Pizzaballa: “Tutti soffrono ma c'è chi occupa e chi è occupato. Algoritmi decidono chi deve morire”
di Iacopo ScaramuzziUna lucida diagnosi, che riconosce il dolore di tutti ma distingue tra occupanti e occupati, e un estremo appello alle ragioni della convivenza della fraternità e della pace. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha pubblicato oggi una lettera pastorale indirizzata ai fedeli della sua diocesi, Gerusalemme, nella quale esorta i cristiani a vivere senza scoraggiarsi nell’attuale “disordine mondiale”.
“Il 7 ottobre 2023 e la guerra a Gaza hanno significato qualcosa di diverso e di dirompente per ciascuno dei due popoli di questa terra”, scrive il patriarca di Gerusalemme dei latini nel testo di 32 pagine. “Per i palestinesi rappresenta l’ultima, drammatica fase di una lunga storia di umiliazioni e di esodi. Per gli israeliani, invece, qualcosa di inedito: violenze che hanno fatto rivivere gli orrori accaduti in Europa ottant’anni fa”.
Addio multilateralismo
Prima di concentrarsi sulla missione dei cristiani di Gerusalemme e sulla disamina delle implicazioni pastorali concrete per fedeli, …
Una lucida diagnosi, che riconosce il dolore di tutti ma distingue tra occupanti e occupati, e un estremo appello alle ragioni della convivenza della fraternità e della pace. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha pubblicato oggi una lettera pastorale indirizzata ai fedeli della sua diocesi, Gerusalemme, nella quale esorta i cristiani a vivere senza scoraggiarsi nell’attuale “disordine mondiale”.
“Il 7 ottobre 2023 e la guerra a Gaza hanno significato qualcosa di diverso e di dirompente per ciascuno dei due popoli di questa terra”, scrive il patriarca di Gerusalemme dei latini nel testo di 32 pagine. “Per i palestinesi rappresenta l’ultima, drammatica fase di una lunga storia di umiliazioni e di esodi. Per gli israeliani, invece, qualcosa di inedito: violenze che hanno fatto rivivere gli orrori accaduti in Europa ottant’anni fa”.
Addio multilateralismo
Prima di concentrarsi sulla missione dei cristiani di Gerusalemme e sulla disamina delle implicazioni pastorali concrete per fedeli, sacerdoti, giovani e anziani, famiglie, scuole, ospedali, la lettera pastorale fa una “valutazione dell’attuale stato di disordine in cui sono precipitati la Terra Santa e il mondo”.
Pizzaballa, che nelle scorse settimane non ha lesinato critiche nei confronti del board of peace di Donald Trump, nota come ad un mondo nel quale “la comunità internazionale, e in particolare il mondo occidentale, ha creduto in un ordine internazionale basato su regole, trattati, multilateralismo” si è sostituito una situazione in cui “la guerra è diventata oggetto di un culto idolatra”, “i civili non sono più considerati vittime collaterali” e “alcune potenze mondiali, che un tempo si presentavano come garanti dell’ordine internazionale (…) scelgono da che parte stare non in base alla giustizia, ma in base ai propri interessi strategici ed economici”.
Gerusalemme, Gaza, Cisgiordania
Chiari i riferimenti all’attualità: “I Luoghi Santi, che dovrebbero essere spazi di preghiera, diventano campi di battaglia identitari. I testi sacri vengono invocati per giustificare violenze, occupazioni, terrorismo. Questo abuso del nome di Dio credo sia il peccato più grave del nostro tempo”, scrive Pizzaballa, al quale durante la Settimana santa la polizia israeliana aveva impedito di accedere al Santo Sepolcro.
A Gaza, dove Pizzaballa è stato più volte da quando è iniziato la guerra, “i nostri fratelli (…) hanno vissuto per anni sotto le bombe, senza acqua, senza cibo, senza medicine. E ora vivono tra le macerie”. In Cisgiordania “aumentano le aggressioni causate dall’occupazione e dalla totale assenza dello Stato di diritto, con un continuo aumento degli insediamenti. Se non si interrompe questa deriva, il rischio è la cristallizzazione di una situazione di occupazione permanente che erode ogni possibilità di una soluzione giusta e condivisa”. E in Israele, scrive il patriarca, “i nostri fratelli e sorelle vivono in un contesto diverso, ma non privo di problemi: discriminazione sociale, disuguaglianze economiche e una crescente insicurezza”.
Dolore e dolore
“Il dolore rimane sempre dolore, e non è nostra intenzione stilare una graduatoria della sofferenza”, scrive Pizzaballa. “Pur nel rispetto delle varie situazioni e riconoscendone la complessità, tuttavia, non le possiamo considerare tutte identiche: esiste una differenza tra chi esercita il potere e chi lo subisce, tra chi governa e chi è governato, tra chi possiede le armi e chi ne è minacciato, tra chi occupa e chi è occupato. Le responsabilità sono diverse. Riconoscere questa differenza è un atto di rispetto verso la giustizia e la verità”.
Uccisi con l’intelligenza artificiale
Il patriarca latino, più in generale, punta il dito contro l’uso dell’intelligenza artificiale nelle operazioni belliche: “Stiamo entrando in una fase in cui sono gli algoritmi a selezionare obiettivi, a compiere scelte che fino a ieri rimanevano esclusivamente umane”. Si domanda Pizzaballa: “Mi sono chiesto più volte, ad esempio: quante persone in queste ultime guerre del nostro territorio sono morte per ‘decisione di un algoritmo’?”.
Il patriarca latino di Gerusalemme lamenta che, anche a causa degli algoritmi dei social media, “sempre più ci si rinchiude in gruppi chiusi, in enclavi sociali dove si incontrano solo persone che la pensano allo stesso modo, che parlano lo stesso linguaggio, che condividono le stesse paure”.
“Una terra tanto contesa quanto amata”
Ma “questa Terra – tanto contesa quanto amata – è la casa di tutti: ebrei israeliani e arabi palestinesi; cristiani, ebrei, musulmani, drusi, samaritani, bahai e di qualunque altra fede. È Dio ad averci messi qui. Siamo noi cristiani, in particolare, ad avere un mandato preciso: essere sale e luce là dove siamo”. La lettera del cardinale Pizzaballa, intitolata “Tornarono a Gerusalemme con grande gioia”, sarà in libreria in Italia con la Libreria editrice vaticana dall’11 maggio.