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Mali, attacco jihadista contro governo golpista: russi in ritirata. Il Sahel rischia un nuovo caos

(reuters)

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Guerriglieri di Al Qaeda, insieme ai separatisti tuareg, hanno ucciso il ministro della Difesa e assaltato il nord, cacciando le forze di Mosca da un aeroporto
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L’offensiva è scattata all’alba di sabato, assalendo contemporaneamente cinque città e scatenando il terrore anche nella periferia della capitale. Un assalto coordinato e di massa, mai visto prima, che rischia di mettere in crisi il governo golpista del Mali e i mercenari russi che lo sostengono. Ma rappresenta una minaccia per l’intero Sahel, perché è stato condotto dai guerriglieri di Al Qaeda alleati con i separatisti tuareg.

(afp)

Il Mali è stato il primo Paese della regione dove il putsch dei generali nel 2020 ha espulso le forze occidentali e aperto le porte alla Wagner. Un esempio poi imitato dai confinanti Niger e Burkina Faso, facendo cadere l’intero Sahel nella sfera di influenza di Mosca. Le tre giunte militari hanno formato una federazione per coordinare gli sforzi nella lotta contro l’insurrezione jihadista. Ma sono stati i miliziani fondamentalisti a dare una prova di sincronizzazione.

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L’offensiva è scattata all’alba di sabato, assalendo contemporaneamente cinque città e scatenando il terrore anche nella periferia della capitale. Un assalto coordinato e di massa, mai visto prima, che rischia di mettere in crisi il governo golpista del Mali e i mercenari russi che lo sostengono. Ma rappresenta una minaccia per l’intero Sahel, perché è stato condotto dai guerriglieri di Al Qaeda alleati con i separatisti tuareg.

(afp)

Il Mali è stato il primo Paese della regione dove il putsch dei generali nel 2020 ha espulso le forze occidentali e aperto le porte alla Wagner. Un esempio poi imitato dai confinanti Niger e Burkina Faso, facendo cadere l’intero Sahel nella sfera di influenza di Mosca. Le tre giunte militari hanno formato una federazione per coordinare gli sforzi nella lotta contro l’insurrezione jihadista. Ma sono stati i miliziani fondamentalisti a dare una prova di sincronizzazione.

L'attacco a Bamako

Il primo attacco è avvenuto alla periferia di Bamako, la capitale. Hanno assalito la residenza del ministro della Difesa, il generale Sadio Camara. Un’autobomba kamikaze è esplosa, sbriciolando gran parte della palazzina, e poi è entrata in azione una squadra di combattenti. Il generale è stato ucciso: la morte è stata confermata dalla tv statale solo domenica notte. La versione ufficiale è che abbia affrontato armi alla mano l’irruzione, venendo ferito in modo letale. Camara è stato uno dei protagonisti del putsch del 2022 ed era considerato l’esponente della giunta più legato a Mosca.

(afp)

L’assalto dei tuareg nel nord

Il colpo più importante è avvenuto nel Nord, dove i tuareg vogliono fondare una repubblica indipendente. I ribelli dell’Azawad Liberation Front (FLA) si sono impadroniti del capoluogo Kidal. Sabato mattina hanno occupato il palazzo del governatore e una delle basi militari. I soldati dell’esercito si sono trincerati nell’aeroporto, assediato dai guerriglieri, dove era presente una guarnigione di Mosca. A quel punto è stata offerta ai russi la possibilità di andare via senza correre pericoli. Cosa che stando agli insorti sarebbe avvenuta: un filmato mostra una lunga colonna di veicoli abbandonare la postazione, senza ostacoli da parte dei miliziani.

Le autorità di Bamako invece sostengono che anche le truppe maliane si sono ritirate, riconoscendo di avere perso Kidal. I tuareg dichiarano di essersi impossessati pure di Gao, un antico centro sul fiume Niger con quasi 100 mila abitanti che dista 1.200 chilometri dalla capitale, ma il governo lo nega. Di sicuro i rivoltosi hanno espugnato la caserma cittadina e hanno fotografato la loro bandiera issata sugli spalti.

