Regno Unito, voto cruciale e rischio disastro per il premier: “È lo Starmer-geddon”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – Lo Starmer-geddon, il giorno del giudizio per il barcollante primo ministro britannico, è arrivato. Perché ieri si è votato per elezioni locali e nazionali in tutto il Regno Unito: per decidere governi e leader di Scozia e Galles, ma anche per 5mila seggi locali in Inghilterra e per 32 comuni di Londra. I risultati sono iniziati ad arrivare nella notte, ma la cascata di sciagure per il premier e il suo Labour continuerà per tutta la giornata. Perché, in un Paese sempre più frammentato, c’è una certezza: Sir Keir Starmer e i suoi subiranno un tracollo epocale. Con la possibile perdita di almeno duemila seggi comunali e del dominio di una roccaforte come Londra, nella morsa della destra di Farage e della sinistra dei Verdi di Zack Polanski. E con la quasi certezza che in Scozia e Galles vincano i nazionalisti indipendentisti di Snp e Plaid Cymru, mentre l’Irlanda del Nord è già in mano all’ex braccio politico dell’Ira, Sinn Féin.
È la tempesta perfetta per Starmer. Il primo min…
LONDRA – Lo Starmer-geddon, il giorno del giudizio per il barcollante primo ministro britannico, è arrivato. Perché ieri si è votato per elezioni locali e nazionali in tutto il Regno Unito: per decidere governi e leader di Scozia e Galles, ma anche per 5mila seggi locali in Inghilterra e per 32 comuni di Londra. I risultati sono iniziati ad arrivare nella notte, ma la cascata di sciagure per il premier e il suo Labour continuerà per tutta la giornata. Perché, in un Paese sempre più frammentato, c’è una certezza: Sir Keir Starmer e i suoi subiranno un tracollo epocale. Con la possibile perdita di almeno duemila seggi comunali e del dominio di una roccaforte come Londra, nella morsa della destra di Farage e della sinistra dei Verdi di Zack Polanski. E con la quasi certezza che in Scozia e Galles vincano i nazionalisti indipendentisti di Snp e Plaid Cymru, mentre l’Irlanda del Nord è già in mano all’ex braccio politico dell’Ira, Sinn Féin.
È la tempesta perfetta per Starmer. Il primo ministro si aggrapperà alla poltrona, ma da mesi oramai, nei corridoi di Westminster, si intrecciano i complotti dei suoi rivali interni per spodestarlo. Lo scenario è incerto e ogni mossa può innescare il domino. I pretendenti per Downing Street sono tre: la ex vicepremier e “regina rossa” Angela Rayner, il ministro della Salute blairiano Wes Streeting e il “re del nord”, ossia il sindaco di Manchester Andy Burnham, nuovo paladino della sinistra del partito, che però non è deputato a Westminster (necessario per essere eletto nuovo leader e primo ministro) e dunque i suoi fan devono attendere. Streeting e Rayner potrebbero passare all’attacco prima che arrivi Burnham, ma le imminenti conseguenze della guerra in Iran spaventano tutti i pretendenti. Insomma, Starmer potrebbe addirittura salvarsi, almeno per qualche mese.
Di certo, affonderanno sia il Labour che i Tories, che per un secolo hanno dominato la politica britannica, e per la prima volta nella storia ci sono cinque partiti che se la giocano ovunque (Farage in testa ai sondaggi, laburisti, conservatori, Verdi, Lib-Dem) mandando in tilt il sistema elettorale uninominale secco, senza contare gli indipendentisti in Galles, Scozia e Irlanda del Nord. C’è una tensione che non si percepiva dalla Brexit e un numero record di candidati ha denunciato intimidazioni e minacce di morte negli ultimi mesi.