Amichevole, fino a un certo punto. La conversazione telefonica tra Donald Trump e Vladimir Putin è durata un’ora e mezza e, a sentire dal resoconto che ne fa il consigliere del presidente russo Yuri Ushakov, è stata «franca, amichevole e concreta», e quasi tutta incentrata sull’Iran. Putin si è calato nei panni del mediatore e si è fatto latore di una possibile soluzione per i 440 chili di uranio arricchito tuttora nelle mani dei pasdaran, uno dei punti cruciali per gli americani. Tuttavia, due elementi fanno pensare che la chiacchierata tra i due presidenti sia stata anche altro, qualcosa che la felpata definizione «franca e amichevole» volutamente non coglie.
Trump di «conseguenze estremamente nefaste per l’Iran, i Paesi vicini e per l’intera comunità internazionale» nel caso in cui Stati Uniti e Israele decidano di ricorrere di nuovo all’uso della forza in Medio Oriente. «Ritiene un’eventuale operazione di terra in Iran del tutto inaccettabile e pericolosa», afferma Ushakov. P…
Amichevole, fino a un certo punto. La conversazione telefonica tra Donald Trump e Vladimir Putin è durata un’ora e mezza e, a sentire dal resoconto che ne fa il consigliere del presidente russo Yuri Ushakov, è stata «franca, amichevole e concreta», e quasi tutta incentrata sull’Iran. Putin si è calato nei panni del mediatore e si è fatto latore di una possibile soluzione per i 440 chili di uranio arricchito tuttora nelle mani dei pasdaran, uno dei punti cruciali per gli americani. Tuttavia, due elementi fanno pensare che la chiacchierata tra i due presidenti sia stata anche altro, qualcosa che la felpata definizione «franca e amichevole» volutamente non coglie.
Trump di «conseguenze estremamente nefaste per l’Iran, i Paesi vicini e per l’intera comunità internazionale» nel caso in cui Stati Uniti e Israele decidano di ricorrere di nuovo all’uso della forza in Medio Oriente. «Ritiene un’eventuale operazione di terra in Iran del tutto inaccettabile e pericolosa», afferma Ushakov. Parole che contengono una minaccia, nemmeno troppo velata.
Dopo la telefonata, inoltre, Trump, incontrando alla Casa Bianca l’equipaggio di Artemis II, ha ribaltato l’agenda della conversazione, sostenendo che si sia focalizzata «soprattutto sull’Ucraina e solo un po’ sull’Iran». Ha sì confermato che Putin si è offerto di dare una mano per risolvere il conflitto con la Repubblica islamica, ma coi giornalisti ha voluto specificare di avergli risposto così: «Prima che mi aiuti tu, voglio far finire la tua guerra». Dunque quella contro l’Ucraina, entrata nel quinto anno, riguardo alla quale il tycoon è convinto che la fine sia vicina e che Putin possa essere pronto all’accordo. «Già da tempo per la verità, ma qualcuno glielo ha reso difficile».
L’ultima telefonata tra i due risale al 9 marzo scorso, nove giorni dopo l’inizio della campagna militare contro l’Iran. «Il presidente ritiene che la decisione di Trump di estendere il cessate il fuoco sia quella giusta, per dare possibilità alla trattativa e stabilizzare la situazione», spiega il consigliere di Putin. I due leader hanno parlato a fondo anche dell’uranio arricchito al 60 per cento, uno degli obiettivi cardine dei comandi militari americani. Stando a quanto ha riferito Ushakov all’agenzia Tass, «Putin ha proposto delle idee sul programma nucleare iraniano».
Non è chiaro di cosa si tratti e se la Russia si sia offerta di prendere l’uranio in carico e custodirlo. Già nei giorni scorsi Mosca - dopo la visita del ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi - si era detta disposta a trasferire fuori dai confini iraniani lo stock di materiale radioattivo, arricchito a un livello non lontano da quello necessario per costruire la bomba atomica. A giudicare dal commento di Trump, però, con quel suo «prima discutiamo di Ucraina», la Casa Bianca appare, se non infastidita, quantomeno cauta verso l’attivismo diplomatico russo nel quadrante mediorientale.
«Sono sicuro che troveremo una soluzione», dice Trump, ma parlando di Ucraina. Putin vuole dichiarare una tregua per il prossimo 9 maggio durante i festeggiamenti per la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale sulla Germania nazista. Il tycoon rivendica l’idea come sua. «Gliel’ho suggerito io». Anche lo scorso anno Putin aveva avanzato la proposta di tre giorni di cessate il fuoco per le celebrazioni, ma Kiev aveva rifiutato. «Il presidente americano crede che l’armistizio sia vicino. Sia lui che Putin hanno espresso valutazioni sul comportamento del regime di Kiev guidato da Zelensky il quale, istigato dagli europei e con il loro sostegno, sta seguendo una linea volta a protrarre il conflitto», dichiara infine Ushakov, rilanciando la trita narrativa del Cremlino. Che sicuramente il presidente della Federazione avrà riproposto a Trump.