Nel Galles del Regno disunito dove Starmer rischia la sua fine
dal nostro inviato Antonello GuerreraMERTHYR TYDFIL (GALLES) – Il bardo gallese Dylan Thomas paragonava queste brunite e sinuose colline «a un’arpa». Ora, proprio qui nelle “Valleys”, cuore operaio del Labour britannico e delle ex miniere di carbone del Galles, potrebbe essere suonato il requiem per il Regno più dis-Unito che mai, e lo “Starmaggeddon”: il giorno del giudizio e la fine politica del premier laburista Keir Starmer.
Manca poco alle elezioni del 7 maggio: amministrative in Inghilterra, e nazionali in Scozia e Galles per i parlamenti devoluti e per scegliere i First Minister, i leader delle due nazioni. Intanto il disagio dilaga a Merthyr Tydfil, terra desolata dove venne eletto il primo deputato e leader laburista della storia, Keir Hardie, che ha ispirato il nome di battesimo di Starmer. La strada principale High Street è lacerata di negozi defunti, palazzi sprangati ed …
MERTHYR TYDFIL (GALLES) – Il bardo gallese Dylan Thomas paragonava queste brunite e sinuose colline «a un’arpa». Ora, proprio qui nelle “Valleys”, cuore operaio del Labour britannico e delle ex miniere di carbone del Galles, potrebbe essere suonato il requiem per il Regno più dis-Unito che mai, e lo “Starmaggeddon”: il giorno del giudizio e la fine politica del premier laburista Keir Starmer.
Manca poco alle elezioni del 7 maggio: amministrative in Inghilterra, e nazionali in Scozia e Galles per i parlamenti devoluti e per scegliere i First Minister, i leader delle due nazioni. Intanto il disagio dilaga a Merthyr Tydfil, terra desolata dove venne eletto il primo deputato e leader laburista della storia, Keir Hardie, che ha ispirato il nome di battesimo di Starmer. La strada principale High Street è lacerata di negozi defunti, palazzi sprangati ed erbacce. Prima della Brexit questo ex fortino inscalfibile del Labour aveva costruito molte infrastrutture grazie ai fondi Ue. Oggi i livelli di povertà infantile sono tra i peggiori in Europa (34%), tra giovani con fondotinta color Trump, tute e sigarette elettroniche.
L’inesorabile chiusura delle miniere nelle Valleys ha fatto sprofondare nell’indigenza molte famiglie operaie. Poi, oltre alla Brexit, sono arrivati il Covid, l’inflazione, le guerre, l’austerity dei tories e gli errori di Starmer. Ergo, il Labour al potere è sempre più odiato. Come in tutto il Galles, anche a Merthyr Tydfil i sondaggi sono dominati dai nazionalisti indipendentisti di Plaid Cymru e subito dopo Reform Uk, il partito di destra Nigel Farage, con il 30 e 29%. Mentre il Labour, che qui ha sempre vinto le elezioni dal 1922 e quelle per il parlamento devoluto Senedd istituito 27 anni fa, è sprofondato al 15%. Una disfatta inevitabile ed epocale che molto probabilmente defenestrerà Starmer da Downing Street.
«Bore da!», buongiorno in gallese, ci saluta Peter: «Ci credo che nessuno voterà Labour da queste parti. Oramai è un partito troppo “woke”, guarda come hanno insabbiato lo scandalo di stupratori pachistani di bambine bianche inglesi». Ma lei per chi voterà? «Plaid o Reform». Lo stesso altre quattro signore al pub Y Dic Penderyn. La divaricazione dell’elettorato è estrema: sinistra indipendentista o destra radicale. Nel mezzo restano le macerie dei partiti tradizionali.
Dovesse vincere Plaid Cymru e formare un governo (forse con i Verdi), l’unità del Regno sarebbe in bilico come non mai. Perché anche gli indipendentisti scozzesi di Snp sono in vantaggio oltre il Vallo di Adriano. Mentre in Irlanda del Nord ora comanda l’ex braccio dell’Ira, Sinn Féin, che spinge per la riunificazione dell’isola. E presto a Downing Street potrebbe arrivare un super-nazionalista inglese come Farage. La tempesta perfetta per ammainare la Union Jack, due secoli dopo la nascita del Regno.
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Di recente, Plaid Cymru, che sta per il “partito del Galles”, e il suo nuovo leader Rhun ap Iorwerth (ex giornalista della Bbc), sono parsi cauti sull’agognata indipendenza. «Ci concentriamo su temi più immediati come sanità e istruzione», spiega la candidata locale Anna Brychan, che accompagniamo nel porta a porta a Pentrebane, periferia ovest di Cardiff, alternando lingua inglese e gallese: «Le persone sono stanche del costo della vita, del welfare pessimo, e vogliono un cambiamento, che sia a sinistra con Plaid o a destra con Reform». Un ultimo sondaggio del think tank More in Common dà il sostegno per l’indipendenza in Galles al 32%. Dieci anni fa non arrivava al 10%. In Scozia è cominciata così.
«L’obiettivo finale resta quello dell’indipendenza», sottolinea a Repubblica Delyth Jewell, 39enne viceleader di Plaid Cymru, «il consenso è in evidente crescita, soprattutto tra i giovani. Westminster non potrà continuare a snobbare il Galles. Non so dare una tabella di marcia, ma l’indipendenza accadrà. Potrebbe essere facilitata dall’addio della Scozia», in un effetto domino, «e successivamente dalla riunificazione dell’Irlanda. A quel punto, sarebbe impossibile rimanere anche per noi. Ma dobbiamo raggiungere l’indipendenza prima, per conto nostro».
«L’indipendenza del Galles è una follia, basti pensare ai costi che ciò comporterebbe», ci dice Nick Thomas-Symonds, ministro per l’Europa del governo Starmer e deputato laburista a Torfaen. Il Labour sta facendo il possibile per evitare l’umiliazione. Camminiamo con Jackie Jones, ex deputata europea e candidata oggi per un seggio alla Senedd, in giro per Whitchurch, quartiere alla periferia nord di Cardiff, mentre bussa alle porte, tra strette di mano di laburisti spaventati, indecisi e improperi vari: «Sono certa che i sondaggi non rispecchiano la realtà. La reazione che ricevo dalla gente è ben diversa».
«Questo è il primo passo per l’indipendenza», assicura invece al telefono Dafydd Iwan, 82 anni, il “Woody Guthrie” del Galles, leggenda folk nazionale, ex presidente di Plaid Cymru e autore dell’inno indipendentista Yma o Hyd, “Siamo ancora qui, nonostante tutto e tutti”, che lui canta in gallese e in lacrime prima delle partite della nazionale di calcio, facendo commuovere tifosi e giocatori: «Oramai la strada è spianata. Scozia e Galles saranno liberi, l’Irlanda si riunirà e Londra resterà da sola come merita. Mentre noi saremo ancora qui, per sempre».