Rubio all’esame di diplomazia in Italia per ricucire con il Papa e riallineare il governo Meloni
di Anna LombardiAl via oggi la visita di due giorni in Italia del segretario di Stato americano Marco Rubio . Un viaggio nato innanzitutto come incontro di “disgelo” col Vaticano, cui è stato aggiunto un secondo giorno di incontri istituzionali con Antonio Tajani alla Farnesina e Giorgia Meloni a Palazzo Chigi: anche questi necessari a ricucire il rapporto con l’Italia dopo che Donald Trump si è detto «deluso» da certe recenti posizioni prese dalla premier in difesa del Papa e sulla guerra in Iran.
Rubio arriva a Roma, dove alloggerà in un hotel dalle parti di via Veneto, quasi certamente l’Edition, alla vigilia del primo anniversario della nomina del pontefice americano. E atterra giusto in tempo per correre all’udienza che Papa Leone gli ha concesso alle 11.30, per poi trattenersi ancora in Vaticano, per incontrare il suo omologo presso la Santa Sede, il cardinale Pietro Parolin e monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati.
Il capo della diplomazia Usa — il cattolico …
Al via oggi la visita di due giorni in Italia del segretario di Stato americano Marco Rubio . Un viaggio nato innanzitutto come incontro di “disgelo” col Vaticano, cui è stato aggiunto un secondo giorno di incontri istituzionali con Antonio Tajani alla Farnesina e Giorgia Meloni a Palazzo Chigi: anche questi necessari a ricucire il rapporto con l’Italia dopo che Donald Trump si è detto «deluso» da certe recenti posizioni prese dalla premier in difesa del Papa e sulla guerra in Iran.
Rubio arriva a Roma, dove alloggerà in un hotel dalle parti di via Veneto, quasi certamente l’Edition, alla vigilia del primo anniversario della nomina del pontefice americano. E atterra giusto in tempo per correre all’udienza che Papa Leone gli ha concesso alle 11.30, per poi trattenersi ancora in Vaticano, per incontrare il suo omologo presso la Santa Sede, il cardinale Pietro Parolin e monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati.
Il capo della diplomazia Usa — il cattolico repubblicano di origine cubana che un mercoledì delle ceneri si presentò in tv con la croce tracciata sulla fronte — ha bisogno di ricomporre i rapporti con la Chiesa, raggelati dai ripetuti attacchi di Trump al Papa di Chicago, gli stessi che hanno anche fatto crollare il gradimento del presidente fra i cattolici Usa, tanto che oggi il 40 per cento di quanti avevano votato per lui nel 2024 (il 55 per cento) dicono di disapprovare fortemente le critiche della Casa Bianca al pontefice. Azioni che hanno ricompattato di fatto la Chiesa d’oltreoceano, dove anche i vescovi conservatori e trumpiani si sono ora schierati al fianco del Papa. La missione è particolarmente delicata tanto più che Trump ha insistito anche ieri che è lui ad avere ragione: «Il mio messaggio al Papa? L’Iran non può avere l’arma nucleare».
Con il pontefice Rubio affronterà comunque diversi dossier sensibili: dall’Iran al Libano, dal Venezuela a Cuba, senza dimenticare i migranti. E la “task” è importante anche per aspirazioni personali: la buona riuscita dell’incontro legittimerebbe la sua figura di cattolico fervente e politico moderato, in ascesa all’interno dell’amministrazione e nel partito come il candidato più convincente nella futura corsa alla Casa Bianca 2028. Con buona pace del vicepresidente JD Vance, favorito di Trump, anche lui cattolico, che si è però bruciato con le aspre critiche “teologiche” a Leone.
Lontani insomma i tempi in cui Trump lo chiamava dispregiativamente “Little Marco”. Rubio venerdì dovrà mostrare di che pasta è fatto dipanando anche un altro nodo, quello col governo: provando a ripristinare l’allineamento strategico di Stati Uniti e Italia dopo le tensioni recenti. Anche qui la situazione è complessa. Dopo la batosta del referendum, l’entusiasmo del centrodestra italiano per le politiche di Trump si è attenuato. La premier Meloni ha infatti preso le distanze dalle aspirazioni Usa sulla Groenlandia e non ha concesso le basi per le operazioni militari contro l’Iran. Cercare nuovo terreno comune sulla politica estera è dunque particolarmente essenziale.
Il segretario di Stato statunitense incontrerà dunque il ministro degli Esteri Antonio Tajani che lo attende per un bilaterale alla Farnesina previsto alle 10. Poi sarà a Palazzo Chigi da Giorgia Meloni per discutere, ancora una volta, di Hormuz e del nodo di Gaza, della situazione in Libano dove l’Italia è coinvolta con il suo contingente di pace, ma anche della questione delle spese per la Nato e quella del disimpegno americano rispetto alle basi italiane. Senza dimenticare l’impatto dei dazi. Solo allora Rubio “il pacificatore”, potrà finalmente tornarsene a casa.