LONDRA – Howard Jacobson, premio Booker con “L’enigma di Finkler”, è il più celebre scrittore ebreo inglese vivente. Ora, a 83 anni, dice di non aver «mai provato un tale antisemitismo e odio in Inghilterra in vita mia».
Jacobson, è l’ennesimo e tragico attacco antisemita in Gran Bretagna, stavolta a Golders Green, a nord di Londra, dove vivono tantissimi ebrei.
«Non c’è abbastanza polizia a proteggerci. Ma soprattutto il governo non prende sul serio la minaccia antisemita, basti vedere le parole che usa il primo ministro Starmer: “Concerned”. Come si fa a essere solo “preoccupati”? È terribile».
Come si è arrivati a questo punto?
«Dopo il 7 ottobre e la guerra di Netanyahu a Gaza, l’odio verso Israele e gli ebrei è stato sempre più tollerato in questo Paese: prima nelle manifestazioni pro-Palestina ogni sabato con centinaia di migliaia di partecipanti, e successivamente anche in radio e tv, dove i presentatori oramai non interrompono o contestano più i messaggi di odio. È una globali…
LONDRA – Howard Jacobson, premio Booker con “L’enigma di Finkler”, è il più celebre scrittore ebreo inglese vivente. Ora, a 83 anni, dice di non aver «mai provato un tale antisemitismo e odio in Inghilterra in vita mia».
Jacobson, è l’ennesimo e tragico attacco antisemita in Gran Bretagna, stavolta a Golders Green, a nord di Londra, dove vivono tantissimi ebrei.
«Non c’è abbastanza polizia a proteggerci. Ma soprattutto il governo non prende sul serio la minaccia antisemita, basti vedere le parole che usa il primo ministro Starmer: “Concerned”. Come si fa a essere solo “preoccupati”? È terribile».
Come si è arrivati a questo punto?
«Dopo il 7 ottobre e la guerra di Netanyahu a Gaza, l’odio verso Israele e gli ebrei è stato sempre più tollerato in questo Paese: prima nelle manifestazioni pro-Palestina ogni sabato con centinaia di migliaia di partecipanti, e successivamente anche in radio e tv, dove i presentatori oramai non interrompono o contestano più i messaggi di odio. È una globalizzazione dell’Intifada. La libertà di espressione è un’arma a doppio taglio: è una cosa bellissima ma allo stesso tempo non si possono permettere messaggi d’odio. Ora, invece, non ci sono più filtri, ed è in corso una disumanizzazione degli ebrei, per farli passare come i nuovi nazisti. E dunque una normalizzazione dell’antisemitismo. I morti e la devastazione delle guerre in Medio Oriente per mezzo di Israele sono indiscutibili. Ma cosa c’entrano un 70enne o un 30enne accoltellati a caso a Londra, come avvenuto ieri? Che colpa hanno? Si torna allo stesso problema, alla stessa piaga millenaria, agli stessi pregiudizi: uccido gli ebrei perché sono malvagi e se lo meritano».
Anche solo a leggere i commenti online sotto le notizie di attentati terroristici antisemiti, una reazione comune è: “Questo non è niente in confronto ai morti di Gaza”. Teme un nuovo relativismo culturale dell’antisemitismo?
«Assolutamente sì. Questo tipo di relativismo è pericolosissimo. Certo che quanto accaduto a Gaza è estremamente crudele, una cosa di una brutalità enorme, e poi ci sono state le guerre in Libano e in Iran. Ma cosa c’entriamo noi ebrei che viviamo qui in Inghilterra? E poi non tutti gli ebrei sono israeliani. Invece, oggi per molti un regime sanguinario come l’Iran viene oramai considerato una vittima innocente».
Crede che le azioni e le guerre di Netanyahu aumentino l’odio contro Israele e gli ebrei?
«Purtroppo l’antisemitismo e la minaccia contro noi ebrei sono sempre esistiti, anche prima di Netanyahu, del quale ovviamente non condono le azioni, anche se non sono d’accordo con la definizione di genocidio a Gaza. Questa è la realtà dei fatti: abbiamo sempre avuto bisogno di guardie fuori le sinagoghe o le scuole ebraiche. Non siamo mai stati davvero al sicuro. Siamo sempre sotto assedio. Io a Londra non vivo in un quartiere ebraico, quindi magari lo percepisco meno. Ma di certo non mi sento al sicuro. Oggi ho pianto alla notizia dell’attentato a Golders Green. A volte con mia moglie Jenny pensiamo addirittura di trasferirci in Israele, ma poi diciamo sempre: “Non possiamo andarcene così”».
È il momento peggiore per lei per vivere in Inghilterra?
«Sì. Non ho mai provato una tensione e una paura simili. Sono di Manchester e certo c’era antisemitismo nel nord dell’Inghilterra nel secolo scorso, basti pensare alle marce di Oswald Mosley contro di noi. Ma io da bambino, e anche mio padre all’epoca, non eravamo terrorizzati come lo sono adesso».