Cosa dice l’ultima proposta iraniana e perché gli Usa la respingono
dalla nostra inviata Laura LucchiniDUBAI – È un momento di stallo nei negoziati per mettere fine al conflitto iniziato dagli Stati Uniti contro l’Iran lo scorso 28 di febbraio. Nel weekend è salita la tensione tra le due parti negoziali, con l’Iran che ha fatto l’ultima mossa. Una nuova proposta è stata fatta arrivare a Washington attraverso i mediatori pachistani. La Casa Bianca ha accolto freddamente il gesto e ha detto “no”, pur non chiudendo la porta ad ulteriori trattative.
Che cosa contiene l’ultima proposta iraniana?
Rinvio della questione nucleare. Teheran ha proposto una scissione tra le ostilità militari e il dossier atomico. In pratica, ha chiesto di posticipare a data da destinarsi ogni discussione sull'arricchimento dell'uranio e sulle ispezioni Aiea. Trattare il cessate il fuoco come un'emergenza umanitaria e militare separata, evitando che l'accordo sulla fine della guerra dipenda dalle concessioni nucleari (punto che gli Usa considerano invece imprescindibile).
Riapertura immediata dello Stretto di Hor…
DUBAI – È un momento di stallo nei negoziati per mettere fine al conflitto iniziato dagli Stati Uniti contro l’Iran lo scorso 28 di febbraio. Nel weekend è salita la tensione tra le due parti negoziali, con l’Iran che ha fatto l’ultima mossa. Una nuova proposta è stata fatta arrivare a Washington attraverso i mediatori pachistani. La Casa Bianca ha accolto freddamente il gesto e ha detto “no”, pur non chiudendo la porta ad ulteriori trattative.
Che cosa contiene l’ultima proposta iraniana?
Rinvio della questione nucleare. Teheran ha proposto una scissione tra le ostilità militari e il dossier atomico. In pratica, ha chiesto di posticipare a data da destinarsi ogni discussione sull'arricchimento dell'uranio e sulle ispezioni Aiea. Trattare il cessate il fuoco come un'emergenza umanitaria e militare separata, evitando che l'accordo sulla fine della guerra dipenda dalle concessioni nucleari (punto che gli Usa considerano invece imprescindibile).
Riapertura immediata dello Stretto di Hormuz. Come gesto di "buona volontà" per sbloccare l'economia globale, l'Iran si è offerto di riaprire immediatamente lo Stretto, ponendo fine ai sequestri di petroliere e alle minacce dirette alla navigazione. L'Iran suggerisce di gestire il transito marittimo sotto un nuovo regime legale, possibilmente condiviso con l'Oman, per garantire la sicurezza internazionale delle rotte petrolifere.
Economia e sblocco dei Porti. In cambio dello sblocco dello Stretto, l’Iran esige che gli Usa rimuovano il loro blocco ai porti iraniani che impedisce l'export di greggio e l'import di beni di prima necessità. Chiedono inoltre l’annullamento delle sanzioni d'emergenza imposte all'inizio del conflitto, per permettere alla banca centrale iraniana di tornare a operare sui mercati internazionali.
La tregua permanente. A differenza delle "pause umanitarie" di pochi giorni proposte in precedenza, l'Iran esige ora una fine definitiva delle ostilità sottoscritta a livello internazionale, e il ritiro completo delle forze Usa e israeliane dalle zone di confine e dai territori occupati o colpiti durante l'avanzata iniziata il 28 febbraio
Riparazioni e Indennizzi. Teheran chiede infine che gli Stati Uniti (e i loro alleati) paghino risarcimenti finanziari massicci per la ricostruzione delle infrastrutture civili, delle reti elettriche e dei siti militari colpiti dai bombardamenti negli ultimi due mesi.
Perché gli Stati Uniti “non sono disposti ad accettare”?
La questione nucleare. Per gli Stati Uniti, l'obiettivo primario dell'intervento militare (iniziato il 28 febbraio 2026) era neutralizzare la capacità atomica iraniana. Accettare un rinvio dei negoziati nucleari equivarrebbe, secondo Washington, di continuare ad arricchire uranio per arrivare, in ultima istanza, a produrre l’arma nucleare.
"Zero enrichment". Gli Usa mantengono la linea del "livello zero" per l'arricchimento dell'uranio. L'Iran, invece, continua a rivendicare il diritto all'arricchimento per scopi civili, un punto su cui non c'è stato alcun compromesso.
Garanzie sui proxy. La proposta iraniana non menzionava restrizioni al supporto per gruppi come Hezbollah o le milizie in Iraq e Yemen, che continuano a colpire asset americani e israeliani.
Strategia della "massima pressione". La Casa bianca ritiene che il blocco navale stia funzionando e che l'Iran sia costretto a proporre accordi solo perché sotto estremo stress economico; pertanto, Washington preferisce continuare la pressione per ottenere una "resa nucleare" totale.