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Prevost non cambia linea: “Mai sostenuto l’atomica, chi mi critica dica la verità”

Parolin: “Leone va avanti sulla sua strada di pace”. Il Vaticano pronto a ricevere il segretario di Stato Usa: “Ripeteremo le critiche”
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CITTÀ DEL VATICANO – Ci vuole il sangue freddo del Papa di Chicago per far fronte, e disinnescare, Donald Trump. «La missione della Chiesa è predicare il Vangelo, predicare la pace», ha detto ieri sera Leone XIV, secco, mentre lasciava Castel Gandolfo. Non si attendeva l’ultima intemerata del presidente Usa, non ha esitato a rispondere con fermezza. «Se qualcuno vuole criticarmi per annunciare il Vangelo, che lo faccia con la verità: la Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari, quindi lì non c’è nessun dubbio. Spero semplicemente», ha concluso il Papa, «di essere ascoltato per il valore della parola di Dio».

Leone XIV si trova nella non facile situazione di dover difendere il papato, e il messaggio cristiano, dagli insulti del tycoon senza cadere nella trappola di una polemica che trascinerebbe la Santa Sede su un terreno dal quale Prevost si vuole tenere a debita distanza. Fin dal primo attacco via social Leone XIV ha reagito in questo modo e così intende continuare. «…

CITTÀ DEL VATICANO – Ci vuole il sangue freddo del Papa di Chicago per far fronte, e disinnescare, Donald Trump. «La missione della Chiesa è predicare il Vangelo, predicare la pace», ha detto ieri sera Leone XIV, secco, mentre lasciava Castel Gandolfo. Non si attendeva l’ultima intemerata del presidente Usa, non ha esitato a rispondere con fermezza. «Se qualcuno vuole criticarmi per annunciare il Vangelo, che lo faccia con la verità: la Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari, quindi lì non c’è nessun dubbio. Spero semplicemente», ha concluso il Papa, «di essere ascoltato per il valore della parola di Dio».

Leone XIV si trova nella non facile situazione di dover difendere il papato, e il messaggio cristiano, dagli insulti del tycoon senza cadere nella trappola di una polemica che trascinerebbe la Santa Sede su un terreno dal quale Prevost si vuole tenere a debita distanza. Fin dal primo attacco via social Leone XIV ha reagito in questo modo e così intende continuare. «Il Papa va avanti per la sua strada, nel senso di predicare il Vangelo e la pace, come direbbe San Paolo, opportune et importune», ha detto ieri il cardinale Pietro Parolin. «Sta facendo quello che il suo ruolo esige e cioè di predicare la pace. Questo può piacere o non piacere, però quella è la risposta del Papa».

La linea di Leone è questa. Non personalizzare, non retrocedere di un millimetro. E lavorare per il dialogo e la pace nonostante le continue provocazioni di Trump.

In questo senso ha accettato di ricevere Marco Rubio. Non era scontato che il segretario di Stato degli Stati Uniti venisse ricevuto dal Pontefice in persona: l’interlocutore naturale è il cardinale Parolin, suo omologo, ma l’udienza papale mostra la volontà di Leone XIV di fare il possibile per non chiudere la porta. Per un Papa che ha fatto dell’unità e della pace gli assi portanti del pontificato, un obiettivo irrinunciabile: «Spero in un buon dialogo», ha detto ieri, «con fiducia e con apertura, per arrivare a comprenderci bene».

Questo non significa che il Papa con Rubio sarà accomodante, anzi. La guerra in Iran sempre sul punto di ricominciare, i continui bombardamenti che violano la tregua in Libano, ma anche i destini di Cuba per i quali Rubio accarezza l’idea di un regime change, possono essere altrettanti motivi di dissenso anche radicale. Uno scenario certificato, ieri, dall’ambasciatore presso la Santa Sede, Brian Burch, che ha detto che Rubio arriva a Roma «per avere una conversazione franca sulla politica statunitense, per impegnarsi in un dialogo»: «franca», dunque le divergenze sono messe in conto. «Ho sempre pensato che è molto meglio entrare in dialogo rispetto a aiutare l’industria delle armi», ha precisato da parte sua Leone.

Se ora le nuove esternazioni di Trump sono l’espressione di un’ostilità irreversibile o invece un bluff teso a riequilibrare a parole la disponibilità al dialogo mostrata inviando Rubio in Vaticano, non è chiaro Oltretevere. Di certo, il Papa non può passare sotto silenzio che sul nucleare Trump ha mentito platealmente, accusandolo di essere in favore dell’atomica iraniana. Ma come ha notato il giornalista statunitense Robert Mickens, Leone XIV porta avanti il principio della “non violenza” non solo nel merito ma anche nello stile e nel linguaggio. E di certo nel palazzo apostolico osservano con attenzione le mosse dei due cattolici ai vertici dell’amministrazione Usa, quel J.D. Vance che nelle scorse settimane ha aggiunto la sua voce alle critiche del presidente al Papa, salvo poi ricondursi a più miti consigli, e quel Marco Rubio in arrivo in Vaticano. Entrambi possono giocarsi la partita della successione a Trump, ed entrambi, se vorranno candidarsi nel 2028 non potranno farlo in rottura con il vescovo di Roma.

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