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Attentato a Trump, pochi controlli e funzionari impreparati: la sicurezza diventa un caso

(reuters)

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La presenza insieme in sala del tycoon, del suo vice e dello speaker della Camera ha messo in pericolo l’intera catena di comando del Paese
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NEW YORK – Il sistema di sicurezza attorno al presidente era pieno di falle. A dirlo sono due “esperti” del settore: John Hinckley e Cole Tomas Allen. «Quello non è un posto sicuro per tenere eventi del genere», ha commentato il primo in un’intervista a Tmz parlando del Washington Hilton, dove sabato sera un uomo armato ha tentato di entrare nel salone che ospitava la cena dei corrispondenti della Casa Bianca. Hinckley, in libertà dal 2016, è l’uomo che nell’81 in quello stesso hotel tentò di uccidere Ronald Reagan, senza riuscirci. Allen invece è l’attentatore di sabato: nel manifesto inviato alla famiglia prima dell’attentato, aveva definito «folle» la security dell’hotel e parlato di «incompetenti».

Le loro parole arrivano nel mezzo della resa dei conti, partita già sabato notte, nell’amministrazione sulla gestione della sicurezza di Trump, vittima del terzo attentato in meno di due anni. Alla Casa Bianca hanno discusso il rafforzamento delle misure, tra cui l’obbligo di far indoss…

NEW YORK – Il sistema di sicurezza attorno al presidente era pieno di falle. A dirlo sono due “esperti” del settore: John Hinckley e Cole Tomas Allen. «Quello non è un posto sicuro per tenere eventi del genere», ha commentato il primo in un’intervista a Tmz parlando del Washington Hilton, dove sabato sera un uomo armato ha tentato di entrare nel salone che ospitava la cena dei corrispondenti della Casa Bianca. Hinckley, in libertà dal 2016, è l’uomo che nell’81 in quello stesso hotel tentò di uccidere Ronald Reagan, senza riuscirci. Allen invece è l’attentatore di sabato: nel manifesto inviato alla famiglia prima dell’attentato, aveva definito «folle» la security dell’hotel e parlato di «incompetenti».

Le loro parole arrivano nel mezzo della resa dei conti, partita già sabato notte, nell’amministrazione sulla gestione della sicurezza di Trump, vittima del terzo attentato in meno di due anni. Alla Casa Bianca hanno discusso il rafforzamento delle misure, tra cui l’obbligo di far indossare al presidente un giubbotto antiproiettile. Ma, ha detto la portavoce Karoline Leavitt, Trump «non smetterà di viaggiare in tutti gli Stati Uniti per incontrare gli americani». Cambierà, invece, tutto il resto. Nonostante le ripetute lodi del presidente e del ministro della Giustizia al Secret Service, che aveva arrestato l’attentatore, il direttore Sean Curran è in discussione. Ad accusarlo sarebbe il capo dello staff della Casa Bianca Susie Wiles, a sua volta incolpata di «non essersi presa le colpe dei continui fallimenti - hanno riferito alcuni funzionari - e di aver sottovalutato l’evento, non chiedendo misure straordinarie di protezione.

Eppure al gala avevano partecipato, fatto insolito, il presidente, il vice JD Vance e lo Speaker della Camera Mike Johnson, i primi due nella linea di successione. Gli Stati Uniti hanno rischiato dunque di vedere decapitata in una notte la principale catena di comando. La Casa Bianca ha ammesso che la questione della presenza contemporanea di Trump e Vance verrà discussa, e quasi certamente non si ripeterà, ma esserci arrivati solo dopo l’attacco pare un segnale preoccupante.

Secondo Real Clear Politics, Wiles ha scaricato la colpa sui due “ragazzi”, i figli del presidente, Donald Jr. ed Eric Trump, per aver sostenuto la nomina alla guida del Secret Service di Curran, già finito sotto accusa come capo del protocollo di sicurezza di Trump nel luglio 2024, quando il tycoon era rimasto ferito in un attentato a Butler, in Pennsylvania. Curran è diventato poi direttore del Secret Service. La nomina ha alimentato le teorie dei complottisti, secondo i quali l’attacco era stata una messinscena e la promozione il premio per aver guidato l’operazione.

Anche il direttore dell’Fbi Kash Patel - apparso nei video girati al gala dopo l’attentato, prima nascosto tra i tavoli, poi in mezzo al caos per strada in attesa di un Uber - rischia di pagare l’incompetenza. Lui, nel frattempo, ha scaricato la responsabilità sul nuovo segretario alla Sicurezza interna Mullin. Intanto lo staff della Casa Bianca ha chiesto conferma delle accuse mosse da alcuni media, tra cui Repubblica, secondo cui per entrare in sala bastava presentare un biglietto, senza mostrare documenti d’identità, e passare attraverso un metal detector, ma con controlli lontani da quelli usati negli aeroporti.

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