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Dyer: “Per riavvicinarsi re Carlo non ha potuto dire che disprezza Trump”

(reuters)

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Intervista al celebre scrittore inglese sulla visita del sovrano negli Stati Uniti. “È ironico che chi in America si oppone a Donald gridando ‘No Kings’ ora debba affidarsi proprio a un monarca”
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LONDRA – Geoff Dyer, 67 anni, celebre scrittore inglese autore dell’ultimo “Compiti a casa” (il Saggiatore), una vita e carriera divisa tra Londra e gli Stati Uniti, cosa ne pensa della visita di re Carlo in America e del suo discorso?

«Purtroppo il nostro monarca non ha potuto dire quello che davvero pensa di Trump, poiché inviato dal governo a ricucire i rapporti tra Stati Uniti e Regno Unito. Se avesse potuto, gli avrebbe espresso tutto il disprezzo che sono certo che prova per quell’essere immondo».

Geoff Dyer

 

Trump ha messo in discussione la sovranità di territori legati alla Corona come il Canada e le Falkland, ma poi sono due persone molto diverse, basti pensare all’ambiente.

«Esatto. Ecco perché mi sono rammaricato a vedere Carlo mentre parlava al Congresso senza dire tutto quello che pensa veramente. Un gran peccato. Perché è una vergogna che qualcuno come Trump si permetta costan…

LONDRA – Geoff Dyer, 67 anni, celebre scrittore inglese autore dell’ultimo “Compiti a casa” (il Saggiatore), una vita e carriera divisa tra Londra e gli Stati Uniti, cosa ne pensa della visita di re Carlo in America e del suo discorso?

«Purtroppo il nostro monarca non ha potuto dire quello che davvero pensa di Trump, poiché inviato dal governo a ricucire i rapporti tra Stati Uniti e Regno Unito. Se avesse potuto, gli avrebbe espresso tutto il disprezzo che sono certo che prova per quell’essere immondo».

Geoff Dyer

 

Trump ha messo in discussione la sovranità di territori legati alla Corona come il Canada e le Falkland, ma poi sono due persone molto diverse, basti pensare all’ambiente.

«Esatto. Ecco perché mi sono rammaricato a vedere Carlo mentre parlava al Congresso senza dire tutto quello che pensa veramente. Un gran peccato. Perché è una vergogna che qualcuno come Trump si permetta costantemente di offendere il nostro Paese e pure il primo ministro britannico Sir Keir Starmer, sebbene anche io creda che non sia Winston Churchill. Eppure, se Churchill e Roosevelt erano uniti nella difesa della democrazia, ora il presidente americano rappresenta una minaccia enorme alla democrazia e alla pace nel mondo. Ma ovvio che Carlo non ha potuto dirlo. Eppure lo stimo molto, ed è bizzarro che lo dica un repubblicano come me. Perché per quanto esecri la monarchia, il re mi è sembrato evidentemente una persona molto più intelligente, sofisticata e meglio informata dell’inquilino della Casa Bianca che stiamo cercando di imbonire. Ma è una perdita di tempo».

Perché?

«Perché puoi cercare di addomesticare Trump quanto vuoi. Per lui conta solo la vanità e l’appagamento personale. Magari esprimerà dichiarazioni riconcilianti per qualche giorno. Ma tra una settimana sarà tutto come prima. Un appeasement nei suoi confronti è inutile, tempo perso. Trump è come un bambino di dieci anni: gli dai delle caramelle ed è contento per un po’, ma poi l’effetto passa».

Secondo lei il premier Starmer, inviando il sovrano in America poiché la Royal Family è strumento del soft power britannico, ha messo in difficoltà re Carlo?

«Sicuramente lo ha messo in una situazione complicata. Del resto, Starmer ha già dimostrato che il rapporto con quel matto di Trump lo mette in ansia, basti ricordare che a Washington aveva spedito il prima possibile anche il disgraziato Lord Mandelson come ambasciatore, per poi pentirsene amaramente e scatenare lo scandalo che ora potrebbe costringerlo alle dimissioni. È giusto provarci con Carlo, ma Trump ha purtroppo troppo potere nel mondo e, ahimè anche su noi britannici ed europei».

Però il “soft power” di re Carlo può funzionare. Durante la seconda visita di Stato di Trump nel Regno Unito l’anno scorso, sarebbe stato lui a convincere “The Donald” a non abbandonare l’Ucraina. Tema a lui (e a Londra) molto caro e che ieri sera ha ripetuto al Congresso Usa insieme alla necessità di difendere la Nato e l’ambiente.

«È vero, non bisogna mai sottovalutare Carlo. È ironico che gli oppositori e i manifestanti contro Trump in America, al grido di “No Kings”, ora debbano inneggiare e affidarsi proprio a un re per cercare di riportare ragionevolezza negli Stati Uniti. Un “King” che diventa alfiere della saggezza in America, la quale si è liberata dalla monarchia britannica esattamente 250 anni fa. Non è straordinario?».

Un monarca nuovo idolo degli attivisti per la democrazia.

«Certo. Eppure, solo qualche anno fa, gli americani avevano un presidente intelligente, sofisticato e rispettabile come Obama. Guardate in che guaio si sono cacciati ora invece, con Trump che sta mandando in bancarotta il mondo intero. Persino io da repubblicano oggi sostengo re Carlo. Non avrei mai pensato di dirlo in vita mia».

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