“Torno negli Stati Uniti in uno dei periodi più bui dell’autoproclamata ‘prima democrazia al mondo’, un momento in cui le contraddizioni sistemiche peggiorano, il razzismo e la violenza dilagano, lo stato di diritto è in pericolo, la tutela dell’ambiente è stata ricacciata indietro di decenni”. Così la street artist italiana e attivista Laika1954 spiega a Repubblica il suo nuovo progetto, che la vede di nuovo in America tre anni dopo la precedente missione. “Allora c’era Biden alla presidenza, e il livello di ingiustizia, di divario sociale e di rispetto dei diritti umani era già preoccupante”.
Laika è a Los Angeles, ha appena completato un murale a Melrose avenue, il distretto dell’arte. Si chiama “There is no peace without human rights” e ritrae la Dichiarazione universale dei diritti umani che schiaccia un carro armato. “E’ la mia denuncia di un mondo che si arma e taglia la spesa pubblica, soprattutto sanità e istruzione”, dice l’artista dal volto nascosto. “Un mondo schiavo di un…
“Torno negli Stati Uniti in uno dei periodi più bui dell’autoproclamata ‘prima democrazia al mondo’, un momento in cui le contraddizioni sistemiche peggiorano, il razzismo e la violenza dilagano, lo stato di diritto è in pericolo, la tutela dell’ambiente è stata ricacciata indietro di decenni”. Così la street artist italiana e attivista Laika1954 spiega a Repubblica il suo nuovo progetto, che la vede di nuovo in America tre anni dopo la precedente missione. “Allora c’era Biden alla presidenza, e il livello di ingiustizia, di divario sociale e di rispetto dei diritti umani era già preoccupante”.
Laika è a Los Angeles, ha appena completato un murale a Melrose avenue, il distretto dell’arte. Si chiama “There is no peace without human rights” e ritrae la Dichiarazione universale dei diritti umani che schiaccia un carro armato. “E’ la mia denuncia di un mondo che si arma e taglia la spesa pubblica, soprattutto sanità e istruzione”, dice l’artista dal volto nascosto. “Un mondo schiavo di un sistema capitalista che ha bisogno periodicamente di conflitti e spargimenti di sangue per sopravvivere alla crisi”.
Chiaro il riferimento a Donald Trump e alle sue campagne militari. “L’esportazione della democrazia, del resto, è stata sempre una scusa. Con Trump viene meno anche questo aspetto, dato che lui ammette di attaccare paesi stranieri per puro interesse economico”.
La scelta della California come sede del progetto (è probabile che le sue opere appariranno anche a San Diego e Tijuana) è dovuta al fatto che lo Stato della costa occidentale è tra quelli che più si oppone alle politiche di Trump. “Si è ribellato alle deportazioni dell’Ice, è la culla delle Black Panther ed è uno Stato multiculturale e profondamente contraddittorio allo stesso tempo, quindi qui è più facile far emergere le contraddizioni culturali del sistema Usa”.
Il piano delle opere che Laika realizzerà in America rimane segreto. Si sa solo che si articolerà in diversi linguaggi espressivi e che avrà, tra i temi base, le deportazioni Ice, i Maga e il suprematismo bianco, i senzatetto, la resistenza civile NoKings e anche il mondiale di calcio 2026. “Ciò che accade negli Usa ha ripercussioni in Europa”, afferma la misteriosa artista. “L’ascesa di Trump ha rafforzato l’onda nera razzista, xenofoba e sovranista del nostro continente, mettendo a rischio la democrazia in ogni paese di un’Unione già debole e frammentata. Se quindi il far west politico diventa normale a Washington, diventa più difficile difendere lo stato di diritto a Roma, Parigi, Budapest, Berlino”.