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DeepStrike, la minaccia ucraina che allarma Mosca per la parata di sabato

(reuters)

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E’ il nome in codice del tentativo di Kiev di colpire raffinerie, basi aeree, logistica. Per farlo l’Ucraina dispone di droni e missili prodotti in patria e svincolati dalle restrizioni politiche imposte dagli alleati occidentali. Il 9 nella capitale russa il ricordo della vittoria su Hitler
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Nome in codice “DeepStrike”: è la minaccia ucraina che ha fatto scattare l’allarme a Mosca costringendola a proclamare, per la prima volta, una parata in tono minore sabato sulla Piazza Rossa per l’anniversario della vittoria contro il nazismo. DeepStrike è la strategia annunciata dal generale Syrsky e rilanciata da Zelensky dopo gli ultimi attacchi: un arsenale accumulato da Kiev per colpire sempre più in profondità la Russia. E non più soltanto in modo simbolico.

Dopo le nuvole di droni inviate verso Mosca — almeno uno dei quali è arrivato a tre chilometri dal ministero della Difesa e a sei dal Cremlino prima di schiantarsi su un palazzo — l’attacco di lunedì notte a Cheboksary, a mille chilometri dal fronte, mostra come dopo oltre quattro anni di guerra il conflitto abbia cambiato volto. Missili e droni ucraini colpiscono con crescente frequenza obiettivi strategici russi a enorme distanza, riducendo il divario con Mosca. Dagli strike tattici nel Donbass occupato si è passati alle …

Nome in codice “DeepStrike”: è la minaccia ucraina che ha fatto scattare l’allarme a Mosca costringendola a proclamare, per la prima volta, una parata in tono minore sabato sulla Piazza Rossa per l’anniversario della vittoria contro il nazismo. DeepStrike è la strategia annunciata dal generale Syrsky e rilanciata da Zelensky dopo gli ultimi attacchi: un arsenale accumulato da Kiev per colpire sempre più in profondità la Russia. E non più soltanto in modo simbolico.

Dopo le nuvole di droni inviate verso Mosca — almeno uno dei quali è arrivato a tre chilometri dal ministero della Difesa e a sei dal Cremlino prima di schiantarsi su un palazzo — l’attacco di lunedì notte a Cheboksary, a mille chilometri dal fronte, mostra come dopo oltre quattro anni di guerra il conflitto abbia cambiato volto. Missili e droni ucraini colpiscono con crescente frequenza obiettivi strategici russi a enorme distanza, riducendo il divario con Mosca. Dagli strike tattici nel Donbass occupato si è passati alle retrovie russe, ora si è arrivati ad attacchi strategici ripetuti oltre i duemila chilometri.

DeepStrike punta a colpire raffinerie, basi aeree, logistica e industria militare russa, come Mosca fa sistematicamente in Ucraina. Per farlo Kiev dispone oggi di droni e missili prodotti in patria, sempre più sofisticati e spesso svincolati dalle restrizioni politiche imposte dagli alleati occidentali. Nelle ultime settimane i droni ucraini hanno colpito le raffinerie di Afipsk, Tuapse, Orsk e Perm. Strike come quelli contro gli impianti di Krasnodar, a oltre 500 chilometri dal fronte, non sono più eccezioni. Secondo Kiev, i suoi droni raggiungono ormai gli Urali e città come Ekaterinburg, a circa duemila chilometri dal confine. Zelensky ha anche accennato a un nuovo drone con autonomia fino a 3mila chilometri, ma non ci sono conferme indipendenti.

Nel 2022 gli ucraini avevano due limiti: uno tecnologico e uno politico. Da una parte mancavano mezzi adeguati; dall’altra gli alleati occidentali temevano che colpire in profondità la Russia potesse provocare un’escalation tra potenze nucleari. Kiev iniziò quindi con attacchi limitati nelle regioni russe confinanti di Belgorod, Kursk e Bryansk, prendendo di mira depositi di carburante e logistica.

Il primo salto di qualità arrivò nel dicembre 2022, quando droni derivati dai ricognitori sovietici Tu-141 Strizh colpirono le basi aeree di Engels e Diaghilev, mirando ai bombardieri strategici russi. Fu un colpo clamoroso ma isolato: per gran parte del 2023 gli attacchi rimasero concentrati vicino al confine, con rare incursioni più profonde come quella contro l’aeroporto di Pskov.

Nel 2024 comparvero droni capaci di superare i mille chilometri di gittata. I raid raggiunsero Tatarstan e Bashkortostan e cambiarono bersagli: non più solo raffinerie, ma anche radar strategici della rete Voronezh, parte del sistema russo di allerta missilistica.

Nasce così la strategia DeepStrike: colpire raffinazione, logistica e industria militare per indebolire la capacità bellica russa. Nel 2025 gli strike arrivano fino a Usinsk e Tyumen, oltre i duemila chilometri dal confine, e diventano sempre meno episodici.

Con una tattica speculare a quella russa, Kiev prova ora a saturare le difese aeree usando droni esca per consumare i sistemi antiaerei prima di colpire con armi più potenti, come i missili ucraini Flamingo. Secondo fonti ucraine avrebbero una gittata fino a 3mila chilometri: sono dati non verificati in modo indipendente, ma sarebbero stati impiegati nell’attacco a Cheboksary contro un impianto che produce componenti elettronici per Marina, missili e blindati russi. “La Russia deve porre fine alla guerra e passare alla vera diplomazia”, aveva detto Zelensky poche ore prima che scattasse la tregua, annunciata da Kiev ma già violata da Mosca.

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