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Brexit, il ministro britannico per l’Europa: “Ecco perché ci avvicineremo sempre di più alla Ue”

Nick Thomas-Symonds 

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Intervista a Nick Thomas-Symonds: “Non torneremo nell’Unione ma il mondo è cambiato: difesa, sicurezza, commercio, se cooperiamo saremo tutti più forti. L’Erasmus è tornato e presto ci sarà mobilità per i giovani dei due blocchi, ma a due condizioni”
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LONDRA - Nick Thomas-Symonds, fedelissimo del premier Sir Keir Starmer, ministro britannico per l’Europa e capo-negoziatore del Regno Unito con l’Ue per riavvicinare Londra all’Unione Europea dopo la Brexit, ha visto la copertina dell’Observer di ieri? “Rejoin!”, torniamo in Europa, “tutti i tabù sono caduti”.

“Dobbiamo guardare avanti, non indietro. Ma il mondo è cambiato dopo la Brexit e gli accordi attuali tra Uk e Ue non sono adatti alle sfide di oggi. Il contesto politico, economico e di difesa è decisamente diverso. Abbiamo una guerra in Europa, altre in Medio Oriente e in settori strategici ci sono nazioni che comandano come la Cina, vedi l’acciaio, su cui dobbiamo trovare una soluzione. Per questo, con il vicepresidente della Commissione Maros Sefcovic, stiamo negoziando una nuova partnership tra Ue e Regno Unito. Sinora abbiamo ottenuto ottimi risultati: coordinamento su sicurezza e difesa, il ritorno dell’Erasmus e presto scambi alimentari più facili, un accordo sull’energia…

LONDRA - Nick Thomas-Symonds, fedelissimo del premier Sir Keir Starmer, ministro britannico per l’Europa e capo-negoziatore del Regno Unito con l’Ue per riavvicinare Londra all’Unione Europea dopo la Brexit, ha visto la copertina dell’Observer di ieri? “Rejoin!”, torniamo in Europa, “tutti i tabù sono caduti”.

“Dobbiamo guardare avanti, non indietro. Ma il mondo è cambiato dopo la Brexit e gli accordi attuali tra Uk e Ue non sono adatti alle sfide di oggi. Il contesto politico, economico e di difesa è decisamente diverso. Abbiamo una guerra in Europa, altre in Medio Oriente e in settori strategici ci sono nazioni che comandano come la Cina, vedi l’acciaio, su cui dobbiamo trovare una soluzione. Per questo, con il vicepresidente della Commissione Maros Sefcovic, stiamo negoziando una nuova partnership tra Ue e Regno Unito. Sinora abbiamo ottenuto ottimi risultati: coordinamento su sicurezza e difesa, il ritorno dell’Erasmus e presto scambi alimentari più facili, un accordo sull’energia e la mobilità giovanile. Abbiamo molti valori condivisi”.

Quanto è vitale che Regno Unito e Ue siano sempre più vicini, nonostante la Brexit?

“I rapporti con gli Usa saranno sempre cruciali. Ma, vedendo quanto accade nel mondo, quelli tra Uk e Ue dovranno essere sempre più stretti”.

Ma allora perché non tornare in Ue? Il sindaco di Londra Sadiq Khan, laburista come lei, ha detto su questo giornale che il governo e il partito dovrebbero fare campagna per rientrare nell’unione.

“Perché non dobbiamo tornare ai dibattiti del passato. Ma di certo faremo campagna per riavvicinare il più possibile il Regno Unito all’Ue. Pensate sia meglio Nigel Farage, che vuole recidere ogni legame con Bruxelles? Per non parlare del leader dei Verdi, Zack Polanski, che vorrebbe tornare in Ue ma abbandonare la Nato, cui appartengono 23 Paesi dell’Unione. Queste sono assolute fandonie. Noi siamo quelli seri. E nuovi accordi con la Ue creeranno più lavoro e abbasseranno le bollette e il costo della vita”.

Voi volete avere più accesso al mercato unico, ma restando fuori dall’Ue. Modello Svizzera?

“No, modello Uk-Ue, per essere sempre più uniti su sicurezza, energia e difesa. Avere regole comuni tra i due blocchi aiuterà il mutuo commercio e ci renderà entrambi più resilienti nelle crisi mondiali. Allinearci dinamicamente alle regole europee non è una parola sporca (come crede la destra di Farage, ndr). Abbiamo migliaia di aziende che hanno smesso di commerciare con la Ue a causa della Brexit”.

Però l’accordo sul fondo europeo per la Difesa “Safe” da 150 miliardi è saltato tra Ue e Regno Unito, per la retta (diversi miliardi) che vi ha chiesto Bruxelles per partecipare e l’ostruzionismo dei francesi…

“Vero, una grossa delusione. Ma possiamo comunque parteciparvi con il limite del 35% dei componenti dei nuovi progetti”.

Briciole per Londra.

“No. Siamo attivissimi nelle commesse e progetti con Paesi Nato, vedi gli accordi di fregate con la Norvegia e di jet con la Turchia. La sicurezza europea e quella britannica hanno bisogno l’uno dell’altra”.

Quanto è dura trattare con la Ue? Senza i francesi sarebbe meglio?

“Sono negoziati difficili, è vero. Non siamo d’accordo su tutto, ma c’è fiducia reciproca”.

Ma davvero riuscirete a trovare un accordo prima del grande summit Uk-Ue di fine giugno? Mi dicono che i negoziati vadano male e c’è il rischio che il vertice venga persino rinviato…

“No, le trattative vanno meglio di quanto prospettassi. Sono fiducioso che completeremo gli accordi fitosanitari, alimentari, sulle emissioni e anche sulla mobilità giovanile tra i due blocchi”.

Ciò permetterebbe ai giovani europei e britannici di lavorare e studiare liberamente tra Ue e Uk per un periodo di due anni. Ma voi volete mettere un tetto agli arrivi, osteggiato dalla Ue.

“Lo abbiamo stabilito un anno fa nel primo accordo. Così come il fatto che gli europei dovranno pagare le rette universitarie degli atenei britannici (per i non residenti, fino a decine di migliaia di euro, ndr). Sono fiducioso che troveremo un compromesso. Ma la nostra posizione non cambia”.

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