Germania, liti con Trump e critiche interne: fronda Cdu contro Merz, il governo è in bilico
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – L’ennesima giravolta non è servita a nulla. Stavolta Donald Trump sembra seriamente infuriato con Friedrich Merz. Nei giorni scorsi il cancelliere aveva dichiarato che l’Iran avrebbe «umiliato» gli Stati Uniti. Il presidente ha reagito prima minacciando di ritirare le truppe americane dalla Germania. Poi, oggi, ha invitato il leader conservatore a «dedicare più tempo a porre fine alla guerra con Russia e Ucraina (dove si è dimostrato totalmente inefficace!)» e lasciar perdere l’Iran. Nel mezzo, il cancelliere ha intrapreso un debole tentativo di ammansirlo, sottolineando l’importanza delle relazioni transatlantiche. Non è servito a calmare il presidente Maga.
L’ennesimo teatrino tra Berlino e Washington potrebbe aggravare la posizione di Merz, che secondo numerose fonti nel suo partito è in bilico. Il quotidiano Bild paventa persino il rischio di un voto di fiducia e di un governo di minoranza, e si specula già su un possibile successore del cancelliere. La Cdu è in riv…
BERLINO – L’ennesima giravolta non è servita a nulla. Stavolta Donald Trump sembra seriamente infuriato con Friedrich Merz. Nei giorni scorsi il cancelliere aveva dichiarato che l’Iran avrebbe «umiliato» gli Stati Uniti. Il presidente ha reagito prima minacciando di ritirare le truppe americane dalla Germania. Poi, oggi, ha invitato il leader conservatore a «dedicare più tempo a porre fine alla guerra con Russia e Ucraina (dove si è dimostrato totalmente inefficace!)» e lasciar perdere l’Iran. Nel mezzo, il cancelliere ha intrapreso un debole tentativo di ammansirlo, sottolineando l’importanza delle relazioni transatlantiche. Non è servito a calmare il presidente Maga.
L’ennesimo teatrino tra Berlino e Washington potrebbe aggravare la posizione di Merz, che secondo numerose fonti nel suo partito è in bilico. Il quotidiano Bild paventa persino il rischio di un voto di fiducia e di un governo di minoranza, e si specula già su un possibile successore del cancelliere. La Cdu è in rivolta contro un leader percepito come ondivago sulla politica estera – vedi le posizioni su Trump – poco coraggioso sulle riforme e troppo subordinato alla Spd sulla politica interna. E tanto per dare fuoco alle polveri il capogruppo della Spd Matthias Mersch ha detto oggi che Merz «è un problema gigantesco perché è impulsivo». In questo modo, ha aggiunto, «non si può guidare una cancelleria».
Secondo Bild la Cdu avrebbe spinto riservatamente Merz ad accettare due volte un eventuale voto di fiducia: prima della riforma delle pensioni dello scorso dicembre che aveva sollevato una rivolta tra i giovani del partito; e di nuovo pochi giorni fa, alla vigilia della controversa decisione dello sconto sulla benzina dopo le impennate dei prezzi dovute alla guerra nel Golfo. Il malcontento dei maggiorenti, dei parlamentari del partito e persino di una parte della cancelleria riguarda lo scarso coraggio sulle riforme: il voto di fiducia potrebbe servire a imporle. Oppure a ottenere un cambio di governo e della sua guida.
Le posizioni del cancelliere sono dettate spesso, ha raccontato una fonte a Bild, «dall’ultima persona con cui ha parlato». E troppo influenzate, secondo i malpancisti Cdu, dal vicecancelliere e leader della Spd, Lars Klingbeil. Intanto è cominciata a circolare l’ipotesi di imporre a Merz uno spin doctor, come era stata Eva Christiansen per Angela Merkel. Una figura che sta creando enorme malcontento è infatti il portavoce del cancelliere, Stefan Kornelius, che lo distoglierebbe troppo spesso dalle questioni di politica interna. Merz entrerebbe spesso in conflitto anche con il capo della cancelleria, Thorsten Frei.
I sondaggi
Le rivelazioni di Bild arrivano in un momento drammatico: gli indici di popolarità di Merz e del suo partito sono in cantina. Nell’ultimo sondaggio Forsa, il distacco tra l’Afd e la Cdu ha raggiunto 5 punti: 27% contro 22%. I Verdi sono al 15%, mentre la Spd – altro shock – è scivolata in quarta posizione, al 12%, ed è stata raggiunta dalla Linke: la sinistra radicale è l’unico partito che cresce, con l’ultradestra. Un altro sondaggio eloquente riguarda la fiducia nei confronti di Merz. È crollata al 15%, al di sotto di quella di Olaf Scholz, uno dei cancellieri più impopolari di sempre.