Londra, terrore antisemita: due persone accoltellate in un quartiere ebraico. Starmer: “Inquietante”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – «Vergogna!», «Dimettetevi!». A Golders Green, uno dei quartieri più ebraici di Londra, monta la rabbia contro il capo di Scotland Yard, Sir Mark Rowley, e la deputata locale, la laburista (e anch’ella ebrea) Sarah Sackman. Entrambi ritenuti responsabili, insieme al governo Starmer, di non proteggere la comunità. Perché oggi c’è stato l’ennesimo attacco antisemita in Inghilterra. Dopo i massacri di ebrei da parte di Hamas il 7 ottobre 2022 e la successiva, devastante guerra di Israele a Gaza, oramai si contano circa 4mila episodi o attacchi di antisemitismo all’anno oltremanica. Solo due giorni fa, sempre a Golders Green, era stato incendiato un memoriale ebraico.
A farne le spese oggi invece, poco dopo le 11 di mattina, sono stati due ebrei, ripetutamente accoltellati da un terrorista 45enne britannico di origini somale, solo perché portavano la kippah o uscivano dalla sinagoga in questo quartiere a nord di Londra. Il 76enne Nachman Moshe ben Chaya Sarah e il 34enne Moshe B…
LONDRA – «Vergogna!», «Dimettetevi!». A Golders Green, uno dei quartieri più ebraici di Londra, monta la rabbia contro il capo di Scotland Yard, Sir Mark Rowley, e la deputata locale, la laburista (e anch’ella ebrea) Sarah Sackman. Entrambi ritenuti responsabili, insieme al governo Starmer, di non proteggere la comunità. Perché oggi c’è stato l’ennesimo attacco antisemita in Inghilterra. Dopo i massacri di ebrei da parte di Hamas il 7 ottobre 2022 e la successiva, devastante guerra di Israele a Gaza, oramai si contano circa 4mila episodi o attacchi di antisemitismo all’anno oltremanica. Solo due giorni fa, sempre a Golders Green, era stato incendiato un memoriale ebraico.
A farne le spese oggi invece, poco dopo le 11 di mattina, sono stati due ebrei, ripetutamente accoltellati da un terrorista 45enne britannico di origini somale, solo perché portavano la kippah o uscivano dalla sinagoga in questo quartiere a nord di Londra. Il 76enne Nachman Moshe ben Chaya Sarah e il 34enne Moshe Ben Baila sono ricoverati, in gravi ma stabili condizioni. L’aggressore invece, un uomo con precedenti di violenza, droga e disturbi mentali, è stato prima placcato da un membro della associazione locale Shomrim, che fornisce sicurezza e sorveglianza al quartiere, e poi arrestato dalla polizia. A differenza che in passato, oggi le autorità sono subito giunte alla conclusione: «È terrorismo».
Di che matrice, però, non è chiaro. Scotland Yard ha citato la possibilità di «influenza di organizzazioni o stati stranieri», pur senza specificare. Oggi subito ha rivendicato, sui canali Telegram legati agli ayatollah iraniani, il gruppo sciita Harakat Ashab al-Yamin al-Islamiya: «È stato un nostro agente». Ma gli investigatori sono cauti. Il gruppo, legato a Teheran, si è assunto la responsabilità di molteplici attacchi antisemiti in Gran Bretagna e nel resto dell’Europa negli ultimi mesi, incluso il recente rogo di ambulanze di una ong ebraica poco lontano da Golders Green. Ma non sempre le sue rivendicazioni sono state considerate veritiere. Tuttavia, una settimana fa l’ambasciata iraniana a Londra, su Telegram, ha invitato i propri cittadini a considerare «il martirio» per la patria. Non esclusa al momento nemmeno la pista islamista e dell’Isis, responsabile dell’attentato contro la sinagoga di Manchester l’anno scorso, in cui vennero uccisi due fedeli.
Scioccato il primo ministro Keir Starmer, la cui moglie Victoria è anch’essa ebrea: «Molto preoccupante» è stata la sua prima reazione, per poi definire «spaventoso» l’accaduto: «Sradicheremo l’antisemitismo, ho convocato un vertice nazionale di emergenza per coordinare le prossime mosse. È inaccettabile che i cittadini ebrei debbano essere costretti a nascondere la propria identità». «Sono profondamente preoccupato» ha fatto sapere re Carlo, dagli Usa dove è in visita di stato insieme alla regina Camilla. Mentre il sindaco di Londra, il musulmano Sadiq Khan, si è detto «sconvolto» e ha promesso «ancora più polizia in città per proteggere la comunità ebraica».
Ma quest’ultima si sente sempre più nel mirino. Mentre Starmer è travolto dalle critiche. Una parte degli ebrei britannici gli rinfacciano il suo sostegno allo Stato Palestinese, secondo loro un lasciapassare alla violenza antisemita. È l’ennesimo paradosso di un primo ministro che ha sempre difeso la comunità ebraica e che non ha mai definito “genocidio” i massacri a Gaza. Ma anche per questo, stavolta a sinistra, una marea di elettori pro-Palestina sta disertando il Labour per i Verdi.