Scambi di fuoco e di accuse, missili, droni, bombe sui porti: la tensione tra Stati Uniti e Iran è di nuovo alle stelle e nello stretto di Hormuz si rischia la ripresa della guerra. Poco prima della mezzanotte italiana, gli americani hanno rivendicato almeno due attacchi sul obiettivi militari nel porto di Bandar Abbas e sull’isola di Qeshm: «Mentre i cacciatorpediniere lanciamissili della Marina statunitense attraversavano lo Stretto di Hormuz diretti al Golfo dell’Oman, le forze statunitensi hanno intercettato attacchi iraniani non provocati e hanno risposto con attacchi di autodifesa», dichiara il Centcom. L’Iran invece accusa Washington di aver violato il cessate il fuoco prendendo di mira due navi iraniane nello Stretto e di aver risposto per difesa. Esplosioni si sarebbero udite anche ad Abu Dhabi, negli Emirati arabi Uniti.
Washington assicura che non si tratta di una ripresa del conflitto, ma senza un accordo per sbloccare lo Stretto l’escalation è inevitabile. Teheran sta pro…
Scambi di fuoco e di accuse, missili, droni, bombe sui porti: la tensione tra Stati Uniti e Iran è di nuovo alle stelle e nello stretto di Hormuz si rischia la ripresa della guerra. Poco prima della mezzanotte italiana, gli americani hanno rivendicato almeno due attacchi sul obiettivi militari nel porto di Bandar Abbas e sull’isola di Qeshm: «Mentre i cacciatorpediniere lanciamissili della Marina statunitense attraversavano lo Stretto di Hormuz diretti al Golfo dell’Oman, le forze statunitensi hanno intercettato attacchi iraniani non provocati e hanno risposto con attacchi di autodifesa», dichiara il Centcom. L’Iran invece accusa Washington di aver violato il cessate il fuoco prendendo di mira due navi iraniane nello Stretto e di aver risposto per difesa. Esplosioni si sarebbero udite anche ad Abu Dhabi, negli Emirati arabi Uniti.
Washington assicura che non si tratta di una ripresa del conflitto, ma senza un accordo per sbloccare lo Stretto l’escalation è inevitabile. Teheran sta provando a imporre un nuovo status quo ad Hormuz: ieri ha annunciato la creazione di un’agenzia governativa per controllare e tassare le navi che cercano di attraversare il canale. Il tentativo ha suscitato nuove preoccupazioni da parte dei Paesi del Golfo, che insieme agli Stati Uniti, stanno lavorando a una nuova risoluzione da presentare alle Nazioni Unite per garantire la libertà di navigazione e lo sminamento della via marittima. Trump aveva tentato di forzare la riapertura dello Stretto con l’operazione Project Freedom, che avrebbe dovuto scortare le navi bloccate, circa 1.500 con oltre 20mila marinai, ma si è dovuto fermare dopo nemmeno 36 ore per la contrarietà anche dei sauditi. Secondo fonti americane citate dal Wall Street Journal, l’amministrazione Trump starebbe valutando la possibilità di riavviare l’operazione. L’Arabia e il Kuwait avrebbero autorizzato l’uso di basi e spazio aereo prima negato
Anche di questo probabilmente il presidente Usa ha parlato con Nethanyahu. In seguito ha telefonato a von der Leyen: «Siamo completamente allineati sul fatto che l’Iran non potrà avere l’arma nucleare», ha detto. Ma è Hormuz ora il vero terreno di scontro. Trump ha fretta di arrivare a un accordo, Teheran continua a tenere il punto. Il ministero degli esteri della Repubblica islamica ha fatto sapere che la proposta americana per un memorandum di intesa in 14 punti è ancora in fase di studio. Ieri, per la prima volta dall’inizio della guerra, il presidente Pezeshkian ha raccontato pubblicamente di aver incontrato la guida suprema Mojtaba Khamenei, in un clima «di franchezza e fiducia» e soprattutto di «unità», ha tenuto a ribadire, provando a smentire le voci circolate nei giorni scorsi di un’amministrazione iraniana lacerata da scontri e divisioni. La Guida suprema ha il «pieno controllo su tutte le questioni e i problemi», ha ribadito il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, «sta gestendo gli sviluppi e nessuna azione viene intrapresa senza il suo permesso». Significa che anche sul negoziato mediato dai pakistani sarà lui a dire l’ultima parola.
Due giorni fa, gli americani avevano fatto trapelare di essere vicini a un accordo, che comprenderebbe anche lo stop per 12-15 anni all’arricchimento dell’uranio e il trasferimento dell’uranio arricchito fuori dal paese, nonché la riapertura di Hormuz. Gli iraniani hanno smentito rilanciando invece la proposta di un percorso in tre fasi, che cominci dalla fine della guerra e arrivi poi alle discussioni su Hormuz e il nucleare. Le questioni più importanti «in discussione sono il cessate il fuoco, gli sforzi per porre fine alla guerra», ha spiegato Baghaei.