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Espulsione immediata da Israele o processo, cosa succede ora agli attivisti della Flotilla

(afp)

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Dall’identificazione presso il porto di Ashdod alla procedura per lasciare o meno lo Stato di Israele
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TEL AVIV – L’identificazione presso il porto di Ashdod e poi la procedura per accettare o meno l’espulsione dallo Stato di Israele. È quello che aspetta gli attivisti della Flotilla fermati nella notte da Israele non lontano da Creta. La procedura ricalca in pieno quella già seguita in ottobre, quando ad essere fermata fu la prima Flotilla diretta a Gaza.

Allora i fermati avevano dovuto scegliere se accettare l’espulsione – come avevano fatto i parlamentari a bordo delle navi, che erano stati rilasciati immediatamente e fatti ripartire subito per i Paesi di origine – oppure contestarla, come avevano fatto la maggior parte degli attivisti. Stessa scelta che, da quello che si capisce, faranno le persone fermate la scorsa notte: se così fosse, saranno sottoposte a processo con l’accusa di “ingresso illegale nello Stato di Israele”.

Ad ottobre i militanti furono i trasferiti nel carcere di Ketziot, nel Sud del Paese, a poca distanza dal confine con Gaza, un carcere di massima sicurezza di…

TEL AVIV – L’identificazione presso il porto di Ashdod e poi la procedura per accettare o meno l’espulsione dallo Stato di Israele. È quello che aspetta gli attivisti della Flotilla fermati nella notte da Israele non lontano da Creta. La procedura ricalca in pieno quella già seguita in ottobre, quando ad essere fermata fu la prima Flotilla diretta a Gaza.

Allora i fermati avevano dovuto scegliere se accettare l’espulsione – come avevano fatto i parlamentari a bordo delle navi, che erano stati rilasciati immediatamente e fatti ripartire subito per i Paesi di origine – oppure contestarla, come avevano fatto la maggior parte degli attivisti. Stessa scelta che, da quello che si capisce, faranno le persone fermate la scorsa notte: se così fosse, saranno sottoposte a processo con l’accusa di “ingresso illegale nello Stato di Israele”.

Ad ottobre i militanti furono i trasferiti nel carcere di Ketziot, nel Sud del Paese, a poca distanza dal confine con Gaza, un carcere di massima sicurezza di cui avevano denunciato le condizioni di detenzione. Lunghe attese in ginocchio, botte durante gli spostamenti, mancanza di acqua e di aria condizionata con temperature alle stelle. Non è certo che lo stesso accadrà nelle prossime ore: non essendoci (come era ad ottobre) nessuna festività in corso e mancando ancora più di 24 ore all’inizio dello Shabbat, il fine settimana, la procedura di processo ed espulsione potrebbe essere più rapida e il carcere scelto più vicino al centro del Paese. Non solo: il numero degli attivisti fermati nella notte è inferiore a quello di coloro che erano stati bloccati ad ottobre (circa 400 persone). Per l’assistenza si è mossa l’ambasciata italiana a Tel Aviv.

"Circa 175 attivisti di oltre 20 imbarcazioni della 'flotilla dei preservativi'", che erano diretti verso la Striscia di Gaza, "sono ora diretti pacificamente in Israele", ha scritto su X il ministero degli Esteri israeliano, con un filmato che, secondo il post, mostra "gli attivisti mentre si divertono a bordo di imbarcazioni israeliane". Ieri lo stesso ministero sempre in un post su X, aveva pubblicato un video registrato a bordo di una barca della Flotilla. Secondo il ministero, "l' 'assistenza medica' trovata" sarebbe costituita da "preservativi e droga".

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