Gli Emirati lasciano l’Opec: “Non ci ha protetto dall’Iran”. Colpo all’Arabia Saudita
dalla nostra inviata Laura LucchiniDUBAI – La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno, mentre a Gedda si riunivano i Paesi del Golfo. Gli Emirati Arabi hanno annunciato ufficialmente l’uscita dall’Opec, infliggendo un colpo pesante al cartello petrolifero e soprattutto al suo leader de facto, l’Arabia Saudita. È una decisione che si cova da anni ma si è consumata in un momento drammatico: una delle peggiori crisi energetiche di sempre, dovuta alla guerra in Iran.
Gli Emirati, con le loro enormi riserve e costi di estrazione tra i più bassi al mondo, hanno da tempo mal digerito i tagli alla produzione imposti dal gruppo di cui fanno parte da oltre 50 anni. Quote troppo rigide che, secondo Abu Dhabi, impedivano di sfruttare appieno il potenziale delle proprie risorse.
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DUBAI – La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno, mentre a Gedda si riunivano i Paesi del Golfo. Gli Emirati Arabi hanno annunciato ufficialmente l’uscita dall’Opec, infliggendo un colpo pesante al cartello petrolifero e soprattutto al suo leader de facto, l’Arabia Saudita. È una decisione che si cova da anni ma si è consumata in un momento drammatico: una delle peggiori crisi energetiche di sempre, dovuta alla guerra in Iran.
Gli Emirati, con le loro enormi riserve e costi di estrazione tra i più bassi al mondo, hanno da tempo mal digerito i tagli alla produzione imposti dal gruppo di cui fanno parte da oltre 50 anni. Quote troppo rigide che, secondo Abu Dhabi, impedivano di sfruttare appieno il potenziale delle proprie risorse.
Il timing dell’annuncio però è cruciale e si spiega solo con il contesto geopolitico. Il mondo sta affrontando la peggiore crisi energetica da decenni, scatenata dal conflitto tra Usa, Israele e Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa circa oltre un quarto del petrolio e un quinto del gas naturale liquefatto mondiale. Il feroce attacco iraniano contro i Paesi del Golfo, in risposta ai bombardamenti di Usa e Israele, sta mettendo alla prova le alleanze regionali.
A Gedda ieri era stato convocato un vertice di emergenza del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Gcc). La foto di famiglia mette in luce le divisioni: Arabia Saudita e Qatar, che formano il blocco disposto a negoziare con l’Iran, erano rappresentate ai massimi livelli del governo. Abu Dhabi, che invece difende la linea dura con Teheran, aveva mandato il ministro degli esteri. L’annuncio sul petrolio è stato dato mentre il ministro lasciava il vertice. Gli Emirati sono stati il Paese più colpito della regione – con oltre 2800 tra missili e droni sparati dall’Iran- e hanno sposato la linea dura contro Teheran. «Ci vorranno generazioni per riacquistare la fiducia verso l’Iran», ha detto lunedì il consigliere diplomatico emiratino Anwar Ghargash, il quale ha anche lanciato una pesante frecciata agli stati membri del Gcc: «La posizione del Gcc è stata storicamente la più debole, considerando la natura dell’attacco e la minaccia che ha rappresentato».
Gli Emirati usciranno anche dall’Opec+, che include la Russia, frustrati dal sostegno di Mosca all’Iran durante il conflitto. «La mossa va interpretata come un riposizionamento strategico, piuttosto che come un gesto conflittuale o un allontanamento dai principi di mercato», ha commentato a Repubblica Ahmed Aleghfeli, analista emiratino.
In un momento in cui servirebbe più coordinamento tra i produttori, l’Opec perde uno dei suoi membri più importanti. «Siamo stati attivi all’interno del gruppo e abbiamo sostenuto tutte le decisioni prese, ma è arrivato il momento di guardare al futuro», ha detto il ministro dell’Economia Suhail al-Mazrouei, «il momento è giusto perché l’impatto su tutti i produttori è minimo».
Fonti vicine ad Adnoc, la compagnia nazionale, citate dal Financial Times, sottolineano da tempo il fastidio per un’organizzazione percepita come troppo dominata dagli interessi sauditi. Non è un mistero che negli ultimi anni gli Emirati abbiano spinto per una maggiore flessibilità.
L’uscita degli Emirati – terzo produttore del cartello – rischia di indebolire ulteriormente la coesione dell’Opec. E segnala che, nel nuovo disordine energetico globale, i singoli Paesi del Golfo stanno scegliendo strade sempre più autonome.
Il vero impatto della decisione si potrà misurare solo nel momento in cui verrà riaperto lo stretto di Hormuz e le esportazioni di gas e petrolio torneranno alla normalità. Ma il rimbalzo sui mercati è stato immediato: il Brent è salito sopra i 110 dollari al barile.
La prospettiva nel medio termine è quella di più petrolio disponibile sui mercati se Abu Dhabi deciderà di aumentare la produzione senza vincoli. In un momento che però richiederebbe totale stabilità, il cartello perde pezzi. E il Golfo appare frammentato.