L’altro assalto principale è stato lanciato dalle schiere islamiste di Jama'at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (Jnim): una formazione affiliata ad Al Qaeda. E’ stata una vera prova di forza. Senza venire scoperti, i jihadisti sono riusciti a concentrare una grande quantità di uomini alle porte della capitale. All’alba si sono diretti contro due obiettivi: la periferia occidentale di Bamako e la città satellite di Kati, dove si trovano le basi militari più importanti. Hanno voluto dimostrare di potere aggredire il cuore della giunta militare, uccidendo il ministro della Difesa e assediando l’aeroporto internazionale presidiato dai reparti di Mosca.

I combattimenti sono andati avanti per ore. I russi hanno fatto intervenire un cacciabombardiere, elicotteri e velivoli telecomandati. Almeno uno dei loro elicotteri MI24 è stato abbattuto da un missile portatile e i qaedisti hanno scagliato numerosi droni bomba contro gli hangar, presi di mira pure con razzi e mortai. Sono stati fotografati diversi veicoli blindati distrutti lungo i viali dello scalo.

Domenica la situazione restava confusa. L’incursione contro la capitale sembra essere stata respinta mentre da Kati arrivano ancora notizie di scontri. I jihadisti avrebbero assalito pure la cittadina di Bourem e Sévaré, un crocevia stradale tra Bamako e Timbuctu, dove si parla di guerriglieri asserragliati nel centro: le immagini satellitari evidenziano incendi nell’aeroporto militare di Sévaré.

I russi contro “il complotto francese”

I canali social dell’Africa Corp, la struttura del ministero della Difesa di Mosca che ha inglobato i reduci della Wagner e preso il controllo delle attività nel Continente, ieri hanno diffuso video delle battaglie, sostenendo di avere inflitto “migliaia di perdite ai nemici”. Parlano di un’offensiva scagliata da 10-12 mila insorti appoggiati dalla Francia. La Aes – la confederazione delle giunte golpiste di Mali, Burkina Faso e Niger – denuncia “un complotto mostruoso sostenuto dai nemici della liberazione del Sahel”. Parigi ha sempre negato qualsiasi relazione con i ribelli tuareg, che nel 2024 sono stati aiutati da un nucleo dei servizi segreti ucraini.

I separatisti del Nord ieri hanno lanciato un appello alla Russia, chiedendo “di riconsiderare l’appoggio al governo militare del Mali, che fa soffrire la popolazione”. Proprio il comportamento delle truppe russe alimenta numerosi interrogativi: stupisce che la loro intelligence si sia fatta cogliere di sorpresa. E ci sono analisi che accreditano l’interesse del Cremlino a far divampare un’emergenza umanitaria nel Sahel: la vittoria dei jihadisti provocherebbe un esodo verso il Niger, dove si trovano le arterie chiave della migrazione diretta verso l’Europa. Una valutazione priva di riscontri: al momento il successo dell’offensiva rappresenta uno smacco per il Cremlino.

La paura nella regione

Tutta la regione guarda con preoccupazione all’avanzata jihadista. L’Ecowass, l’organizzazione economica degli Stati dell’Africa occidentale, da tempo è ai ferri corti con le giunte golpiste ma ieri ha invitato “tutti gli Stati, le forze di sicurezza e le popolazioni a unirsi e mobilitarsi per combattere questo flagello”. E’ la grande paura: le formazioni legate a Isis e ad Al Qaeda dilagano nel Sahel e stanno mettendo radici nei Paesi confinanti. La siccità causata dal riscaldamento globale brucia i pascoli mentre i governi locali sono corrotti e inefficienti: la povertà spinge molti giovani a entrare nei ranghi fondamentalisti, rendendoli sempre più potenti. Un dramma che prosegue nel disinteresse dell’Europa.

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