutralizzato le basi di lancio di missili a corto raggio nel sud dell’Iran.
Un nuovo livello di relazioni
Gli Emirati ancora faticano a capire le ragioni di questa ferocia. Ma intanto due ipotesi sembrano ineludibili: la prima è che per colpire Dubai dall’Iran non servono missili a lunga gittata. La seconda è per ciò che Dubai rappresenta, colpirla è come sferrare un colpo all’Occidente e a tutti i sui expat che la abitano, scatenando il panico.
L’approccio duplice israeliano – schermare i cieli e neutralizzare l’origine della minaccia – rappresenta un cambio radicale anche nella dottrina difensiva dello stesso Stato ebraico: dalla sola difesa domestica, a quella dei partner strategici. La presenza di soldati, boots on the ground, operativi con il loro sistema di difesa più simbolico, sottolinea che la relazione è passata di livello: dalla normalizzazione delle relazioni diplomatiche, a vera e propria alleanza militare in tempo di guerra.