Rino Rappuoli: “Grazie all’aiuto di Venter ho creato un vaccino contro la meningite”
di Elena DusiPer raggiungere il suo ufficio bisognava percorrere un corridoio pieno di articoli che celebravano le sue imprese», racconta Rino Rappuoli, uno dei più grandi creatori di vaccini al mondo, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena. «Venter amava esaltare la sua figura. Non andava d’accordo con molti scienziati. Lui e io però siamo stati una coppia che funzionava. Eravamo complementari».
Come l’ha conosciuto?
«Volevo mettere a punto un vaccino contro il meningococco B, che causa una meningite fatale per molti bambini. Ci sbattevo la testa dagli anni ’80, ma avevo sempre fallito. Nel 1995 Venter per la prima volta ha sequenziato l’intero Dna di un organismo, il batterio Haemophilus influenzae. Gli ho chiesto subito un appuntamento. Speravo che accettasse …
Per raggiungere il suo ufficio bisognava percorrere un corridoio pieno di articoli che celebravano le sue imprese», racconta Rino Rappuoli, uno dei più grandi creatori di vaccini al mondo, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena. «Venter amava esaltare la sua figura. Non andava d’accordo con molti scienziati. Lui e io però siamo stati una coppia che funzionava. Eravamo complementari».
Come l’ha conosciuto?
«Volevo mettere a punto un vaccino contro il meningococco B, che causa una meningite fatale per molti bambini. Ci sbattevo la testa dagli anni ’80, ma avevo sempre fallito. Nel 1995 Venter per la prima volta ha sequenziato l’intero Dna di un organismo, il batterio Haemophilus influenzae. Gli ho chiesto subito un appuntamento. Speravo che accettasse di sequenziare anche il genoma del meningococco B, ma fu subito chiaro: non gli interessava. Un batterio l’aveva già sequenziato. Voleva andare oltre, puntava al genoma umano. Gli spiegai che la malattia era fatale per molti bambini. Studiò le mie carte per un quarto d’ora, poi si convinse».
Cosa fece?
«Mi fornì la sequenza dei geni del meningococco, che è ancora più variabile dell’Hiv. Riuscii a trovare gli elementi chiave per mettere a punto un vaccino che dal 2013 è usato su milioni di bambini nel mondo».
Che carattere aveva?
«Impaziente, voleva fare a modo suo. Non accettava le procedure della scienza convenzionale e chiedeva sempre più spazio. Nella scienza ufficiale era nemico di tutti, ma era un eccellente biochimico. Quando nei laboratori arrivarono i primi strumenti per sequenziare i geni, solo lui riusciva a farli funzionare».
Cos’altro avete fatto insieme?
«In Cina nel 2013 era spuntato un nuovo virus dell’aviaria, H7N9. Avere un campione da lì per lavorare a un vaccino avrebbe richiesto mesi. I colleghi cinesi però avevano pubblicato la sequenza dei geni. Chiesi a Venter di sintetizzarli e lui me li mandò il giorno dopo. In 7 giorni il vaccino era pronto per i test, senza aver fatto viaggiare per il mondo provette con i virus. Anche il vaccino per il Covid nel 2020 è stato messo a punto usando solo le informazioni sul codice genetico».
Sapeva che stava male?
«Un paio di mesi fa mi ha scritto che aveva scoperto un tumore curabile. Non sembrava preoccupato. Credo che non si aspettasse di morire così presto».