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La paura di Putin. Le intelligence occidentali: bunker e supercontrolli su cuochi e bodyguard

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Financial Times e Cnn riferiscono della stretta di sicurezza voluta dal presidente russo. Mentre cresce il malcontento ai vertici dell’esercito. L’incognita Shoigu
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LONDRA – Non dorme più nelle dacie presidenziali di Mosca e del Valdai. Passa la maggior parte del tempo in bunker sotterranei. Ha vietato a cuochi, guardie del corpo e autisti di usare mezzi pubblici e portare con sé il telefonino. E ha moltiplicato le misure di sicurezza attorno a sé. Vladimir Putin ha paura, dicono fonti dell’intelligence occidentale e russi che lo conoscono. Paura di essere assassinato, in particolare da un drone ucraino. Paura di venire defenestrato da un golpe. Di conseguenza si fa vedere sempre meno in giro: dall’inizio dell’anno la sua partecipazione a eventi pubblici è diminuita del 30 per cento rispetto al 2025 e si è dimezzata rispetto al 2024.

Le difficoltà militari

In parte, la paura del capo del Cremlino è fondata su elementi concreti. Nel dicembre scorso l’Ucraina ha raggiunto con un drone la regione del Valdai, a metà strada fra Mosca e San Pietroburgo: il presidente accusò l’Ucraina di avere cercato di ucciderlo perché in quella zona si trova una dell…

LONDRA – Non dorme più nelle dacie presidenziali di Mosca e del Valdai. Passa la maggior parte del tempo in bunker sotterranei. Ha vietato a cuochi, guardie del corpo e autisti di usare mezzi pubblici e portare con sé il telefonino. E ha moltiplicato le misure di sicurezza attorno a sé. Vladimir Putin ha paura, dicono fonti dell’intelligence occidentale e russi che lo conoscono. Paura di essere assassinato, in particolare da un drone ucraino. Paura di venire defenestrato da un golpe. Di conseguenza si fa vedere sempre meno in giro: dall’inizio dell’anno la sua partecipazione a eventi pubblici è diminuita del 30 per cento rispetto al 2025 e si è dimezzata rispetto al 2024.

Le difficoltà militari

In parte, la paura del capo del Cremlino è fondata su elementi concreti. Nel dicembre scorso l’Ucraina ha raggiunto con un drone la regione del Valdai, a metà strada fra Mosca e San Pietroburgo: il presidente accusò l’Ucraina di avere cercato di ucciderlo perché in quella zona si trova una delle sue dacie, lo spionaggio americano ha smentito che fosse quello l’obiettivo, ma in ogni caso Kiev ha dimostrato di poter arrivare molto lontano e dove vuole con le sue armi teleguidate. Intanto, a dispetto di quanto afferma la propaganda russa (e di quel che ripetono i commentatori filoputiniani nei talk-show in Italia), le cose per lui non vanno bene né sul fronte ucraino, dove le sue truppe non riescono più ad avanzare e in certi punti sono costrette a retrocedere, né nelle altre aree di influenza all’estero, dal Medio Oriente, dove Mosca ha perso un alleato cruciale, la Siria, e ne ha visto indebolire un altro, l’Iran, fino all’Africa, dove i mercenari del Cremlino si ritirano nel Mali e tremano in Niger e Burkina Faso.

Lo scontento popolare

Cresce lo scontento pure in patria, per le conseguenze di un conflitto che ormai è durato più del coinvolgimento russo nella Seconda guerra mondiale: la chiamata alle armi di un numero sempre più grande di giovani, il crescente disagio economico, l’impossibilità di fare affari o anche solo andare in vacanza in Occidente, ma anche i blackout e le censure di internet, le tasse aumentate alle piccole imprese. La clamorosa protesta di una nota influencer, Viktoria Bonya, che in aprile ha postato un video di 18 minuti rivolto a Putin, affermando che i russi lo temono, visto da un milione e mezzo di persone, ha costretto perfino il presidente a ordinare ai suoi ministri e consiglieri di comunicare meglio all’opinione pubblica certe misure in apparenza repressive. Sondaggi di istituti di rilevamento sostenuti dal Cremlino o indipendenti forniscono dati simili: il consenso nei suoi confronti è sceso ai livelli più bassi dal 2022, ovvero dall’inizio della guerra in Ucraina.

