Addio a Craig Venter, pioniere delle genetica. Sequenziò il Dna umano
di Elena DusiVenter al timone della sua barca a vela Sorcerer
Craig Venter era uno scienziato contro tutti gli scienziati. «Non ho idea di cosa lei si occupi – gli aveva detto un senatore che una volta l’aveva incontrato – ma dal numero e dal livello dei suoi nemici, deve essere importante». Il maestro degli studi sul Dna, il più rapido a sequenziare il genoma umano, è morto ieri a 79 anni in California per un tumore. Si era fatto le ossa nel tempio della ricerca medica degli Stati Uniti, i National Institutes of Health (Nih): il massimo del rigore e dell’ufficialità. Era saltato negli anni ’80 in groppa alla genetica, disciplina giovane e scalpitante come un puledro. Diventato il più bravo di tutti – ed essendone perfettamente conscio - aveva poi sbattuto la sua prima porta in faccia ai colleghi e se n’era andato.
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Craig Venter era uno scienziato contro tutti gli scienziati. «Non ho idea di cosa lei si occupi – gli aveva detto un senatore che una volta l’aveva incontrato – ma dal numero e dal livello dei suoi nemici, deve essere importante». Il maestro degli studi sul Dna, il più rapido a sequenziare il genoma umano, è morto ieri a 79 anni in California per un tumore. Si era fatto le ossa nel tempio della ricerca medica degli Stati Uniti, i National Institutes of Health (Nih): il massimo del rigore e dell’ufficialità. Era saltato negli anni ’80 in groppa alla genetica, disciplina giovane e scalpitante come un puledro. Diventato il più bravo di tutti – ed essendone perfettamente conscio - aveva poi sbattuto la sua prima porta in faccia ai colleghi e se n’era andato.
Di quel momento raccontava: «È stato il più difficile della mia vita. Lì ho perso tutto e guadagnato tutto». Con la sua abilità era riuscito a raccogliere fondi privati e aveva fondato il Craig Venter Institute tra il Maryland e la California. Poi nel 1990, all’orizzonte era apparso il traguardo più ambizioso: il sequenziamento (cioè la lettura) dei 3,3 miliardi di basi che compongono l’intero genoma umano. La scienza ufficiale – i National Institutes of Health – si era subito imbarcata nell’impresa con il massimo della fanfara, 3 miliardi di finanziamenti e circa mille scienziati al lavoro per lo Human Genome Project. Venter, mettendo i piedi nel piatto, nel 1998 accusò i suoi vecchi colleghi di lavorare in modo lento, inefficiente e dispendioso. Annunciò che li avrebbe battuti sul tempo e ci riuscì, in due anni, con un decimo della spesa e usando proprio il suo Dna per il sequenziamento.
Il presidente americano Bill Clinton, per evitare che lo smacco del suo progetto ufficiale fosse troppo evidente, usò tutta la sua influenza e trasformò il duello scientifico in un pari e patta. Nel 2000, all’annuncio ufficiale, Venter e il rappresentante dello Human Genome Project (Francis Collins) si presentarono l’uno accanto all’altro, insieme a Clinton, come fossero vecchi amici. Era tutto teatro: «Venter non era nella nostra lista degli auguri di Natale» ha confessato ieri a Nature uno dei rappresentanti del progetto governativo, Tom Ellis. Altri scienziati lo accusarono di aver saccheggiato i dati dello Human Genome Project, vendendoli come propri. La scienza però era pronta ad andare avanti. Davanti a lei c’era finalmente il libro del Dna dell’essere umano: i suoi geni, dal primo all’ultimo, elencati per consentire alla medicina di scoprire le radici e le possibili cure di tante malattie.
Da sinistra, Venter, Clinton e Collins nel 2000, all'annuncio del sequenziamento del genoma umano
A quale obiettivo più ambizioso poteva puntare Venter? Cavalcare i confini fra vita e morte. Nel 2010 lo scienziato provocatore creò da zero, usando solo prodotti chimici di laboratorio, il Dna di un batterio chiamato Mycoplasma mycoides. Estrasse il genoma naturale, inserì il suo artificiale e dimostrò che la cellula continuava a essere viva. La definizione di vita sintetica che aveva dato a Synthia – così era stato battezzato il batterio – fu sempre criticata dalla scienza ufficiale. Lo accusavano anche di voler giocare a fare Dio, ma lui una volta aveva risposto piccato: «Io non sto affatto giocando». A marzo di quest’anno, nell’ultimo dei suoi lavori, aveva provato a resuscitare un batterio morto inserendovi un nuovo genoma, interamente artificiale. Il suo studio però non era stato pubblicato da nessuna rivista scientifica ufficiale.
Venter, appassionato velista, nel frattempo si era messo in testa di sequenziare il Dna del mare. «La diversità della vita e delle sue funzioni è stupefacente, e noi non ne conosciamo che la superficie», spiegava. Al timone del Sorcerer (autoironica traduzione di “stregone”), barca a vela con le cabine trasformate in laboratori e con il barboncino Darwin a bordo, aveva percorso 100mila chilometri fra gli oceani di 4 continenti, sequenziando il Dna di mille batteri diversi. «È un lavoro lungo e metodico, ma ci sta permettendo di scoprire nuovi geni. E a ogni nuovo gene, corrisponde una nuova funzione della vita», spiegava. I batteri sanno infatti produrre sostanze utili in medicina, rimuovere inquinanti, assemblare molecole di idrogeno e ossigeno. Le loro qualità, sosteneva Venter, avrebbero di certo aiutato l’umanità.
In un progetto finanziato da Exxon Mobil aveva cercato di ingegnerizzare il Dna delle alghe per indurle a produrre biocombustibile. La tecnica, messa a punto nel laboratorio di La Jolla, dove Venter è morto ieri “per effetti collaterali inattesi derivanti dal trattamento di un tumore diagnosticato di recente”, funzionava. Non ha mai raggiunto però l’efficienza necessaria per essere conveniente. Non per questo Venter ha fermato i suoi esperimenti sul Dna dei batteri. «Consideriamo virus e batteri cattivi perché causano le malattie – aveva detto a Nature – ma solo una piccola frazione è per noi pericolosa. Tutti gli altri sono essenziali per mantenerci vivi».