TUNISI – I ribelli Tuareg, con il sostegno dei jihadisti di Jnim, hanno preso il controllo di Kidal, la città più importante del Mali settentrionale, nell’estremo nord-est del Paese. È il frutto dell’offensiva innescata dalle due forze, ormai alleate, nel fine settimana contro la giunta militare di Assimi Goita, che ha interessato anche le regioni centrali e la periferia della capitale Bamako, nell’estremo sud-ovest. Qui lunedì una calma apparente era ritornata, con le strade pattugliate dall’esercito regolare. Ma la giunta appare in serie difficoltà e vacilla il Mali come bastione principale della Russia di Putin nel Sahel.
I militari hanno conquistato il potere mediante due golpe nel 2020 e nel 2021. Allora Bamako aveva preso le distanze dalla Francia, che era presente con le sue truppe (l’operazione Barkhane, esaurita nel 2022), per aiutare il Paese a contrastare i jihadisti. I francesi sono stati sostituiti dai russi, prima tramite le forze paramilitari di Wagner, poi confluite ne…
TUNISI – I ribelli Tuareg, con il sostegno dei jihadisti di Jnim, hanno preso il controllo di Kidal, la città più importante del Mali settentrionale, nell’estremo nord-est del Paese. È il frutto dell’offensiva innescata dalle due forze, ormai alleate, nel fine settimana contro la giunta militare di Assimi Goita, che ha interessato anche le regioni centrali e la periferia della capitale Bamako, nell’estremo sud-ovest. Qui lunedì una calma apparente era ritornata, con le strade pattugliate dall’esercito regolare. Ma la giunta appare in serie difficoltà e vacilla il Mali come bastione principale della Russia di Putin nel Sahel.
I militari hanno conquistato il potere mediante due golpe nel 2020 e nel 2021. Allora Bamako aveva preso le distanze dalla Francia, che era presente con le sue truppe (l’operazione Barkhane, esaurita nel 2022), per aiutare il Paese a contrastare i jihadisti. I francesi sono stati sostituiti dai russi, prima tramite le forze paramilitari di Wagner, poi confluite nell’Africa Corps, sotto il controllo diretto del ministero della Difesa a Mosca. Ma i russi non sono stati capaci di sradicare il problema jihadista, che anzi si è aggravato (come nei due Paesi limitrofi, Burkina Faso e Niger, caduti anch’essi nell’orbita di Putin).
Attualmente sono 2500 i soldati russi presenti in Mali, ma il loro numero e i mezzi a disposizione si sono ridotti negli ultimi mesi, perché Mosca ha dovuto spostare una parte di queste forze sul fronte ucraino. Nel 2023 le truppe regolari del Mali avevano ripreso il controllo del Nord proprio grazie all’intervento dei militari russi. Nelle ultime ore, invece, diversi video postati sulla rete mostrano file dei loro mezzi sotto scorta che lasciano la città di Kidal. I Tuareg del Fronte per la liberazione dell’Azawad (Fla), in lotta da anni nel Nord-Est del Paese, per ottenere l’indipendenza dal potere centrale, hanno occupato Kidal con l’aiuto di Jnim (Gruppo di sostegno all’islam e i musulmani), affiliato ad Al Qaeda, e hanno annunciato di aver trovato un accordo per l’evacuazione pacifica dei russi dalla città, verso la Libia. Anche il destino delle forze di Mosca nel resto del Paese diventa oggi incerto.
Uno degli assalti di sabato ha colpito la residenza di Sadio Camara, in un quartiere di Bamako, nel corso del quale il ministro della Difesa, 47 anni, è stato ucciso. Numero due della giunta, parlava russo e da giovane aveva studiato a Mosca. Proprio lui era stato il principale artefice dello sbarco di Wagner prima e di Africa Corps dopo nel Paese. Quanto ad Assimi Goita, non è più apparso in pubblico, né ha fatto comunicazioni e vivrebbe rintanato in una residenza segreta e sorvegliata a Bamako. I regimi militari di Burkina Faso e Niger parlano di «complotto sostenuto da nemici». La Francia esprime «grande preoccupazione».