Settimane nel bunker

In parte, la paura di Putin sembra aumentata da una forma di paranoia, per cui il leader russo sospetta di tutto e di tutti, dalla preoccupazione che agenti ucraini possano seguire elettronicamente i membri del suo staff attraverso i cellulari (come il Mossad ha fatto con gli autisti e le guardie del corpo del leader supremo iraniano Khamenei prima di assassinarlo) a ipotesi di intrepidi raid per farlo prigioniero, come quello americano del gennaio scorso che ha catturato il presidente venezuelano Maduro. Al potere dal 31 dicembre 1999, Vladimir Vladimorovich comincia a esibire comportamenti analoghi a quelli di Stalin, in particolare nell’ultima fase dei suoi tre decenni alla guida del Cremlino, quando collaboratori e alti ufficiali venivano fatti scomparire nel Gulag per una parola o un gesto innocenti. Una paranoia tipica del sempre maggiore isolamento in cui vive Putin.

Le indiscrezioni riportate stamani dal Financial Times, attribuite a servizi segreti occidentali e almeno una persona che frequenta il presidente russo a Mosca, dicono che trascorre “settimane” in un bunker sotterraneo vicino a Krasnodar, nell’estremo sud della Russia, a discutere gli aspetti più minuti della guerra. Al conflitto in Ucraina e alle questioni militari, secondo le medesime fonti, dedica il 70 per cento del suo tempo, trascurando la politica interna.

Il lamento dei generali

Di questa paura di morire assassinato o di venire rovesciato da un golpe (strappo ricorrente nella storia russa, da quello riuscito contro Krusciov nel 1964 a quello contro Gorbaciov nel 1991, che fallì ma provocò nel giro di sei mesi la sua fine politica e il crollo dell’Urss), scrive il quotidiano della City, sono vittime anche i generali del Cremlino, che dopo una serie di attentati, l’ultimo a dicembre, l’esplosione di un’auto a Mosca in cui ha perso la vita Fanil Sarvarov, capo dell’addestramento operativo dello stato maggiore russo, hanno avuto l’ardire di lamentarsi con Putin di non essere abbastanza protetti. Il presidente ha ordinato di estendere agli ufficiali di più alto grado la scorta e le altre misure di cui gode lui stesso. Ma anche lo scontento dei generali contribuisce probabilmente ad alimentare la sua paranoia di finire come Krusciov e Gorbaciov o di diventare il bersaglio di un killer, di un’autobomba, di un drone. Dall'inizio di marzo, secondo un rapporto di intelligence citato dalla Cnn "il Cremlino è preoccupato dalla fuga di informazioni sensibili, dal rischio di un complotto e dal tentativo di colpo di Stato ai danni del presidente russo". Fra i membri dell'élite che danno pensiero a Putin c'è Sergei Shoigu, un tempo stretto collaboratore del presidente. L'ex ministro della Difesa, attualmente segretario del Consiglio di Sicurezza, "è associato al rischio di un colpo di Stato, poiché conserva una notevole influenza all'interno dell'alto comando militare", afferma il rapporto. Il documento aggiunge che l'arresto di Ruslan Tsalikov, ex vice di Shoigu, avvenuto il 5 marzo, è considerato "una violazione degli accordi di protezione tacita tra le élite, che indebolisce Shoigu e aumenta la probabilità che egli stesso possa diventare oggetto di un'indagine giudiziaria".

Chiuso nei bunker sottoterra, la notte Vladimir Putin fa brutti sogni. E probabilmente anche di giorno, a occhi aperti.

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