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Flotilla, Oscar Camps: “È competenza Ue ma nessuno è intervenuto, è un atto di corresponsabilità”

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Intervista al fondatore di Open Arms: “Israele non rispetta il diritto internazionale, scenario grave e inaccettabile”
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«Che una nave militare di un Paese non europeo attacchi una flotta civile pacifica in una zona di responsabilità Ue è contrario al diritto internazionale. Non dovrebbe sorprenderci da parte di uno Stato che non rispetta né quello, né i diritti umani. Quello che sorprende è che l’Unione Europea lo consenta». Non nasconde rabbia e indignazione Oscar Camps, fondatore dell’ong Open Arms, che ha scelto di scortare con la sua ammiraglia la Global Sumud Flotilla e da ieri all’alba ha dovuto raccogliere i cocci delle 22 barche abbordate dalla Marina israeliana. «Ci siamo trovati davanti uno scenario grave e inaccettabile».

Cosa hanno visto i vostri team?

«Imbarcazioni civili in acque internazionali, in zona di responsabilità europee isolate, senz…

«Che una nave militare di un Paese non europeo attacchi una flotta civile pacifica in una zona di responsabilità Ue è contrario al diritto internazionale. Non dovrebbe sorprenderci da parte di uno Stato che non rispetta né quello, né i diritti umani. Quello che sorprende è che l’Unione Europea lo consenta». Non nasconde rabbia e indignazione Oscar Camps, fondatore dell’ong Open Arms, che ha scelto di scortare con la sua ammiraglia la Global Sumud Flotilla e da ieri all’alba ha dovuto raccogliere i cocci delle 22 barche abbordate dalla Marina israeliana. «Ci siamo trovati davanti uno scenario grave e inaccettabile».

Cosa hanno visto i vostri team?

«Imbarcazioni civili in acque internazionali, in zona di responsabilità europee isolate, senza capacità di manovra, con interferenze nelle comunicazioni e motori sabotati. Per di più con una tempesta in arrivo nel giro di 23 ore. Questo non è normale».

In che condizioni erano le barche che avete assistito?

«Ne abbiamo assistite due in condizioni critiche: senza comunicazioni, con motori sabotati, equipaggi esposti. In mare basta poco per passare da una difficoltà a un’emergenza reale. Altre 15 imbarcazioni sono alla deriva. Sulla Tamtam, un equipaggio di sette persone è stato lasciato sulla barca dopo averla messa fuori uso».

Una situazione a rischio?

«Un’imbarcazione senza motore, senza capacità di manovra e con persone a bordo è vulnerabile. Se a questo si aggiungono mancanza di comunicazioni e meteo in peggioramento, il rischio diventa concreto e immediato».

Vi aspettavate uno scenario del genere?

«Non a a 670 miglia da Gaza e a sole 43 dalla Grecia. Il Mediterraneo è una delle aree più sorvegliate al mondo: trovare imbarcazioni civili in queste condizioni significa che qualche meccanismo ha fallito che qualcuno ha deciso di non intervenire».

Si riferisce all’Europa?

«Non basta osservare. Se hai mezzi, capacità e responsabilità, devi intervenire. L’attacco è avvenuto in una zona di competenza Ue. L’inazione, in queste condizioni, non è neutralità: è responsabilità».

E le autorità greche?

«Sono state inviate diverse richieste di soccorso, mentre un aereo di Frontex osservava dall’alto. Non c’è stata risposta. E questo apre una questione grave di responsabilità».

Come si è arrivati a questo?

«Anni di normalizzazione di pratiche al di fuori del diritto internazionale, come respingimenti, intercettazioni e omissioni di soccorso, hanno abbassato gli standard. Quando si abitua la società a certe dinamiche, si finisce per accettarle anche in scenari gravi».

Open Arms continuerà a scortare la flotilla?

«Open Arms continuerà a fare quello che ha sempre fatto: proteggere la vita. . Quando ci sono civili in mare senza protezione, è l’unica priorità. Tutto il resto viene dopo».

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