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“Trump vuole bocciare la proposta iraniana”. No a riaprire Hormuz senza parlare di nucleare

(agf)

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Negoziato in stallo, in arrivo nuovi mezzi militari, Rubio respinge l’ultima bozza di Teheran, e secondo la Cnn il presidente la rimanderà al mittente
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DUBAI – «Non possiamo tollerare che l’Iran gestisca lo stretto di Hormuz». Il punto finale dell’ennesima giornata di un negoziato che si muove al ritmo lento di una partita di scacchi, lo detta il segretario di Stato Usa Marco Rubio. È evidente che si tratta della linea della Casa Bianca. E infatti a stretto giro arriva l’indiscrezione della Cnn: «Il presidente Donald Trump ha lasciato intendere di non essere disposto ad accettare».

La trattativa

È una doccia fredda su una trattativa che è immobile da una settimana. Cioè da quando, lunedì scorso, gli iraniani hanno annunciato che avrebbero disertato i negoziati ad Islamabad, e Trump, con una delle mosse fino ad ora più riuscite, ha rilanciato il cessate il fuoco: unilaterale e a tempo indeterminato. La giocata ha spostato l’equazione temporale a favore degli Stati Uniti, che da quel momento sembrano non aver fretta di dare il passo successivo.

Da allora la delegazione di Teheran è stata due volte a Islamabad, ma gli americani si sono…

DUBAI – «Non possiamo tollerare che l’Iran gestisca lo stretto di Hormuz». Il punto finale dell’ennesima giornata di un negoziato che si muove al ritmo lento di una partita di scacchi, lo detta il segretario di Stato Usa Marco Rubio. È evidente che si tratta della linea della Casa Bianca. E infatti a stretto giro arriva l’indiscrezione della Cnn: «Il presidente Donald Trump ha lasciato intendere di non essere disposto ad accettare».

La trattativa

È una doccia fredda su una trattativa che è immobile da una settimana. Cioè da quando, lunedì scorso, gli iraniani hanno annunciato che avrebbero disertato i negoziati ad Islamabad, e Trump, con una delle mosse fino ad ora più riuscite, ha rilanciato il cessate il fuoco: unilaterale e a tempo indeterminato. La giocata ha spostato l’equazione temporale a favore degli Stati Uniti, che da quel momento sembrano non aver fretta di dare il passo successivo.

Da allora la delegazione di Teheran è stata due volte a Islamabad, ma gli americani si sono goduti la scena da lontano. Nella sera di domenica Teheran ha depositato una nuova proposta: riaprire lo stretto di Hormuz immediatamente, per concentrare i negoziati sul nucleare dopo, in un secondo momento.

Cosa dice la proposta?

Teheran ha proposto la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, attualmente bloccato o fortemente limitato a causa del braccio di ferro militare con gli Stati Uniti. L'Iran suggerisce di gestire il transito marittimo sotto un nuovo regime legale, possibilmente condiviso con l'Oman, per garantire la sicurezza internazionale delle rotte petrolifere.

La proposta richiede però anche di rinviare la discussione sul programma nucleare a un secondo momento. L'Iran vorrebbe ottenere subito i benefici economici derivanti dallo sblocco dello Stretto senza dover prima cedere sulle rigide richieste americane riguardo all'arricchimento dell'uranio.

La reazione

Alla bozza firmata da Abbas Araghchi, ministro degli Esteri, l’omologo Rubio ha detto “no”. Senza però chiudere la porta: «Credo facciano sul serio, nel negoziato, considerata la situazione in cui si trovano», ha detto. Il riferimento è alla situazione economica della Repubblica Islamica, ma anche alle divisioni interne tra la leadership politica e i Guardiani della Rivoluzione. Dissidi sottolineati poche ore prima anche da Donald Trump («Non riescono a mettersi d’accordo al loro interno»), e che erano emersi pubblicamente nel momento in cui, venerdì, Mohamed Ghalibaf – ex militare e portavoce del parlamento – non si era unito alla delegazione verso Islamabad. Ieri 261 membri del Parlamento di Teheran hanno chiesto di includerlo di nuovo nel negoziato, facendo appello all’unità nazionale.

L’incontro con Putin

Una delle poche certezze di una situazione geopolitica fragile arriva da San Pietroburgo: «La ripresa del conflitto non è negli interessi dell’Iran», ha detto il presidente Vladimir Putin, ricevendo l’ultima tappa negoziale del tour di Araghchi: «Faremo tutto il possibile per raggiungere la pace». Il presidente russo ha anche annunciato di aver ricevuto un messaggio dal leader supremo Mojtaba Khamenei la scorsa settimana e di aver risposto augurandogli ogni salute e bene.

Di fronte a un negoziato opaco e un cessate il fuoco dichiarato unilateralmente, la presa di posizione del Cremlino appare sancire la volontà di dialogo. Da San Pietroburgo Araghchi ha però accusato gli Usa di «richieste eccessive» e «approcci sbagliati». E ha anche reiterato che quello di Hormuz, «è un problema internazionale, non solo iraniano».

Braccio di ferro su Hormuz

Il blocco imposto dagli Usa alle rotte di navigazione nello Stretto, effettuato dieci giorni fa in risposta a quello di Teheran, tiene la Repubblica islamica in scacco. Gli Usa chiedono il congelamento per dieci anni del programma di arricchimento e lo spostamento delle scorte di uranio arricchito al di fuori del Paese. Ed è su questo punto che sono collassati i negoziati. Per questo l’ultima bozza iraniana non rappresenta agli occhi degli americani alcuna svolta.

Ma mentre il braccio di ferro continua, il mondo osserva preoccupato lo Stretto, da cui ieri sono riuscite a sfuggire solo sette navi. A bordo delle altre 105 bloccate ci sono, stando a un conteggio della Bbc, 2.400 marinai che vivono da oltre due mesi in condizioni estreme.

Rischio escalation

Sono intervenute Berlino e Parigi. Mentre il prezzo del petrolio tornava a superare i 100 dollari al barile, il cancelliere Friedrich Merz ha accusato gli Usa: «L’Iran è più forte del previsto, gli Usa sono privi di strategia». Il presidente francese Emmanuel Macron ha invece rilanciato l’idea di colloqui con i pasdaran per sbloccare l’impasse.

Nel frattempo, nella regione, continua un consistente rafforzamento militare: nuove unità navali, sistemi di difesa e contingenti aggiuntivi segnalano come le parti si stiano preparando anche a un’escalation. È un equilibrio fragile, sospeso tra negoziato e deterrenza.

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