NAPOLI – Nel giorno dell’abbraccio di Napoli, quasi settantamila fedeli tra Pompei, la cattedrale e piazza del Plebiscito, il Papa americano che parla al mondo di pace chiede di mettere a tacere un’altra guerra: quella della criminalità che soffoca la città e la sua area metropolitana: «La presenza e l’azione dello Stato è più che mai necessaria per dare sicurezza e fiducia ai cittadini e togliere spazio alla malavita organizzata», avverte Leone XIV e le sue parole vengono accolte dall’applauso della folla assiepata ai piedi del colonnato della basilica di San Francesco di Paola, incantevole «come quello di San Pietro a Roma».
Il Santo Padre ascolta il racconto delle due Napoli: i giovani volontari del Rione Sanità, rappresentati dalla ventiquattrenne Rebecca Rocco, e un ingegnere di 34 anni, Fabio Varrella, gravemente ferito in un tentativo di rapina. «Qui parla la città. E non lo fa mai con una voce sola», gli dice il cardinale don Mimmo Battaglia che chiede «pace e giustizia per i …
NAPOLI – Nel giorno dell’abbraccio di Napoli, quasi settantamila fedeli tra Pompei, la cattedrale e piazza del Plebiscito, il Papa americano che parla al mondo di pace chiede di mettere a tacere un’altra guerra: quella della criminalità che soffoca la città e la sua area metropolitana: «La presenza e l’azione dello Stato è più che mai necessaria per dare sicurezza e fiducia ai cittadini e togliere spazio alla malavita organizzata», avverte Leone XIV e le sue parole vengono accolte dall’applauso della folla assiepata ai piedi del colonnato della basilica di San Francesco di Paola, incantevole «come quello di San Pietro a Roma».
Il Santo Padre ascolta il racconto delle due Napoli: i giovani volontari del Rione Sanità, rappresentati dalla ventiquattrenne Rebecca Rocco, e un ingegnere di 34 anni, Fabio Varrella, gravemente ferito in un tentativo di rapina. «Qui parla la città. E non lo fa mai con una voce sola», gli dice il cardinale don Mimmo Battaglia che chiede «pace e giustizia per i giovani e contro la camorra». Il sindaco Manfredi ricorda: «Legalità e lotta alla criminalità organizzata sono precondizioni del nostro agire».
Leone affronta le luci e le ombre della città «che non deve restare una semplice “cartolina” per i visitatori, ma deve diventare un cantiere aperto». Una metropoli, avverte il Pontefice, che «vive oggi un drammatico paradosso: alla notevole crescita di turisti fatica a corrispondere un dinamismo economico capace di coinvolgere davvero l’intera comunità sociale», ed è «segnata da un divario sociale che non separa più il centro dalle periferie, ma è addirittura marcato all’interno di ogni area, con periferie esistenziali annidate anche nel cuore del centro storico. In molte zone si scorge una vera e propria geografia della disuguaglianza e della povertà, alimentata da problemi irrisolti da tempo». Leone però non dimentica la Napoli che «rivela il suo cuore profondo nell’accoglienza dei migranti e dei rifugiati» e che «può rigenerarsi» con un «sussulto», la sua «dirompente energia» e con l’impegno di chi desidera «una città riscattata dal male e guarita dalle sue ferite. Spesso si tratta di veri e propri eroi del sociale».
Piazza del Plebiscito è la terza tappa di Papa Leone, dopo Pompei e la cattedrale, a un anno esatto dalla sua elezione. Nella città del Santuario Mariano, il Pontefice si inginocchia e prega davanti alle spoglie di Bartolo Longo. «Buongiorno Pompei. Grazie per la vostra presenza. «Che bella giornata, quante benedizioni, io mi sento il primo benedetto per poter venire qui, al santuario nel giorno della Supplica e di questo anniversario», saluta parlando a braccio. Prevost è dolce e delicato con i più deboli e con i bambini, ma è risoluto con i potenti nella sua invocazione di pace. L’arcivescovo di Pompei, Tommaso Caputo, lo ringrazia: «La sua visita, nel primo anniversario del pontificato, dà nuova vita al cuore della “Nuova Pompei”, qual è il Santuario, di cui proprio oggi (ieri per chi legge, ndr) si compiono i 150 anni dalla posa della prima pietra». A Napoli, il Pontefice Leone accetta in dono una pizza e in Duomo omaggia con un bacio l’ampolla che contiene il sangue di San Gennaro.
Al Plebiscito, la musica del Coro della città di Napoli del maestro Carlo Morelli, il Quartetto di sassofonisti del conservatorio e il coro dei giovani della diocesi. Si canta “’A città ‘e Pulecenella”, “’A rumba de’ scugnizzi” e un inedito medley di “’O surdato ‘nammurato”. Il prefetto Michele di Bari gli consegna anche a nome di Manfredi e del governatore Roberto Fico una Natività una Madonna degli artigiani di San Gregorio Armeno Antonio Capuano e Genny Di Virgilio. Prima di congedarsi, Leone legge insieme a due giovani una preghiera scritta da monsignor Battaglia: è la dedica alla città dai “mille colori”, con la speranza che possa «diventare finalmente un’unica tavola dove nessuno è escluso».