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La Cia boccia la guerra di Trump: l’Iran può resistere mesi al blocco di Hormuz

(afp)

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Secondo un report ottenuto dal “Washington Post” il 70% dei missili dei pasdaran sarebbero intatti
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NEW YORK – L’Iran è in grado di resistere al blocco navale degli Stati Uniti per almeno tre o quattro mesi, e ha conservato circa il 70% del suo arsenale missilistico, per non parlare dei droni che sono molto più facili da assemblare ed efficaci per paralizzare lo Stretto di Hormuz. Se queste stime scritte dalla Cia in un rapporto rivelato dal Washington Post sono vere, significa che Trump rischia di trovarsi ancora impelagato nella guerra alla vigilia delle elezioni midterm di novembre. Così si spiegherebbe anche la sua ansia di arrivare al più presto ad un accordo che metta davvero fine al conflitto, con l’alternanza ormai quotidiana di continue minacce e aperture al negoziato.

Secondo il documento consegnato dall’intelligence americana all’amministrazione questa settimana, l’ottimismo pubblico della Casa Bianca sull’imminente resa di Teheran, provocata dal rischio del collasso economico e militare, non sarebbe giustificato. Come prima cosa, l’industria dell’energia iraniana no…

NEW YORK – L’Iran è in grado di resistere al blocco navale degli Stati Uniti per almeno tre o quattro mesi, e ha conservato circa il 70% del suo arsenale missilistico, per non parlare dei droni che sono molto più facili da assemblare ed efficaci per paralizzare lo Stretto di Hormuz. Se queste stime scritte dalla Cia in un rapporto rivelato dal Washington Post sono vere, significa che Trump rischia di trovarsi ancora impelagato nella guerra alla vigilia delle elezioni midterm di novembre. Così si spiegherebbe anche la sua ansia di arrivare al più presto ad un accordo che metta davvero fine al conflitto, con l’alternanza ormai quotidiana di continue minacce e aperture al negoziato.

Secondo il documento consegnato dall’intelligence americana all’amministrazione questa settimana, l’ottimismo pubblico della Casa Bianca sull’imminente resa di Teheran, provocata dal rischio del collasso economico e militare, non sarebbe giustificato. Come prima cosa, l’industria dell’energia iraniana non sta per esplodere, ma è invece in grado di reggere il colpo per almeno tre mesi, se non quattro o più. L’estrazione del petrolio è stata rallentata, per non accumulare riserve che non potrebbero essere vendute, ma non bloccata, per evitare di danneggiare i pozzi. Il greggio viene caricato sulle navi, oltre che negli abituali depositi. Gli ayatollah poi si stanno organizzando per distribuirlo anche via terra, con le autocisterne e i treni. Questa via non consente di rimpiazzare i volumi persi non potendo utilizzare il mare, però allevia il danno e permette comunque di incassare soldi.

Tenendo conto di tutti questi elementi, la Cia stima che il blocco navale dovrebbe durare almeno per altri tre o quattro mesi, prima di infliggere sofferenze capaci davvero di piegare la resistenza del regime. Il problema è che nel frattempo gli stessi alleati della regione si stanno lamentando, se è vera la notizia pubblicata dalla Nbc secondo cui Trump è stato costretto ad interrompere l’operazione Project Freedom dall’Arabia Saudita, perché contraria ai suoi interessi. Altri tre o quattro mesi di blocco provocherebbero un’ulteriore impennata dei prezzi di petrolio e benzina, e con buona probabilità dell’inflazione, con gravi conseguenze economiche anche per i cittadini americani, proprio alla vigilia delle elezioni di novembre per rinnovare Camera e Senato. I sondaggi già danno Trump e i repubblicani in difficoltà, ma se il conflitto durasse così a lungo gli effetti politici potrebbero rivelarsi disastrosi per il presidente e il suo partito.

Il secondo problema è che nel frattempo l’Iran sta conservando capacità militari in grado di mettere in dubbio il successo della guerra anche su questo piano. Prima dell’operazione Epic Fury Teheran aveva circa 2.500 missili balistici e diverse migliaia di droni. Secondo la Cia ha conservato il 70% dell’inventario dei vettori, e il 75% delle apparecchiature utilizzate per lanciarli. In più è riuscito a riparare alcune delle armi colpite dagli americani, riaprire tutte le strutture sotterranee dove sono custodite, e in alcuni casi anche riprendere l’assemblaggio di nuovi missili. Stesso discorso per i droni, che sono più facili da produrre e più efficaci nella guerra asimmetrica in corso, perché ne basta uno solo in grado di colpire una petroliera per convincere le compagnie assicuratrici a non garantire più i loro servizi, paralizzando Hormuz.

I danni fatti dagli ayatollah sono invece superiori a quanto ammesso, con 228 strutture Usa colpite, mentre i 400 chili di uranio arricchito sono ancora nelle loro mani.

La portavoce della Casa Bianca Anna Kelly ha negato così al Washington Post: «Durante Epic Fury l’Iran è stato schiacciato militarmente. Ora viene strangolato economicamente, perché perde 500 milioni di dollari al giorno a causa del blocco Usa dei porti. Il regime sa che la situazione è insostenibile e il presidente Trump ha in mano tutte le carte, mentre i negoziatori lavorano per un accordo».

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